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Torna "Transiti" e fa sosta nelle musiche che non parlano la "solita" lingua

La rassegna del Centro Santa Chiara al teatro  SanbaPolis mette in Campo - così si chiama il curatore - gruppi culto come i Pere Ubu o i The Necks accanto ad istrioni del cantautorato atipico come  Richard Dawson passando passando per Bill Frisell. Radio e mercato c'entrano poco e nulla. Ma sul palco si dimostrerà che c'è musica che può farne a meno ma della quale difficilmente si può fare a meno

Di Carmine Ragozzino - 20 settembre 2019 - 14:55

TRENTO. Scordatevi la radio. Dimenticate il mercato. Ci sono musiche - belle musiche - che "fanno a meno". Pur tuttavia dai dischi e soprattutto dai palchi ci sono musiche - belle musiche - che "fanno di più". In termini di ricerca. In termini di qualità. In termini di originalità. Sono musiche - con relativi musicisti- che se ne infischiano delle mode e dei meccanismi spesso assassini della creatività. I meccanismi che producono le hit. Le hit che non vanno demonizzate – certo – ma nemmeno troppo esaltate.

 

 Sì, perché c’è “anche” altro. Ci sono, infatti, musiche quasi miracolose se è vero che anche senza promozione riescono a diventare di culto. Conosciute e amate da generazioni intrecciate di estimatori. A queste musiche - ai relativi protagonisti - si dedica da cinque anni la rassegna "Transiti" del Centro Santa Chiara. Una rassegna che mette in Campo - così si chiama il curatore e il cognome viene utile - la contemporaneità sonora. Una contemporaneità che mtiene frequentemente in sapiente equilibrio il passato, il presente ed ovviamente il futuro.

 

 "Transiti" è una proposta che il Santa Chiara ha collocato fin dall’inizio nel posto giusto: SanbaPolis, ovvero il teatro della cittadella universitaria a sud. E il posto giusto sempre più spesso si affolla del pubblico giusto: sono giovani e non – (e non solo universitari) - che non disdegnano la curiosità della scoperta e il rapporto stimolante mcon i linguaggi innovativi.  Un'innovazione, quella di “Transiti” - che è necessariamente contaminazione di culture, di tecniche, di provenienze.  C'è un mondo tutto da scoprire a “Transiti". Suonano interpreti famosi - a volte perfino mitici, assieme a musicisti talentuosamente meno noti. La loro è una missione culturale che non si pone limiti quando si tratta di sperimentare con coraggio così come quando di tratta di omaggiare - rivisitando - la storia di ritmi che intrecciano il jazz con il pop, l'elettronica con il folk, il rock con un'infinità di altri generi.

 "Transiti" è per altro un crescendo. Edizione dopo edizione la scelta piuttosto inedita e ardita del Centro Santa Chiara ha visto crescere attenzione e presenze.

La stagione che va ad incominciare tra poco – in ottobre – prosegue coerentemente un percorso di indagine musicale che non conosce confini ma che conosce perfettamente le potenzialità di suggestione di un cartellone quest’anno ancor più ricco e vario.

 

  Il primo viaggio – l’11 ottobre – porterà il pubblico dentro le sensazioni di una band che dall’Australia si è imposta al pianeta dei cultori per almeno tre decenni. Trattasi dei THE NECKS, un trio di paladini di un “jazz non jazz” che sta in bilico tra l’essenzialità sonora e le esplosioni rock senza perdersi nell’uno o nell’altro genere. avanguardie del rock. Sono in tre. Quando improvvisano sembrano tremila. A seguire arriverà a Trento – il 24 ottobre – quel BILL FRISELL che alla soglia dei 70 anni ha la vitalità di un adolescente per il quale la chitarra è il terzo braccio. Un braccio utile a far incetta di premi, (Grammy e altro) e a chiamare a sostegno delle sue divagazioni solistiche un gruppo di virtuosi targati Usa. per dare forma a ciò che oltreoceano un commentatore ha chiamato “musica sacra”.

 

       La chicca delle chicche di “Transiti” approda a Sanbapolis in novembre. I PERE UBU sono iscritti alla voce pionieri dell’abecedario musicale mondiale comne fondatori di un post punk di impatto raro. Quello di Trento  sarà un concerto antologico nel quale la nostalgia sarà probabilmente bandita grazie all’attitudine dei Pere Ubu di spiazzare chi li ascolta.

  Com’è consuetudine, anche quest’anno il programma include un appuntamento con la sonorizzazione originale di un film muto, onorando sabato 1 febbraio la memoria di Carl Theodor Dreyer, rappresentato da un caposaldo della sua produzione: “Vampyr”, horror d’impronta surrealista realizzato dal regista danese nel 1932. A cimentarsi i quotati strumentisti torinesi PAOLO SPACCAMONTI (chitarra e sintetizzatore) e RAMON MORO (tromba e flicorno), insieme alla violoncellista canadese JULIA KENT.

 

  E ancora, il 28 febbraio, spazio al cantautorato sui generis di   RICHARD DAWSON. Chi adora Robert Wyatt o Syd Barrett potrebbe sentire materializzarsi i meravigliosi fantasmi anche se il cantautore chitarrista fa naturalmente di suo giocherellando con grande serietà tra canti devozionali e folk inglese d’annata

   “Transiti” si concluderà venerdì 27 marzo mettendo in scena una suggestiva osmosi fra musica e immagini: questo offre il progetto chiamato JERUSALEM IN MY HEART, di cui sono responsabili il filmmaker canadese Charles-André Coderre e dal pluristrumentista e cantante di origine libanese Radwan Ghazi Moumneh. Elettronica, medio Oriente, immagini: la ricetta intriga davvero.

 

  Ma ad intrigare è l’intero progetto di “Transiti” quando getta ponti tra un continente e l’altro, tra una cultura e l’altra, in un’epoca che vorrebbe i mondi separati da muri e barriere. Un progetto importante. Tanto che verrebbe da proporre un nuovo nome. “Soste” anziché “Transiti”. Perché è ormai vitale fermarsi un po’ di più sul tanto che non si conosce.

 

 

 

 

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