Un inno all'amicizia e all'amore
Nella stagione dedicata ai registi che hanno segnato nel corso degli anni con la loro creatività il premio Fantasio il Teatro di Villazzano porta in scena domani, venerdì 14, "Cucù" di Francesco Romengo. Nicola e Peppino passano l'ultima notte nel loro spazio, prigionieri delle loro giacche unite da un orlo comune. Per San Valentino anche una cena prima dello spettacolo

TRENTO. Terzo appuntamento della stagione di teatro contemporaneo del Teatro di Villazzano, stagione legata fortemente al Festival Fantasio poiché composta da spettacoli di registi e attori passati dal Festival negli ultimi anni. La terza regia è affidata a Francesco Romengo, regista siciliano che ha partecipato a due edizioni del festival e che nel 2015 ha vinto il premio della giuria giovani nell’edizione dedicata a Cappuccetto Rosso.
Il suo spettacolo, Cucù, che andrà in scena domani 14 febbraio alle 21.00 è un inno all’amicizia e all’amore ed è per questo stato selezionato per il giorno di San Valentino. Per chi vorrà completare l’offerta potrà, prima dello spettacolo, andare a cena presso il ristorante La Baracca, per una proposta perfetta per la serata dedicata agli innamorati.
Siamo in una città del Sud, in un piccolo sottoscala adibito a negozio di orologiaio. Nicola, il ragazzo di bottega, giunge con una lettera di sfratto: il sottoscala, occupato abusivamente da Peppino, il titolare, va subito sgombrato. L’intero palazzo sta per essere demolito e al suo posto sarà costruito un modernissimo centro fitness. Peppino e Nicola così vivono l’ultima notte nel loro piccolo spazio comune, prigionieri nelle loro giacche unite da un orlo comune.
Si raccontano come mai prima e confrontano due posizioni antitetiche. Peppino è ancorato a quella bottega, a un passato che non c’è più: l’amore soffocante della madre l’ha tenuto sempre lontano dalla realtà e da sé stesso. Ha costruito dentro alla bottega il suo confine di separazione dall’esterno, trovando rifugio nel ticchettio di un orologio. Nicola lo spinge a reagire, a dare spazio ai suoi impulsi nascosti, ad aprirsi a nuove possibilità. Dal loro dialogo intenso e concitato scatta la molla per un definitivo cambiamento liberatorio.
In questa liberazione Peppino ritrova sé stesso e il diritto d’amare che aveva dimenticato. I due si ritroveranno a danzare il valzer di un’unione amorosa improvvisamente scoperta e non soltanto cucita dalle loro giacche. “L’amore è come un valzer: si deve ballare in piazza, finché l’orchestra non smette di suonare”.


















