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Sul Dos Trento emerge una necropoli longobarda (LE IMMAGINI)

Durante i lavori di riqualificazione e allargamento del Museo degli alpini sono state trovate tombe, scheletri e corredi con cinture, orecchini, spade. Un altro segno della storia che è passata sul colle cittadino

Pubblicato il - 04 ottobre 2018 - 13:39

TRENTO. Una necropoli longobarda con tombe e oggetti di corredo di notevole pregio è stata trovata sul Dos Trento durante i lavori di riqualificazione e ampliamento del Museo storico degli Alpini che sono partiti a maggio. Ad una prima analisi condotta in corso di scavo nelle tredici sepolture sono presenti sia individui adulti maschili e femminili che giovani e bambini. Le strutture funerarie sono piuttosto semplici essendo costituite da fosse semplici perimetrate con pietre. I corredi funerari, non presenti in tutte le tombe, sono rappresentati da parti del vestiario (ad esempio elementi di cintura), da armi come la spada o il pugnale e da altri elementi come uno spillone o un pettine in osso.

 

Le strutture tombali si collocano nella parte più alta di un deposito archeologico di eccezionale interesse, ancora in corso di scavo, caratterizzato dalla presenza di resti strutturali dell’età del Bronzo recente e finale, dell'età del Rame e del Neolitico che nel loro insieme coprono l'arco cronologico compreso tra il V e il I millennio a.C.. Ancora una prova che il dos della città  è stato un luogo chiave per lo sviluppo di tutta la Valle dell'Adige durante le diverse epoche, un vero e proprio archivio della memoria storica del nostro territorio, fin dalle età più remote, almeno a partire dal VI millennio a.C.

 

 

Lo sappiamo dai materiali ritrovati nei decenni e nei secoli passati in occasione di lavori di varia natura, soprattutto a scopi militari e difensivi. La posizione dominante sulla valle, infatti, ha da sempre attratto l’interesse di coloro i quali avevano il compito di controllare strategicamente il territorio circostante. A questo riguardo, la storia del ruolo del Doss Trento è chiara e documentata almeno a partire dall’età tardo antica. Basti ricordare la famosa lettera degli inizi del VI secolo d.C. inviata da Teodorico a tutti i Goti e i Romani “che vivono attorno al castello di Verruca” affinché vi costruiscano quanto può servire in caso di bisogno.

 

La presenza di consistenti e importanti testimonianze archeologiche di varie epoche - anche a carattere monumentale - sono note in letteratura già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. In quel periodo, in occasione dei lavori di costruzione di strutture militari da parte delle autorità austriache, vengono fatte importanti scoperte archeologiche, riportate da Francesco Ranzi che ne dirigeva i lavori. In particolare Ranzi ricorda il rinvenimento di tombe e di elementi architettonici di età romana durante gli scavi per la costruzione della polveriera.

I ritrovamenti longobardi sul Dos Trento

 

Tuttavia il Doss Trento vide anche una frequentazione di carattere religioso. Ne sono prova le evidenze di un complesso paleocristiano risalente con ogni probabilità al V secolo d.C. ma rimasto in uso perlomeno fino al VII secolo d.C. A questo complesso religioso dovevano fare riferimento alcune tombe di età longobarda, a cui potrebbero essere riferibili un paio di orecchini a cestello in oro e un pettine in osso.

 

 

La complessa e ancora non ben definita storia della frequentazione del Doss Trento trova oggi nuovi elementi negli scavi archeologici, ancora in corso, condotti dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento.

 

 

La superficie sommitale del dosso, infatti, è stata perimetrata come area di interesse archeologico nel vigente PRG del Comune di Trento e come tale è sottoposta a precise norme di tutela urbanistica e, di conseguenza, al controllo capillare della Soprintendenza al fine di attuare una concreta azione di tutela preventiva dei beni culturali presenti nel sottosuolo.

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