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Il "Cielo nero" del delirio fascista

Terzo appuntamento venerdì 22 della Bella Stagione al teatro Portland. La compagnia Cada Die mette in scena la storia di due gemelli per un solo interprete, Pierpaolo Pilidu. La geografia di uomini e donne che non vogliono dimenticare sullo sfondo di due storie diverse ma di identica intensità

Pubblicato il - 20 novembre 2019 - 10:06

Terzo appuntamento della Bella Stagione al teatro Portland che continua a proporre le sue scelte di coraggiosa e "scomoda" prosa civile. Nel piccolo ma vitale spazio di via Papiria si susseguono, infatti, spettacoli "poveri" di mezzi ma ricchi di intensità e qualità per affrontare temi inusuali ma urgenti che analizzano la contemporaneità e provano ad attivare coscienze sopite. E' il caso di "Cielo Nero" della compagnia Cada Die Teatro, che sarà in scena venerdì 22 novembre.

 

 Sono gemelli, Efisio e Antioco Mereu, e questo racconto li accompagna dai cinque ai trent'anni. Due gemelli che più gemelli di così non si può: si scambiano alle interrogazioni, e pure le ragazze, si scambiano. Eppure sono diversissimi. Efisio è un buono, è riflessivo, incapace di prendere grandi decisioni, studia filosofia, fa il pittore; Antioco è l'opposto: studiare non gli piace, preferisce il lavoro fisico.

 

 Se il primo è indifferente al fascismo che si avvicina, il secondo è anarchico e antifascista nell'animo. Uno è fortunato, l'altro un po' meno. Efisio finisce in Marina e quando scoppia la guerra, la vive al sicuro sul lungo mare di Cagliari, mentre Antioco finisce sul fronte peggiore che ci sia, la Russia. Fino al '43, quando anche Efisio – insieme a tutta Cagliari – scopre il dolore e il sangue dei bombardamenti americani. La strada verso casa, una casa completamente devastata dalle bombe, dalla fame e dai lutti, sarà molto dura, e quando i sopravvissuti si ritroveranno, quello che li aspetta sarà una grande sorpresa.

 “Volevamo raccontare i bombardamenti di Cagliari del '43, io Pierpaolo e Mauro, ma – studiando quegli anni, le testimonianze e subendo il fascino di Cagliari, della Storia e di tutta la Sardegna – è bastato poco per capire che dovevamo raccontare un arco più grande, e una geografia più estesa: geografia di paesi e città, ma soprattutto di uomini e donne che non vogliamo dimenticare.

 

 Protagonisti controvoglia di una storia tragica infinitamente più grande di loro, Efisio e Antioco Mereu sono testimoni silenziosi della rovina di quegli anni, della follia dell'Italia fascista e del delirio collettivo di cui si ammalò il popolo italiano. Testimoni muti, senza voce e senza peso, soldatini di piombo, carne da macello che tutto ha visto e ancora si domanda perché.

 Un film in presa diretta, un folle volo lungo venticinque anni, dove si torna da una guerra e si parte per un'altra, ci si innamora e si fa a botte, si gioca, si ride e si fa l'amore: insomma si diventa adulti, si soffre di gelosia e solitudine, si seppelliscono i propri cari e una città bellissima e amata diventa un cumulo di macerie. Tutto in un presente continuo dove retorica ed eroismo non hanno spazio, perché la vita è più dura di quello che cantano i poeti, la guerra fa schifo, e non c'è gloria per chi sopravvive né – soprattutto – per chi alla “patria” ha sacrificato la vita.” Così scrive dello spettacolo Francesco Niccolini. In scena Pierpalo Pilidu per la regia di Mauro Mou.

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