"Mi sono drogata per 40 anni. Per 5 ho dormito in strada". L'inferno di Eva tra eroina, solitudine e un sottoscala diventato casa: "Ho pensato di non farcela"
Eva oggi ha 62 anni. Da adolescente ha iniziato a fare uso di droga e, dopo la morte della madre, la perdita della casa a Mezzolombardo e le difficoltà economiche, si è ritrovata a vivere in strada, dormendo in un sottoscala vicino al palazzo della Provincia. Dopo diversi tentativi in comunità e altrettante ricadute, due anni fa è arrivata all’Aft, dove ha imparato il mestiere di sarta e oggi vive in un appartamento dell’associazione. Ai giovani lascia un messaggio: "Lasciate perdere la droga, non buttate via i soldi e non bruciatevi la vita"

TRENTO. Per cinque anni ha vissuto in un sottoscala. Era un posto per ripararsi, l'unico che aveva. D'inverno il vento entrava anche sotto le coperte che lei assieme al suo compagno avevano recuperato alla Caritas o da qualche associazione. La neve, quando ancora scendeva in città arrivava fino a lambire quell'angolo che era diventato rifugio, casa. Eva oggi ha 62 anni. E' trentina e fino a pochi anni fa questa era la sua vita nel cuore di Trento. A pochi passi dal palazzo della Provincia in Piazza Dante.
“Vento, acqua, neve, freddo o ghiaccio, io ero sempre sotto quel sottoscala” ci racconta. Eva la incontriamo in una delle sale dell'Associazione Famiglie Tossicodipendenti di Trento.
Sono delle stanze all'interno di un vecchio palazzo a Piedicastello diventate con il tempo “porto sicuro” per tantissime persone. Qui mangiano, riposano, leggono, fanno laboratori, ri-imparano a vivere. Nessuno è obbligato a rimanerci.
Eva all'Aft è arrivata due anni fa, dopo essere stata costretta a lasciare quel sottoscala dove aveva vissuto per cinque anni. Per capire la sua storia dobbiamo fare un passo indietro. Prima di trovarsi per strada c'era una casa, una famiglia e una vita che sembrava normale. Almeno fino ai 17 anni quando ha provato l'eroina per la prima volta. “Vivevo a Mezzolombardo assieme a mia mamma e ai mie fratelli. Un amico da Trento ogni tanto veniva a trovarmi ed è con lui ho iniziato a farmi di eroina. Volevo provare ma poi è diventato un bisogno”.
Attorno ai 30 anni la madre di Eva muore e a lei non rimane più nulla. E' sola, mentre la dipendenza continua a occupare sempre più spazio nella sua vita. Con i fratelli non riesce più a mantenere nessun rapporto. “Per loro la sorella tossicodipendente era meglio tenerla lontana”, racconta. Nonostante non abbia un lavoro riesce a vivere per diversi mesi nella casa di famiglia a Mezzolombardo. “Ad un certo punto mi hanno staccato la luce e anche il gas perché non avevo i soldi per pagare le bollette ma nonostante questo riuscivo comunque a dormirci. Fino a quando l'ho persa completamente e sono finita in strada”.
Eva inizia a vagare, si fa ospitare a casa di qualche amico e quando non trovava nessuno dormiva per strada. Erano lei e l'eroina di cui aveva sempre più bisogno. Di giorno cercava i soldi e appena riusciva a racimolare qualcosa lo usava per una dose. “E' stato un periodo terribile, non riuscivo più a farcela ed è per quello che ho deciso di entrare in comunità” ci racconta. Eva entra in una comunità, resta due anni, prova a uscire dalla dipendenza. Cerca una nuova ripartenza, di rifarsi una vita. Riesce in un primo momento ad allontanarsi dalla droga assumendo il metadone. Ma quando pensava di avercela fatta lascia la comunità e finisce di nuovo in piazza, di nuovo a drogarsi. “Era tornato tutto come prima”.
