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Il teatro di Villazzano a Teatro E, emanazione di Estroteatro. Mirko Corradini: "Lo spazio diventerà un punto di approdo, come il bar o il circolo"

Il bando ha la durata di cinque anni e obbliga a proporre una continuità d’offerta. Estroteatro non si tirerà indietro nell’organizzare piccole stagioni di prosa amatoriale e di quel teatro ragazzi sul quale il sodalizio può spendere una notevole esperienza

Di Carmine Ragozzino - 24 maggio 2017 - 16:31

TRENTO. Scaramanzia. Controllo - sudato - di un’agitazione legittima. Più che legittima. L’emozione, cioè, con cui Mirko Corradini, l’anima lungo-chiomata di Estroteatro, si attrezzerà da ottobre alla direzione artistica del nuovo teatro di Villazzano. Alla gestione del nuovo teatro a tutto vetro e tecnologia.

 

Un teatro,  quello di Villazzano, che per Mirko Corradini è un caleidoscopio affettivo. Il vecchio teatro era la 'casa' del padre: filodrammatico. Quel padre, Gianni Corradini, che per trent’anni calcò e fece calcare un palco di periferia con la passione di chi viveva quel luogo come un sacrario.

 

Ora, ufficialmente con un’associazione battezzata Teatro E che è emanazione tecnica occupazionale di Estroteatro, Mirko Corradini si prepara a traslocare armi e bagagli di una longeva arte professionale dalla sede mignon di via Venezia al lustro della nuova struttura di incontro e spettacolo cittadina.

 

Teatro E, Corradini and friends – teatranti per i quali l’amicizia e la stima reciproca sono caratteristiche imprescindibili - si sono aggiudicati la gestione quinquennale del teatro di Villazzano, superando la concorrenza di Fondazione Aida. A correre per la gestione del teatro sarebbero stati in tre se Teatro Off/Trento Spettacoli non avesse rinunciato in zona Cesarini alla corsa a causa di un insensibile capestro bancario firmato Rurale di Trento.

 

“Il mio, il nostro primo pensiero – dice Mirko Corradini – va proprio agli sconfitti”. Furbata? Fair play di circostanza? Il regista lungo chiomato non è il tipo: “Macché, siamo pronti a collaborare con tutti, a partire da Off e Aida. Pronti a confrontarci con quel che di buono c’era nei loro progetti per la gestione. Pronti alle sinergie con loro e con chi ci è da sempre amico, come Portland o Aria Teatro”.

 

Archiviata la manifestazione di sincera eleganza, Mirko Corradini vira verso le promesse di Teatro E. Quelle che hanno permesso di vincere il bando comunale. Ma prima di prendere nota dell’originalità, a tratti indubbia, delle idee per Villazzano bisogna cercare di non farsi contagiare da un entusiasmo che pare proprio una confortante base di partenza.

 

“Se considerassimo Villazzano solo come il nostro teatro perderemmo in partenza – chiarisce il regista aspirante manager – perché la scommessa, che fa tremare i polsi ma garantisce ettolitri di adrenalina, si  può giocare solo costruendo un’identità originale per la struttura. L’identità di un coinvolgimento vero, a 360 grandi”.

 

Traduzione? Villazzano dovrà essere il teatro di tutti – territorio di riferimento in testa – ma allo stesso tempo il teatro proverà ad essere un unicum, una “differenza” rispetto agli altri contenitori d’arte e di spettacolo della città. Per muoversi verso un obiettivo piuttosto ambizioso, Corradini ha scelto di scompigliare.

 

Il bando, ovviamente, obbliga a proporre una continuità d’offerta e Teatro E non si tirerà indietro nell’organizzare piccole stagioni di prosa amatoriale e di quel teatro ragazzi sul quale il sodalizio può spendere una notevole esperienza. Un’esperienza, per altro, più coraggiosa di altre se è vero che uno dei pallini del regista è sempre stato quello di portare il teatro nei cortili, quelli condominiali, per stimolare la socialità prima ancora del godimento artistico.

 

Ma se le stagioni, pur in piccolo, non mancheranno a Villazzano, il marchio di fabbrica che Corradini vuol stampare dentro e fuori il teatro vetrato è quello di un’occasione mirata ai festival.

