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Tra servi e padroni dell'obsolescenza

Sabato 1 febbario la rassegna del teatro di Villazzano dedicata al Fantasio offre il palco ad un provocatorio lavoro di Michele Segreto, vincitore lo scorso anno del premio di regia con uno studio ispirato da De Andrè. In "PhoebusKartell" la prosa è anche un atto politico in una storia tra lampadine "a tempo" e manipolazioni industriali. Il resto? E' tutto da vedere

Pubblicato il - 30 gennaio 2020 - 17:06

TRENTo. Nella stagione più intensa ed intrigante tra le diverse opzioni multigusto offerte dal Teatro di Villazzano, (scelta vincente) arriva sabato 1 febbraio lo spettacolo di Michele Segreto, vincitore lo scorso anno del Fantasio dedicato alla poesia musicale di De Andrè. Nella stagione che fa riferimento ai telenti e alla creatività dell'ormai affermato premio di regia portato avanti con passione da Mirko Corradini and friends approda sul palco "PhoebusKartell", lavoro con in quale il regista bresciano-milanese vinse nel 2006 il Premio Scintille per poi approdare nel 2018 alle finali del prestigioso In Box.

 

 ServomutoTeatro sbarca a Villazzano con una proposta teatral-politica già applaudita in diverse situazioni, (compreso l'Elfo Puccini di Milano). Per capirne di più ecco parte della recensione a firma Dario Del Vecchio di qualche tempo fa.

 

 "Di fatto PhoebusKartell è uno spettacolo che ambisce a essere uno spettacolo politico. Quanto meno necessario dal momento che, nel tema sviluppato, l’osservatore contemporaneo non può esimersi dal trovare diversi spunti di riflessione: sia a riguardo del consumismo sfrenato, che della tutela dei lavoratori e dello sfruttamento indecente delle risorse del pianeta da parte dei grossi fenomeni industriali, legati soprattutto (oggi) alla produzione di tecnologie".

 Siamo in un passato distopico, lo scenario di questa timeline alternativa parte dal termine della prima guerra mondiale. Vincitori e vinti, economie forti e altre da ricostruire. Nelle fabbriche si cerca di produrre il più possibile. In un’ipotetica riunione segreta, il gruppo Bilderberg dei produttori di lampadine, stabilisce di ridurre drasticamente la durata dei prodotti da 2500 a 1000 ore, determinando un monopolio illegale volto a manipolare i bisogni dei consumatori finali, lucrando su questi ultimi.

 Una commedia che ricerca costantemente toni acidi per lo spettatore, che si apre con la danza degli industriali ciccioni, grassi, sudati e con il bavaglio sempre al collo. Un coro di buffoni, meravigliosamente caratterizzati da un cast che appare maturo e consolidato, che si contrappone scenicamente a quello degli operai della fabbrica: stanchi, a volte denutriti con loro gavette vuote, disposti anche al silenzio pur di garantirsi il quieto vivere. A tal punto che sono disposti anche a mettere a tacere le voci di chi, dalla catena di montaggio, sta cogliendo la portata dell’imbroglio internazionale.

 Nel mezzo di ciò, un ricercatore con un possibile brevetto che farà discutere parecchio per la sua portata innovativa. Sopra si diceva della necessità di questo lavoro. Sì in effetti perché, nel bene o nel male, il tema dell’obsolescenza programmata apre a una serie di riflessioni spinose e di natura generica. Cosa è giusto tutelare? La produzione e quindi la garanzia dei posti di lavoro? Oppure la libera scelta dei consumatori e, parallelamente a questa, anche una conservazione maggiore delle risorse del pianeta? Noi o Loro? Presente o futuro? "

 

 Un'altra recensione porta la firma di Vera Di Marco. Eccone alcuni passi. " PhoebusKartell presenta il gioco meschino delle grandi aziende che si spartiscono i mercati e allude – senza mezzi termini – al fatto che questo è un caso esemplificativo, perché il primo, ma sicuramente viene ancor oggi reiterato.

I vincitori del Premio Scintille sono una compagnia giovane, fresca, piena di energia e brillante. I personaggi negativi sono presentati in modo grottesco quasi nevrotici, mentre gli operai, il Professore e il suo assistente, più vicini al “popolo”, vivono di realtà e delicatezza. Gli attori si alternano tra servi e padroni cambiando continuamente e con abilità il registro recitativo. I costumi sono semplici ma indicativi e tutto si svolge in una cornice neutra, abitata da sgabelli neri".

 La performance è lineare, pulita, asciutta, e si permette interessanti momenti di cura del ritmo comico e tragicomico. I corpi degli attori sono prestati in tutto e per tutto alla scena: è la loro coralità – sviluppata grazie alla presenza e al lavoro di un gruppo coeso – che colpisce e si sviluppa in azioni coreografiche, antinaturali ma intense ed indicative. Ad accompagnare le scene dello spettacolo sono anche alcuni momenti musicali dal sapore brechtiano, quasi da operetta, dove gli attori si estraniano dallo svolgersi degli eventi e, attraverso la musica commentano la vicenda.

 

 Nessun nome è fatto, nessuna data è dichiarata: PhoebusKartell si sviluppa quasi in modo universale, come se si potesse applicare a qualsiasi situazione anche contemporanea, per quanto nella presentazione dello spettacolo siano dichiarati nomi e luoghi. Guardandolo non si viene nemmeno a conoscenza di quali sono gli stati rappresentati dalle diverse aziende produttrici o quale sia il vero nome del “Professore” fino a quando il registro universale si infrange con le didascalie proiettate a inizio e fine spettacolo, che dichiarano la verità nascosta e sottesa – ma poi nemmeno tanto – di PhoebusKartell.

 

 

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