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Arte e scienza alleate della natura: al Muse arriva "Tree Time", una mostra multisensoriale per creare empatia verso il mondo vegetale

Il Muse ospiterà una mostra dedicata ad alberi e foreste, in collaborazione con il Museo della Montagna di Torino, che coniuga arte e scienza per entrare in empatia con il complesso mondo vegetale. Il tutto, facendo tesoro anche delle lezioni impartite dalla tempesta Vaia

Di Laura Gaggioli - 31 ottobre 2020 - 11:38

TRENTO. E’ stata inaugurata il 30 ottobre, tramite una videoconferenza, "Tree Time – Arte e scienza per una nuova alleanza con la natura” la nuova mostra temporanea del Muse dedicata al rapporto tra essere umano e albero, che dal 31 ottobre 2020 al 30 maggio 2021 sarà possibile visitare in piena sicurezza.

 

La mostra, nata dalla collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna di Torino, rappresenta l’edizione trentina della gemella torinese, ed è stata profondamente ripensata dopo la tempesta Vaia: “Incontrare il Museo della Montagna - esordisce Michele Lanzinger, direttore del Muse - è stata per noi un’importante occasione per assumerci un nuovo impegno, quello di rendere socialmente desiderabile la dimensione ecologica. Una dimensione complessa con cui entrare in confidenza e affrontarla in uno spazio dove conoscenza scientifica e sensibilità artistica si incontrano per creare empatia”.

 

A due anni dalla tempesta Vaia, il nuovo percorso espositivo vuole quindi riflettere proprio sul valore e la necessità di cura di alberi e foreste e lo fa grazie ai linguaggi dell’arte contemporanea e la valorizzazione del patrimonio storico.

 

Come ricorda Patrizia Famà, coordinatrice dell’edizione trentina insieme a Carlo Maiolini, questa mostra ha voluto valorizzare lo stato dell’arte nella conoscenza delle foreste, grazie al fruttuoso incontro di diversi esperti che ha portato all’individuazione delle 5 sezioni che guidano la visita attraverso le opere di 20 artisti nazionali e internazionali e approfondimenti storico-scientifici.

 

Il tour virtuale, curato da Andrea Lerda per la parte artistica e il Matteo Garbellotto per la parte scientifica, tocca sapientemente i vari temi trattati: dal valore selvaggio delle foreste, alle condizioni di equilibrio che le regolano, all’importanza della cura e dell’empatia per il mondo vegetale, fino ai suoi segreti "più nascosti" quali le radici.

 

La mostra ci riporta un immagine primordiale del complesso meccanismo che regola questo ecosistema, oggi minacciato da equilibrio reso instabile anche dal difficile rapporto con l’uomo.

 

Interessante la sezione che riporta gli effetti del post tempesta Vaia e in particolare delle dinamiche patogene che stanno attaccando gli ecosistemi vegetali: problemi più impattanti dell’evento stesso perché permanenti. “Solo aggiustando il nostro modo di gestire la foresta potremo cambiare le cose - ricorda Garbellotto - è stato dimostrato come la presenza dell’albero influisca positivamente sul benessere dell’uomo e sulla mitigazione dei cambiamenti climatici, ma per sfruttarlo in maniera positiva dobbiamo conoscerlo. Non possiamo portare miliardi di persone nelle foreste ma possiamo portare la foresta all’uomo, mettendo l’albero al centro del nucleo urbano”.

 

La mostra si conclude con l’enfasi sul mondo sotterraneo: la vera grande foresta. E’ proprio sotto il suolo che la complessità di questa esplode con tutta la sua forza: intrecci interminabili di collegamenti che sorreggono, sostengono e mettono in comunicazione decine di esemplari che rappresentano il vero miracolo della foresta al quale l’uomo dovrebbe rivolgersi e ispirarsi.

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