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Black Panthers, "Mostrano sempre l’immagine, ma non raccontano mai la storia", ci pensa Lorenzo Iervolino che presenta il suo libro in Trentino Alto Adige

Tre appuntamenti tra Bolzano, Rovereto e Trento per ripercorrere l'episodio che ha portato al gesto sul podio delle Olimpiadi del 1968 in Messico. L'ambiente, la storia e i ricordi di Tommie Smith e John Carlos

Di Luca Andreazza - 24 aprile 2017 - 19:51

TRENTO. Olimpiadi di Città del Messico, 16 ottobre 1968. La mente rimanda solo ad un'immagine, cancellando tutto il resto. Un frammento: due uomini con il pugno alzato, la testa china in avanti, i piedi scalzi, i copri immobili in cima a un podio. La premiazione della olimpica dei 200 metri piani. Questo il punto di partenza dell'ultima fatica dell'autore Lorenzo Iervolino che sarà in Trentino Alto Adige per presentare "Trentacinque secondi ancora" (edito 66thand2nd), la nuova biografia su Tommie SmithJohn Carlos.

 

"E' tra le immagini simbolo del ventesimo secolo - dice Lorenzo Iervolino, classe 1980 nato a Roma e già autore di 'Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario' - e si parte da lì, ma per raccontare la storia. Questo libro esplora le inquietudini dell’America dagli anni '60 fino ai giorni nostri".

 

Un lungo lavoro di documentazione tra Italia e Stati Uniti, durato circa due anni, alla riscoperta dell'atmosfera e dei personaggi per comprendere l'origine di quel gesto che sarà presentato dall'autore mercoledì 26 a Bolzano al Bar Osteria da Picchio alle 19 con Flavio Pintarelli, giovedì 27 alla Libreria Arcadia di Rovereto alle 19 con Giorgio Gizzi e venerdì 28 aprile allo Spazio Kn alle 18 con Giuliano Geri e Carlo Martinelli

 

Chi sono Tommie Smith e John Carlos?

Sono due prodotti di Speed City, il campus del San José State College, fucina di atleti straordinari. Tommie Smith, medaglia d’oro, afroamericano, è venuto su tra i campi di cotone e gli acquitrini del Sud. John Carlos, medaglia di bronzo, figlio di un calzolaio reduce della prima guerra mondiale, è cresciuto a Harlem davanti ai templi del blues e del soul, il Savoy e l’Apollo Theater, dove si esibivano Frank Sinatra e Aretha Franklin.

 

Tommy Smith conclude la gara in 19''83, un record che durerà 11 anni e sarà battuto da Pietro Mennea. Alle spalle si classificano Peter Norman e il connazionale John Carlos. Una cerimonia di premiazione che dura circa due minuti, cosa succede dopo?

Tre vite distrutte. Si parla sempre di Smith e Carlos, ma non bisogna dimenticare che sul podio sono saliti in tre. L'allora presidente del CIO Avery Brundage usa la linea dura e gli atleti vengono espulsi dal villaggio olimpico, la loro carriera da atleti di alto livello termina in quel momento. Al loro rientro a casa, non ricevono una grande accoglienza, subiscono insulti e persino minacce di morte. Anche l’australiano Peter Norman subirà le conseguenze di quel 16 ottobre 1968. Sarà ostracizzato dai media australiani e non verrà fatto partecipare alle Olimpici di Monaco di Baviera 1972. Nel giorno del suo funerale, nel 2006, saranno proprio Smith e Carlos a portare la sua bara.

 

Smith e Carlos avranno destini simili e impiegheranno molto tempo prima di ripartire, mentre solo nel 2005 nel campus della San Jose State University, viene eretta una statua raffigurante la famosa cerimonia di premiazione olimpica.

Questi atleti sono tutt'ora vivi e sono riuscito a incontrarli. Un momento molto emozionante. Si considerano due sopravvissuti e ricominciare per loro non è stato semplice. Entrambi hanno giocato a football e allenato nell'atletica leggera. John Carlos, laureato in sociologia, lavora come insegnante, mentre Tommie Smith è un pubblico oratore. Il podio messicano è stata solo una modalità, ma sono entrambi molto consapevoli da quale parte stare e ogni giorno si impegnano contro il razzismo e la segregazione.

 

Quelli sono gli anni delle Pantere Nere, di Martin Luther King, di Malcom X, della lotta contro razzismo e segregazione. In quasi trecento pagine tese e documentate, poetiche e appassionate racconti mezzo secolo dopo tutta la storia. Il prima, il durante e il dopo di quei trentacinque secondi: il tempo impiegato per uscire dal sottopassaggio dello stadio e raggiungere il podio.

Il tema è d'attualità e quell'immagine rappresenta un ponte di quasi cinquanta anni. Il razzismo e la segregazione ritorna in modo ciclico, soprattutto negli ultimi anni. Attraverso la rilettura di quel 17 ottobre si chiude un cerchio per capire e interpretare i giorni nostri e il mondo attuale. Quell'immagine è tornata di estrema attualità davanti alla recrudescenza della violenza razziale negli States, sport e politica sono tornati a essere un palcoscenico privilegiato per inscenare una protesta, come il gesto del quarterback Colin Kaepernick.

 

Ricostruzione storica, politica e sociale. Come stile ricordi Giovanni Arpino e Gianni Brera

E' un tipo di racconto molto americano, ma abbiamo avuto anche in Italia alcune punte di eccellenza. Per quanto mi riguarda in questo libro ho cercato di raccontare l'atmosfera e gli eventi attraverso gli occhi e le testimonianze di Smith e Carlos. Per esempio tratto Malcolm X solo quando un adolescente John Carlos lo segue per le strade di Harlem.

 

Una curiosità?

Mi lascio sorprendere dalle coincidenze, come nel caso di Alfonso De Alba: un americano di origine messicana nato proprio il 16 ottobre 1968, il giorno di quella finale dei 200 metri. Impegnato politicamente con i movimenti dei contadini, rimase colpito dalla forza simbolica di quella foto.Studiò all’Università di San Josè e cercò finanziamenti per ricordare due degli studenti più prestigiosi dell’Università, Tommie Smith e John Carlos.

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