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Col restauro compaiono affreschi di fine '500. Le proprietarie li ridonano alla città spendendo oltre 200.000 euro: "Dispiaciute per l'indifferenza del Comune"

Sulla facciata del palazzo trecentesco a pochi passi dal Duomo sono emersi degli affreschi risalenti alla fine dei Cinquecento le tre proprietarie hanno scelto di completare le opere di restauro costate oltre 200.000 mila euro: ''Avremmo fatto un’unica richiesta al Comune, principalmente simbolica, quella di detrarre le spese per l’occupazione del suolo pubblico ma è stata respinta”

Di Rebecca Franzin - 06 settembre 2020 - 16:56

TRENTO. Quella che doveva essere una semplice ritinteggiatura di Palazzo Niccolini ha fatto riemergere una serie di affreschi di fine Cinquecento, raffiguranti San Rocco e San Sebastiano, una Madonna e un Cristo. Questi affreschi, nuovo ritrovamento di cui non si trova testimonianza negli archivi della Provincia e unico esempio di affresco devozionale nella città, sono appena stati ristrutturati e ora sono visibili in Piazza Pasi.

 

“Gli affreschi sono stati riportati alla luce dagli operai, mentre scavavano la calce per rimuovere gli ancoraggi di alcuni vecchi cavi elettrici. Gli esperti stanno cercando di capire chi possano essere gli autori e quale sia la datazione. Da quello che leggiamo sull’affresco, il San Rocco risalirebbe al 1574 mentre lo stemma madruzziano al 1600” spiega una delle proprietarie, Lorenza Niccolini (QUI APPROFONDIMENTO ARTISTICO). 

 

Non appena ricevuto la notizia la Provincia ha messo la facciata sotto tutela ed inviato esperti a controllare settimanalmente i lavori. La restauro è stata effettuata dalla ditta Nerobutto sotto la direzione dell'architetto Tullio Odorizzi in collaborazione con la Provincia Autonoma, che ha supervisionato i lavori. 

 

“La casa risale al 1300, perciò ha bisogno costante di interventi di ristrutturazione sia interni che esterni. Avremmo potuto effettuare qualche lavoro di manutenzione all’interno ma abbiamo scelto di conservare gli affreschi - dice la signora Niccolini. "Ci è stato detto che si tratta di un unicum per Trento, essendo questi gli unici affreschi di carattere devozionale della città. E’ probabile che siano stati coperti alla fine del ‘700, perché non ci sono documentazioni negli archivi della Provincia”. 

 

“Quello che dispiace maggiormente - spiega Lorenza - sono l’indifferenza e il disinteresse da parte soprattutto del Comune nei confronti della casa più vicina alla torre del Duomo, un palazzo storico in pieno centro''. Lei e le sue sorelle Paola e Cecilia avrebbero potuto scegliere di mettere in sicurezza gli affreschi e ricoprirli con la vernice, ma hanno scelto di valorizzarli.

 

“Abbiamo fatto questa scelta nell’interesse della città - prosegue Niccolini - e deciso di investire in un progetto che potrà abbellire Piazza Pasi, ma non stiamo ricevendo nessun tipo di aiuto finanziario in questo''. I lavori di ristrutturazione erano cominciati prima del coronavirus ma hanno subito un arresto per via della pandemia e sono stati rallentati dalla scoperta degli affreschi. I lavori di restauro sono durati 5 mesi, fra scoperta, interventi e rimozione delle impalcature. “Avremmo fatto un’unica richiesta al Comune, principalmente simbolica, quella di detrarre le spese per l’occupazione del suolo pubblico ma è stata respinta”. 

 

“Noi siamo tre sorelle, pensionate ed ultrasettantenni. Questo lavoro, ci verrà a costare minimo 200.000 euro, soldi che dovremo tirare fuori di tasca nostra. Abbiamo già avvisato i nostri figli e nipoti che non potremo lasciare loro nulla in eredità - conclude Lorenza -. Chiederemo una detrazione spese del 90% sulla tassazione, che però verrà effettuata nel corso di dieci anni. Abbiamo fatto questa scelta per la città mi sembra di stare notando in questi giorni che i turisti guardano il palazzo e lo fotografano, questo mi basta".  

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