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Dal Sudan ad Ala: la straordinaria storia del dottor Kuel, primo richiedente asilo internazionale in Trentino

È stato presentato questa mattina il docufilm Bianco e Nero che racconta la vita di Albino Mayom Kuel. Fuggito dal Sudan in guerra, arriva in Italia dove si laurea in medicina. Lavora all'ospedale di Ala e poi ad Avio, come medico condotto. "Lo ricorderò sempre come un Signore con la S maiuscola, un Medico con la M maiuscola, un Uomo con la U maiuscola. Questo era il dottor Kuel", dice un testimone

Pubblicato il - 16 settembre 2019 - 20:29

TRENTO. Si è svolta questa mattina, presso il palazzo della Provincia, la conferenza stampa di presentazione del docufilm Bianco e Nero. Una storia che racconta la vita di Albino Mayom Kuel. Il cortometraggio, il cui testo si deve a Paolo Tessadri, è un progetto di Fondazione Museo storico del Trentino realizzato con il patrocinio della Provincia, dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, e dei comuni di Ala e Avio

 

Il film, che sarà proposto prossimamente al pubblico dal Museo storico e dai Comuni coinvolti, e che parteciperà a premi e concorsi, ci restituisce tutto questo, con un montaggio incalzante e poetico. E ci  ricorda che una piccola storia di vita può intercettare e riflettere problematiche che vanno al di là di essa.

 

Il presidente Fugatti ha commentato così la presentazione: "Abbiamo volutamente, con interesse e piacere, deciso di organizzare questa presentazione qui, presso la sede della Provincia. Albino è stato un medico molto apprezzato in Bassa Vallagarina - ha vissuto e lavorato nei comuni di Ala e Avio. Un uomo che ha avuto una storia particolare e che ha lasciato tanto in queste comunità - è stato consigliere comunale in entrambe - ma ha lasciato tanto soprattutto ai cittadini, alle famiglie, alle persone, ai suoi assistiti. Era il classico medico di famiglia, disponibile sempre. Questo lavoro è il giusto riconoscimento per la persona che è stato. Ricordo che lui si firmava sempre Albino M. Kuel. Quando aveva lo studio a Borghetto, io ero un  bambino. Ti rimaneva impresso che arrivava questa persona di colore - non ce n'erano tante all'epoca. Io avevo 8/10 anni e ricordo il suo nome, Albino M. Kuel, sull'orario esposto".

 

"Nero era il colore della sua pelle, bianco il camice di medico che indossa per tutta la vita", inizia così il racconto della vita di Albino Mayom Kuel, primo rifugiato politico in Trentino. Albino M. Kuel nasce in un piccolo villaggio del Sudan nel 1939. In un paese dilaniato dalla guerra civile, Kuel, cattolico, finisce in carcere per aver dichiarato la sua contrarietà alla shari'a.  Decide quindi di scappare - come hanno fatto, e continuano a fare, in tanti, dopo di lui.

 

Arriva a Padova nel '62 e si iscrive alla facoltà di medicina con l'amico Costantino, anch'egli sudanese in fuga. Nel 1968 consegue la laurea e, un anno dopo, a Parma, l'abilitazione come medico chirurgo. È poi in Belgio, dove si specializza in malattie tropicali. Per tutta la vita non ha mai nascosto il desiderio di tornare a casa, nella "sua" Africa, portando con sé tutto quello che aveva imparato.

 

Il cortometraggio è costellato dalle testimonianze di molti compaesani che lo ricordano con affetto. Albino Kuel voleva studiare tanto per tornare a casa ed essere utile, dicono. Era paziente. "Non l'ho mai visto arrabbiato. Lo ricorderò sempre come un Signore con la S maiuscola, un Medico con la M maiuscola, un Uomo con la U maiuscola. Questo era il dottor Kuel", dice un testimone visibilmente emozionato.

 

La figura di Albino Kuel trasmette un'umiltà di fondo, una semplicità e purezza d'animo che, difficilmente, può passare inosservata. Le parole delle persone che lo hanno conosciuto sono uno specchio: quello che il dottor Kuel è stato è tutto lì.

 

Nel 1973 sposa l'amata Klara, anch'essa sudanese. Myriam, una dei figli, ricorda così il padre: "Per entrambi i miei genitori è stato difficile venire qui. Forse lo è stato di più per mia madre. Mio padre è stato molto assente a casa. Lavorava spesso anche il sabato e la domenica. Lo vedevamo poco. Io e mio fratello abbiamo vissuto con la mamma. Mio padre si è dedicato anima e corpo al suo lavoro".

