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Tra Covid-manager e protocolli, anche ad Hollywood regna la paura di fermarsi. L'attrice levicense Gioia Libardoni: "Dietro a un film c'è un microcosmo"

Impegnata nel set di "State of Consciousness", prima fatica cinematografica di Marcus Stokes, l'attrice ed executive producer levicense Gioia Libardoni racconta come funzionano le riprese di un film ai tempi del Covid-19. Tra protocolli stringenti e test continui, la paura è quella di doversi nuovamente fermare. "L'uscita della pellicola è fissata per fine 2021. Sarebbe il top potersela godere su un grande schermo"

Di Davide Leveghi - 02 novembre 2020 - 15:31

TRENTO. La vita sui set cinematografici al tempo del Covid non è sicuramente delle più facili. E mentre il mondo della cultura, tra cui appunto cinema e teatri, subisce le dure conseguenze della chiusura, solamente le grandi produzioni hanno la possibilità, tra mille difficoltà, di proseguire i lavori. Il tutto, però, con la costante paura di doversi fermare, tra le misure adottate dai governi nazionali per arginare la pandemia e la possibile positività di qualche lavoratore del set.

 

Gioia Libardoni, attrice e producer levicense, da anni sbarcata nel più grande palcoscenico cinematografico del mondo, Hollywood, racconta a il Dolomiti quante e quali siano le difficoltà nel lavorare a un film in una contingenza storica terribile come quella che stiamo vivendo. Impegnata in Puglia nelle riprese di State of Consciousness, prima fatica cinematografica del regista statunitense Marcus Stokes (noto per aver girato diversi episodi di serie tv crime come Ncis e Criminal Minds), ha appena finito di assistere al primo ciak.

 

Nel film, le cui riprese hanno preso avvio proprio oggi, svolge il doppio ruolo di attrice ed executive producer. “In parole povere l’executive producer è colui che ha trovato la storia e l’ha proposta alle case di produzione – racconta in anteprima al nostro giornale – ciò che ho fatto è stato dunque selezionare una sceneggiatura e proporla a chi di dovere, che ha deciso di affidare la regia a Marcus Stokes, regista che ha collaborato in grandi film come Star Wars, ha girato episodi di serie americane molto viste come Criminal Minds e Ncis e per la prima volta si è cimentato con un lungometraggio per il cinema”.

 

Nata e cresciuta a Levico Terme, Libardoni lavora da diversi anni nel mondo del cinema. Giunta a Roma, ha calcato diversi set di serie e film italiani prima di fare il salto oltre oceano, nel 2014, e di sbarcare ad Hollywood. Qui, ha avuto modo di lavorare con dei grandi del cinema americano, da John Travolta a Michael Madsen, da Sarah Jessica Parker a Tom Hanks. Questa volta, sul set, c’è Emile Hirsch, noto ai più per aver splendidamente interpretato il protagonista del pluripremiato Into the Wild di Sean Penn.

 

Il film che stiamo girando racconta una vicenda in cui incubo e realtà diventano indistinguibili per Stephen, il protagonista interpretato da Emile Hirsch – prosegue – egli infatti si ritrova costretto a dover prendere farmaci per un disturbo psicologico che non ha. Per riconquistare la sua sanità mentale e tornare alla sua vita normale, la sua unica possibilità sarà quella di fuggire al controllo dell’istituto nel quale è stato rinchiuso".

 

Non voglio rivelare nulla di più. Dico solo che io interpreto il personaggio di Jenny Caporale, una italo-americana imprigionata nello stesso istituto di Stephen. Il film è ambientato nel sud degli Stati Uniti, ma per esigenze di produzione qualche giorno lo giriamo qui in Puglia. D’altronde ci sono dei luoghi che fanno pensare alle zone desertiche di Texas o Arizona. Finito qua, andremo a girare in America”.

 

Cominciate proprio nella giornata di lunedì 2 novembre, le riprese dureranno qualche settimana, mentre l’uscita nelle sale (o almeno questo è l’auspicio) dovrebbe essere prevista per la fine dell’anno a venire. “Le riprese durano circa 1 mese e mezzo – spiega Libardoni – giriamo per 5/6 settimane. Poi c’è tutto il lavoro successivo e l’uscita del film, Covid permettendo, dovrebbe arrivare per la fine del 2021. Questa è l’idea”.

 

Sul set, infatti, le difficoltà non mancano. “Lavoriamo con un personale ridotto e un numero controllato di persone sul set – prosegue – siamo costantemente monitorati con i test molecolari. Da quest’anno, infatti, sui set ha fatto la comparsa una figura nuova: il Covid manager. È colui o colei che si occupa di svolgere i tamponi e che nel nostro caso sottopone continuamente ai test circa un centinaio di persone”.

 

Tutto viene igienizzato e sanificato, mentre sul set si utilizzano le misure di distanziamento e le mascherine. Questa situazione però è nuova e frutto di accordi tra i sindacati e le produzioni. Durante la prima ondata, infatti, non esisteva alcuna assicurazione per i lavoratori, anche perché si sapeva molto poco di questo virus. Questo ha portato automaticamente a una paralisi. Tutto si è fermato. Ora, invece, si sono trovate delle soluzioni, con protocolli di sicurezza e garanzie finanziarie che hanno permesso di riprendere a girare. Fermare, infatti, significa perdere migliaia di euro”.

 

La situazione, sulle due sponde dell’oceano, pare ben diversa. La paura, però, è la stessa: doversi di nuovo fermare. “In Italia c’è più coraggio e si è deciso di riprendere coi protocolli – spiega l’attrice levicense – negli Usa la situazione è un po’ più bloccata. Sui set noi viviamo nel timore che tutto si fermi di nuovo. C’è la paura di un lockdown generalizzato da parte del governo. La paura che qualcuno sia positivo e che tutto debba fermarsi per qualche giorno. In un film medio come questo le persone che lavorano sul set sono un centinaio. Non ci sono solo gli attori e i registi, ma decine di lavoratori che si dedicano alle più svariate mansioni”.

 

Attorno al prodotto finale, il film, ci sono pertanto migliaia di lavoratori che rischiano di rimanere senza un’occupazione. “Dietro a un film c’è un microcosmo in cui lavorano migliaia di persone – conclude Libardoni – sono categorie svantaggiate perché rispetto ad altri lavori, se ci si ferma, rimangono senza un’occupazione. Per questo speriamo che tutto su questo set si svolga al meglio, senza intoppi. Sarebbe il top se il film uscisse a fine 2021, con una situazione stabilizzata. Cosa c’è di meglio di un bel thriller visto su un grande schermo di una sala cinematografica?”.

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