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L'Hortus Artieri presenta 'Aldebaran', un dialogo fra culture artistiche

Questa sera alle 20.30 il curatore Sergio Marinelli, docente dell'Università Cà Foscari di Venezia, presenta la sua rivista: gli articoli che si susseguono hanno una varietà di temi e di metodo, attraverso una rilettura della prospettiva

Di Donatello Baldo - 20 gennaio 2017 - 12:20

TRENTO. Questa sera alle 20.30 la storia dell'arte sarà protagonista allo spazio dell'Hortus Artieri nel cuore di Trento in vicolo dei Birri, una delle strette vie che portano in piazza Duomo, sede prima di un presidio vescovile e poi austriaco. Sergio Marinelli, docente dell'Università Cà Foscari di Venezia e curatore della rivista "Aldebaran" propone nella sua rassegna un dialogo fra culture artistiche. "La prospettiva significante" ragiona sulla prospettiva come guida della visione e strumento della narrazione.

 

Le linee indagatrici precise dello spazio sono anche strumenti di racconto, ora spirituale, ora pietoso, ora celebrativo dell'artista creativo: Sergio Marinelli cerca di aprire una strada, condita da un forte senso di unità e precisazioni critiche, attraverso una lettura analitica ed espressiva caratterizzata dal dialogo fra culture artistiche.

 

La rivista “Aldebaran” raccoglie una serie di scritti di Storia dell’Arte di studiosi, giovani e meno giovani, che si allineano nel piacere della ricerca storico-artistica e nella considerazione dell’arte non come semplice erudizione né come inseguimento delle mode mediatiche ma come pensiero visivo figurato universale.

 

La storia dell’arte, in questi ultimi tempi, è subordinata alla storia generale perdendo la sua specifica creatività (prova ne sia l’abolizione dell’insegnamento della Storia dell’arte negli istituti superiori) e strumentalizzata nelle politiche di potere. Non si salva neppure l’arte contemporanea, dove la strumentalizzazione è quella del mercato.

 

Gli articoli che si susseguono in “Aldebaran” hanno una varietà di temi e di metodo, dalla rilettura della prospettiva, alle astrazioni politico/religiose di un mosaico del VI secolo della Libia, contemporaneo a quello della basilica del Dos Trento, ai pittori del Cinquecento, come Tintoretto, con il ritratto inedito dell’ambasciatore giapponese Itò Sukematsu “Mancio”, ad artisti cosiddetti minori, scovati nelle varie gallerie europee, fino al Mantello di Maria Antonietta, chiuso in un armadio della sacrestia di Tassullo e a pittori nel novecento trentino, come Luigi Ratini, che nel 1918 ritrasse i coniugi Gerola, nei due splendidi pastelli esposti alla mostra Cesare Battisti e il suo tempo.



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