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Medicina contro l'imbarazzo di vivere

Inizia domani, 9 aprile, al teatro di Pergine il Festival Bellandi che porta cento spettatori a spettacolo sul palco per vivere da vicino una prosa di impegno e di ricerca che non ha paura di misurarsi con i temi scomodi dell'attualità. Il via con "Stasera sono in vena" di e con Oscar de Summa che racconta la Puglia della sua adolescenza e di una Sacra Corona Unita capace di scoprire come fare soldi con il disagio

Pubblicato il - 08 aprile 2019 - 16:41

PERGINE. Si inizia domani 9 aprile al teatro di Pergine e si prosegue fino al 14 aprile offrendo emozioni, impegno e sorprese. Si inizia domani e per cento spettatori a spettacolo - spettatori sul palco e dunque quasi attori, in ogni caso pubblico interattivo con la scena - c'è la possibilità di essere protagonisti del “Festival Bellandi”, un viaggio dentro un presente che vuol mettere in bella prosa  quell’intreccio di linguaggi, tecniche e suggestioni che proiettano sia gli attori che in pubblico in una dimensione più intrigante, meno scontata.

 

  È il teatro “a tu per tu”, - tra monologhi e azioni corali - nel quale la logistica non vale meno dell’offerta artistica. Il pubblico avrà infatti gli attori “a tiro”, sedendo sul palco anziché nella platea o nel loggione.   Il festival è targato “Aria Teatro”, il sodalizio che in pochi anni ha trasformato Pergine, il suo spazio multidisciplinare, in un punto di riferimento e aggregazione culturale dalla valenza certamente non ristretta ai confini del centro dell’Alta Valsugana.

 

   Il festival Bellandi è un passo ancor più lungo di quelli già compiuti negli scorsi anni nel percorso di ricerca  praticato da Aria Teatro quando importa o produce spettacoli cosiddetti “off”. Riccardo Bellandi, il regista purtroppo scomparso troppo presto, fu un innovatore che con Aria Teatro ebbe un rapporto simbiotico. Lasciò segni incancellabili non solo per quanto riguarda la sua arte.

 

   Nel lavoro di Aria Teatro la presenza di Bellandi è tutto meno che un ricordo se è vero che nell’intestargli un progetto ormai pluriennale si è dato spazio ad una variegata umanità di registi e attori che nelle “residenze” ospitate a Pergine hanno potuto materializzare impegno e creatività, capacità di sperimentazione e coraggio nell’affrontare argomenti molto spesso tanto scomodi quanto “civilmente utili” ad un’arte che intrattiene senza negarsi lo scopo di “far pensare”.

 

  “Questo festival – spiega Denis Fontanari, attore e direttore artistico del Teatro di Pergine – è il nostro bisogno di rafforzare una volta la comunicazione che con ogni proposta stiamo cercando di stabilire con il nostro pubblico. In teatro si va per avere ma anche per dare. Avvicinare anche fisicamente la scena al pubblico regala a chi recita sensazioni altrimenti più difficili da vivere. E lo spettatore, se vuole, può andare oltre la sola, seppur importante, fruizione dell’arte”.

 

 A Fontanari fa eco Chiara Benedetti, attrice e regista, nella fattispecie direttrice artistica del festival. “Negli spettacoli ci sarà tanta qualità ma soprattutto tanta passione nel tradurre in forme molto diverse tra loro il comune denominatore della manifestazione, e cioè un viaggio nel contemporaneo che si esprimerà tanto in alcuni classici riadattati quanto nelle scritture originali, nella scelta di contaminare e di contaminarsi, nel trattare alcune laceranti questioni del presente con rispetto, delicatezza ma anche con forza se senza paura di prendere posizione”.

Il primo spettacolo ha un titolo programmatico: "Stasera sono in vena". di e con Oscar De Summa per la produzione de La Corte Ospitale in collaborazione con Armunia - Festival Inequilibrio. Lo spettacolo è stato finalista al premio UBU 2015 come miglior novità italiana, finalista Rete Critica 2015 come migliore spettacolo e testo vincitore del Premio Cassino Off

 

 Stasera sono in vena è uno spettacolo ironico e amaro al tempo stesso, in cui Oscar De Summa racconta parte della sua adolescenza in Puglia, negli anni Ottanta, anni in cui si è formata la Sacra Corona Unita, organizzazione che ha allargato i suoi settori di investimento scoprendo che il disagio umano è una delle cose che in assoluto rendono di più sul mercato.

 “Io sono qui! Sono vivo!” sembra gridare il protagonista, dopo aver passato una stagione all’inferno, dopo aver attraversato la bruttura che cambia le linee del volto, le rende dure e sinonimo di dolore. Un dolore fisico prima di tutto, un dolore che conforta e ci distrae da un dolore ancora più grande, quello della nostra anima, quello del nostro spirito che non trova collocazione nella società. Quello del nostro sentirsi sempre inadeguati, fuori luogo. Ed è qui che prima di tutto fa breccia l’idea di una “Panacea per tutti i mali”, una medicina che ci tolga dall’imbarazzo di vivere; è qui che fa il suo ingresso trionfale e incontrastato “la droga”.

  

 

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