 

Nel 1977 Kuel diviene direttore del servizio di cardiologia dell'ospedale di Ala. In una lettere la Provincia chiede ragione di quell'incarico dal momento che Kuel non ha la cittadinanza italiana. Anche il questore di Trento mostra perplessità: Kuel non è iscritto all'ordine dei medici in quanto straniero. Nel '79 il dottor Kuel frequenta i corsi di cardiologia del professor Francesco Furlanello (luminare della cardiologia e cardiologo, tra l'altro, di Italia '90) che lo vuole nel suo team. Ancora una volta la burocrazia si mette di mezzo: Kuel non può entrarci perché non ha la cittadinanza italiana. "Quello che mi ha colpito di Kuel - dice Furlanetto -  è stata l'umanità, l'umiltà, la voglia di apprendere".

 

Continua a lavorare all'ospedale di Ala, con una borsa di studio. Non ha un vero stipendio, un vero posto fisso. Non è un cittadino italiano, appunto. Ad Ala si vuole indire un concorso per assumerlo, ma il dottor Kuel rimane senza borsa. Dura lex sed lex e Albino M. Kuel deve lasciare l'ospedale. Almeno formalmente. Perché, in realtà, continua a frequentarlo senza ricevere alcun compenso.

 

Nel 1981 è pronto il decreto per la sua espulsione e Kuel fa ogni cosa per ottenere la cittadinanza. Dopo varie vicissitudini, il dottor Kuel vince la sua battaglia: a Roma bloccano il decreto di espulsione e, nello stesso anno, riceve la cittadinanza italiana firmata da Pertini. L'anno successivo è ad Avio, come medico condotto.  

 

Nel 2000 si apre una nuova pagina della sua vita. Diventa, infatti, il primo consigliere comunale di colore in Trentino. Si candida in una lista civica, ad Ala. E mette anima e corpo in questo progetto politico: diventa  assessore alla sanità di Ala. Passa poi al consiglio comunale di Avio. Nel 2005, in inverno, viene però colpito da un ictus che lo priva della voce. Il dottor Kuel appende il camice bianco al chiodo, per sempre.

 

Gli ultimi anni della sua vita, Albino M. Kuel li trascorre nella casa di riposo di Avio dove muore, il 21 gennaio 2018, a 79 anni. Albino M. Kuel è stato, prima che un medico, uno straordinario essere umano. Questa sua commovente umanità si legge nelle parole di tutti coloro che l'hanno conosciuto. "Ho visto più di una volta il dottore piangere per i suoi pazienti che venivano a mancare", dice uno di loro. Questa è la storia di Albino Mayom Kuel, un uomo che veniva dal deserto e visse tra le montagne.

 

A margine del cortometraggio, il dottor Ferrandi, presidente della Fondazione museo storico, aggiunge: "È un lavoro toccante, fatto di tanti frammenti di memoria. Istituzionalmente è stato un piacere sostenerlo. È significativo il fatto che, partendo da una storia così esemplare, si abbia la possibilità di raccontare l'unicità della professione medica e, in particolare, dei medici di famiglia".

 

"Viviamo in una società che dimentica che aiutare gli altri è la cosa più importante. È singolare che sia venuto un uomo dal Sudan ad insegnarci questo", dice Marco Ioppi, il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri.

 

Intervengono poi i sindaci di Ala e Avio. Claudio Soini: "Albino arrivava da una terra tormentata, una terra che amava tanto ma dove non è più riuscito a tornare. La sua è una storia incredibile: lo hanno fatto soffrire, ha lavorato  anche senza stipendio con umanità e amore per il prossimo. Ha donato tanto alle comunità, ad Ala. Si è donato alla comunità per due volte: come medico e come politico". 

 

"Quella del dottor Kuel - continua Federico Secchi - è una storia straordinaria, unica. È entrato nelle famiglie, diventando uno di famiglia. Ricordo il dottor Kuel in consiglio comunale ad Avio nel 2005. È una  persona da cui prendere esempio. Presenteremo il documentario sabato 5 ottobre al teatro di Sabbionara. L'amministrazione vuole portarlo nelle scuole per la straordinarietà della sua storia.

 

"Furlanello - conclude Paolo Tessardi - fuori dall'intervista mi disse che il dottor Kuel avrebbe potuto diventare un grandissimo cardiologo. Ma si è fermato a fare il medico di base, e sorrideva sempre". Un medico che sorrideva sempre, questo è stato Albino M. Kuel. Questo, ma non solo. 

 

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