Eva poco dopo ci riprova e questa volta viene accolta alla comunità “Voce Amica”. Fa lo stesso percorso con il metadone. Qui però incontra anche quello che diventerà poi il compagno della sua vita. Si sono trovati mentre entrambi in una situazione di dipendenza e marginalità.
“Assieme abbiamo deciso di lasciare la comunità” racconta Eva. Non hanno nulla, non hanno soldi, non hanno una casa. Ed è in questo momento che l'unico rifugio che trovano è un sottoscala di un palazzo. “Eravamo io, il mio compagno e il suo migliore amico”. Per cinque anni quel sottoscala sarebbe diventato la loro unica casa.
“Non so come ho potuto sopravvivere ad una situazione del genere” racconta Eva. “Trascorrevamo le giornate chiedendo l'elemosina e poi di sera cercavamo la cocaina. Ci riducevamo come degli zombi. Ogni giorno era sempre peggio”.
Da quel sottoscala Eva e il suo compagno vedevano trascorrere tutte le giornate in modo uguale. Ogni giorno bisognava trovare i soldi per la droga. “Non mi sono mai prostituita e non abbiamo mai rubato. Andavamo in giro per la città a chiedere l'elemosina. Poi spendevamo tutto quello che riuscivamo a trovare in eroina e cocaina”.
Con il passare dei giorni Eva e il suo compagno da quel sottoscala fanno conoscenza con chi in quel palazzo ci lavora. Ci sono uffici provinciali e banche. Nonostante questo nessuno riesce ad aiutarli realmente. La droga diventa tutto quello che hanno. Poi anche quel sottoscala non può essere più il loro rifugio. “Ad un certo punto, dopo cinque anni che eravamo lì, ci hanno mandato via. Coperte, materassi, tutto quello che avevamo venne tolto, buttato fuori”.
Senza un posto dove dormire, Eva torna in strada. Non ha più nulla, nemmeno quel sottoscala che per cinque anni era stato l'unico riparo alla fine di ogni giornata. “Per un po' sono stata assieme al mio compagno ma poi ci siamo divisi”. Lei trova un posto letto alla Casa della Giovane mentre lui in un'altra struttura. In via Propositura Eva ci rimane per 60 giorni ma poi, come da regolamento, dove lasciare il posto letto ad un'altra persona in difficoltà e ritornare a dormire all'addiaccio.
È il momento in cui Eva capisce che a 60 anni, da sola, non può più farcela a continuare così. Dopo una vita passata tra tentativi, ricadute e nuove ripartenze, decide di chiedere aiuto un'altra volta. Lo fa con l'Associazione Famiglie Tossicodipendenti di Trento. Arriva quindi a Piedicastello dove vuole provare a ricostruire ancora una volta la propria vita. Ha la forza di volontà di allontanarsi dalla droga, di iniziare un percorso nuovo che nell'arco di due anni, questa volta, la cambia veramente.
Inizia anche a lavorare. Fa la sarta, una passione che si porta dietro da bambina, quando guardava sua madre cucire. “Lavoro anche a maglia, cucito e ricamo” ci spiega. “E lo insegno anche ad altri”. Ma non solo. L'associazione da due anni a questa parte ha permesso ad Eva di vivere in un loro appartamento. Uno di quelli messi a disposizione per chi, dopo aver perso tutto, dimostra di avere la volontà e la possibilità di ripartire.
“Oggi non so come ho fatto ad arrivare fino a qui. E' stata davvero dura. Ma quello che conta non sono i 40 anni di droga, non sono i 5 anni di vita nel sottoscala al freddo. Quello che conta è chi sono e chi voglio essere. L'eroina e la cocaina ormai rappresentano un passato di cui non voglio più sapere. Ai ragazzi e alle ragazze oggi dico: lasciate perdere la droga, non buttate via i soldi, non bruciatevi”.














