I dubbi e i misteri a 50 anni dalla strage fascista di Peteano: a "Levico incontra" l'autore Paolo Morando dialogherà con il giudice istruttore Casson
Nell'ambito della rassegna "Levico incontra gli autori" verrà presentato il libro "L’ergastolano. La strage di Peteano e l’enigma Vinciguerra", episodio della strategia della tensione in cui persero la vita 3 carabinieri e un quarto gravemente ferito. Casson: "Questo libro è il lavoro, certosino, oggettivo e prezioso di uno storico "

LEVICO TERME. Dubbi, misteri e depistaggi sulla strage fascista di Peteano, frazione del comune di Sagrado sul greto dell’Isonzo, accaduta cinquant’anni fa. Questo viene trattato nel libro "L’ergastolano. La strage di Peteano e l’enigma Vinciguerra" dell'autore Paolo Morando che dialogherà con Felice Casson, già giudice istruttore di Venezia che nel 1980 riaprì il "caso Peteano" e parlamentare.
L'appuntamento, in programma per sabato 3 settembre alle 18 alla Sequoia, è uno degli ultimi appuntamenti della rassegna "Levico incontra gli autori", dove verrà chiesto a Casson un parere sul "metodo Morando" e sul libro, pubblicato da Morando per Laterza.
"Questo libro è il lavoro, certosino, oggettivo e prezioso di uno storico - spiega Casson - sempre connesso ai documenti e alle testimonianze, coniugato però con il racconto quasi da romanzo di una realtà ancora poco conosciuta, e alle volte sorprendente".
La vicenda, dimenticata e messa in atto alla periferia di tutto, fu un episodio di quella strategia della tensione che condizionò pesantemente la vita italiana in cui persero la vita tre carabinieri e un quarto venne gravemente ferito. Negli anni ‘80 un giudice istruttore testardo e veneziano, Felice Casson, raccolse la confessione di Vincenzo Vinciguerra, friulano di ordine nuovo, l’ergastolano.
A circa dieci mesi dall’attentato, sfumata la pista rossa, le indagini si orientano sulla malavita goriziana; sei giovani pregiudicati con piccoli precedenti penali. Il movente supposto si sarebbe fondato su una vendetta della delinquenza locale contro i Carabinieri. I vari processi che si succedono vedono gli imputati riconosciuti innocenti.
Per anni le indagini ignorarono i veri colpevoli, focalizzandosi su una varietà di indiziati e imputati che nulla avevano a che fare con il crimine. Le responsabilità dei veri autori dell’attentato divenne chiara molto più tardi.
Il colpevole di quella che fu chiamata la "strage di Peteano" è Vinciguerra, condannato all’ergastolo, di Ordine Nuovo. La sua "assunzione di responsabilità" arriva solo nel 1984, dopo una serie di inutili indagini. Successivamente si scoprì che alti ufficiali dell’Arma (ma la polizia non fu da meno) protessero i neofascisti che avevano ucciso tre loro commilitoni. Anche il segretario del Msi, Giorgio Almirante, fu rinviato a giudizio per favoreggiamento e sfuggì al processo solo grazie a un’amnistia.
Oggi Vinciguerra, unico reo confesso di tutta la strategia della tensione, continua a dichiararsi combattente contro lo Stato e non ha mai usufruito di alcun permesso. Ma è veramente tutto chiarito o esistono ancora delle verità nascoste che meritano di essere raccontate? Con un racconto incalzante Morando il suo libro fa luce sugli aspetti ancora in ombra della strage e sullo stesso Vinciguerra, intervistato in carcere, svelando una storia italiana ancora oggi difficile da accettare.
L'appuntamento sarà spostato in Barchessa, sempre all’interno del Parco, ingresso da via Garollo, in caso di pioggia. Domenica 11 settembre alle 11 verrà recuperato inoltre l'incontro con Matteo Melchiorre e il suo "Duca", in compagnia di Francesco Filippi.













