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Le streghe di Nogaredo, svolta nella storia

Al Teatro Sanbapolis questa sera, mercoledì 6, va in scena lo spettacolo tratto dal testo di Ettore Paris per la produzione di Estro Teatro - Teatro E per la regia di Mirko Corradini. Una pagina buia  che si basa sull'archivio Lodron e sui verbali processuali che nella sua tragicità segna un cambiamento culturale nel consenso all'inquisizione

Pubblicato il - 06 marzo 2019 - 09:26

TRENTO. La Circoscrizione Oltrefersina, l’Opera Universitaria (nell’ambito dell’evento Ciclo D) e l’Ordine degli Avvocati di Trento organizzano una replica dello spettacolo Le streghe di Nogaredo, scritto da Ettore Paris per la regia di Mirko Corradini e prodotto da TeatroE e EstroTeatro. Le streghe di Nogaredo è un dramma ad atto unico, basato sugli studi e la tesi di laurea di Cristina Andreolli, e ricerche integrative dell’autore, Ettore Paris. Lo spettacolo questa sera alle 20.30 al Teatro Sanbapolis. In scena Giulio Federico Janni, Laurent Gjeci, Andrea Visibelli, Emilia Bonomi, Simona Perrone, Alessandra Pinto, Angelica Beccari.

 

  Si rievoca un processo per stregoneria tenutosi a Nogaredo nel 1647, basandosi sia sui verbali processuali, sia su una serie di documenti dell’Archivio Lodron che permettono di indagare sugli attori del processo e sulla realtà sociale della Giurisdizione dei Lodron nella prima metà del diciassettesimo secolo.

Il processo di Nogaredo è quindi interessante perché ottimamente documentato; ma anche perché il suo tortuoso svolgimento indica un punto di svolta culturale: l’inizio della crisi di consenso attorno a tali inquisizioni.

 

 La la vicenda del 1647, non solo illustra una tra le pagine più buie della storia, ma anche - pur con i suoi esiti drammatici (uso ed abuso della tortura, cinque esecuzioni capitali, due morti in carcere, un suicidio) – ne fa intravedere il superamento.

 

  Attraverso l’illustrazione di questo evento, inteso come piccolo ma emblematico snodo della storia, vengono quindi affrontati vari temi: innanzitutto il potere e la ricerca del consenso, anche attraverso la creazione di capri espiatori nella popolazione più debole; la morbosità, che in un’epoca di insistita repressione finisce con il pervadere tutti i protagonisti; la condizione della donna, tristissima se povera, costretta a rifugiarsi in fantasticherie che poi le vengono anch’esse ritorte contro.

Il lavoro teatrale si ripropone di spiegare tutto questo utilizzando la potenza della rappresentazione scenica.

 

 Puntando sulla forza drammatica della vicenda; sulla grande e tragica vitalità dei verbali degli interrogatori che sono alla base di gran parte dei dialoghi; sull’impatto emotivo della regia, che intende proporre artisticamente questi temi, rivolgendosi ai sentimenti e all’intelletto dello spettatore.

 

 

 

 

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