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Il parco dolomitico RespirArt si risveglia in città e genera 12 installazioni d’arte fra i palazzi di Bolzano

Tra bozzoli di rami, magliette di foglie e canzoni sul respiro degli alberi Bolzano torna a respirare l'arte tra le sue vie con la mostra RespirArt, che scende dalla Val di Fiemme per stabilirsi tra i palazzi cittadini. 

Pubblicato il - 27 maggio 2021 - 11:51

BOLZANO. È primavera. Il parco d’arte RespirArt scende dalle vette della Val di Fiemme, scivola lungo la Val D’Ega e affonda le sue radici a Bolzano, per inerpicarsi sui palazzi.

 

Dal 21 maggio al 2 giugno 2021, dodici installazioni d'arte contemporanea dialogano con la città, i suoi edifici, le sue forme. 

 


 

RespirArt è l’organizzazione che ha ideato e gestisce a Pampeago il parco d’arte più alto d’Italia. A undici anni dalla prima edizione, ha portato sulle pendici del Monte Agnello artisti di fama internazionale come Hidetoshi Nagasawa

 

Marco Nones è il direttore artistico, Beatrice Calamari è la curatrice. Ora RespirArt, nella nuova veste di parco urbano, è ospite dell’evento Bolzano in Fiore, organizzato dall’Azienda per il soggiorno e turismo di Bolzano. Le sue installazioni raccontano un risveglio primaverile che ci ha lasciati diversi, forse più consapevoli. 

 

 

 


 

Le opere segnano un percorso che, partendo da piazza Walther, passa per il centro della città. Segni forti del contemporaneo offrono nuove e impreviste suggestioni nello straordinario contesto storico. Una è in via Alto Adige, dove un pezzo di Bolzano si rinnova. L’ultima è più lontana e ha scelto un teatro, il Cristallo, principale luogo di cultura dei quartieri di Bolzano. 

 

Gli artisti internazionali di RespirArt sono Alessandra Bruno, Sergio Camin, Hannes Egger, Patrizia Giambi, Christoph Hinterhuber, Hubert Kostner, Jan Langer, Gabriele Meneguzzi e Vincenzo Sponga, Karin van der Molen, Marco Nones, Thorsten Schütt, Elio Vanzo.

 

 


 

Le dodici opere utilizzano materiali presi in natura e di recupero, ne sconvolgono le forme, esaltandone la forza narrativa e rispettando le architetture che le ospitano, quasi a completare un racconto preesistente.

 

Camminando in città incontriamo il bozzolo ramificato del nostro cambiamento. Sulle pareti del Teatro Stabile un abete si reinventa, provando a identificarsi con l’essere umano. Un arazzo di liane gioca con le linee architettoniche di un palazzo e un orizzonte di rami si affaccia da una fila di balconi. Sul tetto del Teatro Cristallo gli alberi si ribaltano per affrontare il futuro. Gli animali che un tempo abitavano la città, i “disabitanti”, si affacciano da Piazza Walther.

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A primavera tornano i ragni: uno sbuca da un rosone di foglie per raccontarci le insidie della Rete. Nel vicolo della Pesa sono appese camicie di foglie tessute per restituire una natura umana a undici fratelli trasformati in cigni

 

Dal Giardino dei Cappuccini la natura si eleva con una scritta fiorita che promette una ricarica. Un’altra scritta dipinge su un palazzo a specchi un sogno estroso, quello una comunità clandestina tinta di rosa. Nel Museo Mercantile è eretto un raccoglitore di memorie umane e vegetali.

 

Da un vicolo stretto, infine, si leva una musica, mentre una stampante sospesa lancia sui passanti i testi di una canzone sul respiro degli alberi

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