 

“Già abbiamo impostato rapporti con quello che di valido e consolidato già esiste – dice – ma la sfida è fare da volano a tante nuove iniziative, ovviamente multidisciplinari. Insomma, chi vuol fare, giovani in primo luogo, deve sapere che a Villazzano troverà spazio, dotazioni ed esperienze tecniche, promozione con bandi appositi".

 

"Avrà vita facile, condivisione, sostegno - continua - e spero che in questo modo molte ispirazioni potranno concretizzarsi invece che morire in culla per ostacoli logistici e burocratici che uccidono anche il più nobile dei sogni”. Puntando su Villazzano, Teatro E sembra aver individuato dunque una lacuna da colmare. Senza limitare la gamma delle arti e delle creatività, la casa dei festival, (anche quelli in formato mignon) promette porte aperte. A tutti.

 

Il festival per altro – così come le residenze artistiche delle quali Corradini si sente un pioniere – è il dna del sodalizio. Teatro E si legge, infatti, anche come Fantasio. Il festival che invita da decenni i registi emersi o emergenti a misurarsi tutti quanti con lo stesso testo – l’ultima volta il Bardo inglese – ha conquistato fama nazionale ed internazionale.

 

“E’ chiaro – gongola Mirko Corradini – che offrire ai registi la possibilità di provare in un teatro con tutti i crismi è altra cosa che vagare da una piccola sala prova all’altra. Ed è chiaro che finalmente potremo provare a produrre e far girare lo spettacolo vincitore del concorso, trasformandolo da corto a lungo”. Fantasio, quindi, è in “via di sviluppo”. E potrebbe essere davvero uno sviluppo allettante per una formula che di certo è consolidata come formula allettante.

 

Ma nelle 'dichiarazioni programmatiche' di Mirko Corradini i punti che intrigano non sono pochi. “Per esempio abbiamo voglia di puntare sul teatro comico di qualità, provando a coprire un settore che in Trentino è dimenticato. Quello del teatro comico – dice ancora il regista – sarà un impegno deciso, grazie ai rapporti che abbiamo con una validissima associazione romana”.

 

Ma l’impegno degli impegni secondo Corradini sembra destinato a doversi esprimere quasi più fuori che dentro il teatro. “Certo, con l’anima di mio padre sempre presente a Villazzano giochiamo in casa – spiega – ma questo ci obbliga ad essere ancora più attenti e partecipi alla vita del territorio, della circoscrizione. Per me il teatro deve diventare un punto di approdo, come il bar o il circolo. Vogliamo fare in modo che si entri nel teatro anche senza sapere quello che c’è per viverlo come luogo di incontro, di scambio, di lavoro collettivo. Le arti ci aiuteranno. Tutte le arti. Ma sarà il dialogo con Villazzano e con l’intera città a trasformare il teatro in un centro social-culturale. Permanente. Se non sapremo essere aperti e credibili, meglio cambiare mestiere”.

 

E mentre parla di filosofia – che in fondo non è nemmeno una filosofia artistica – Mirko Corradini lascia intuire di avere ben presenti i rischi legati alla gestione di uno spazio da 250 posti che va ad aggiungersi ad altri contenitori periferici che arrancano per un mix letale tra questioni economiche e questioni di contesto.

 

Un teatro di periferia parte con gli handicap: decentramento, bacino d’utenza, abitudini o meglio disabitudini culturali, concorrenza, eccetera. Ma l’handicap non è detto che non possa trasformarsi in forza se lo si affronta con la voglia di sperimentare strade nuove, senza replicare insomma formule già note. E’ questa la 'voglia' che ispira Corradini and friends.

 

E se è permesso divagare, in positivo, sul soggetto viene da buttar lì un certo ottimismo. Perché? Forse semplicemente perché nell'ego-universo del cosiddetto “altro teatro” trentino Corradini è un po’ un alieno: non se la tira. Sarà una categoria impropria, ma chissà che non sia finalmente quella giusta per affrontare con chance un’avventura complessa qual è la gestione di un nuovo teatro.

 

D’altra parte per un personaggio che a casa ha il pavimento fatto delle assi di teatro calcate dal padre e che recentemente ha diretto se stesso (attore dopo 12 anni) in una sorta di elegia invidiosa delle mestruazioni non si può non simpatizzare. E a ramengo l’obiettività del giornalista.

 

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