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| 17 gen 2023 | 19:35

"Dopo oltre 40 anni la tragedia è ancora attuale": le verità processuali e le storie 'nascoste' della Strage di Bologna nel nuovo libro di Paolo Morando

Il giornalista e autore Paolo Morando ha pubblicato il suo ultimo lavoro: "La Strage di Bologna. Bellini, i Nar, i mandanti e un perdono tradito". Mercoledì 18 gennaio a Trento la presentazione del libro insieme a Battista Palestra, già presidente del Tribunale di Trento, e Sonia Zanotti, sopravvissuta alla strage e oggi vicepresidente dell'Associazione tra i Familiari delle Vittime

"Dopo oltre 40 anni la tragedia è ancora attuale": le verità processuali e le storie 'nascoste' della Strage di Bologna nel

TRENTO. I misteri ancora irrisolti, i nuovi processi e le storie 'nascoste' di una delle più grandi tragedie italiane nel Dopoguerra: è disponibile da oggi (17 gennaio) nelle librerie il nuovo lavoro del giornalista ed autore Paolo Morando, "La Strage di Bologna. Bellini, i Nar, i mandanti e un perdono tradito”, edito Feltrinelli. Per presentare il volume nella giornata di mercoledì 18 gennaio, alle 17 e 30 nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale di Trento, l'autore dialogherà con Battista Palestra, già presidente del Tribunale di Trento, e Sonia Zanotti, sopravvissuta alla strage e oggi vicepresidente dell'Associazione tra i Familiari delle Vittime. Introduce Fernando Orlandi

 

“Il libro – racconta l'autore a il Dolomiti – è diviso in due parti. La prima è di carattere 'processuale' e ripercorre la vicenda dal punto di vista giudiziario, partendo proprio dall'ultimo dei processi sulla Strage, quello a carico di Paolo Bellini, condannato peraltro in primo grado all'ergastolo. Attualmente mancano ancora le motivazioni della sentenza: erano attese ad ottobre ma non sono ancora arrivate. Si presume verranno pubblicate per aprile, quando partirà il processo d'appello a Gilberto Cavallini, già condannato a sua volta all'ergastolo (in primo grado)”.

 

Nonostante i fatti, insomma, risalgano ormai a quasi 43 anni fa, dal punto di vista processuale la vicenda è tutt'altro che conclusa, come sottolinea Morando nel suo lavoro: “Diciamo che il focus sarà soprattutto sul processo a Bellini – spiega infatti l'autore – ma il tutto sarà chiaramente messo in connessione con quanto già emerso”. In particolare perché lo sfondo di quest'ultimo procedimento è il grande mistero, ancora irrisolto a distanza di decenni, dei mandanti e delle esatte motivazioni degli organizzatori e finanziatori della strage. Un'inchiesta, quest'ultima, che ha individuato noti personaggi come Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto d'Amato e Mario Tedeschi.

 

“Sono nomi indicati dalla procura generale – continua Morando – ma non c'è stato nessun processo in quanto i protagonisti sono tutti morti e non possono quindi essere intraprese ulteriori azioni giudiziarie”. Tra i processi in corso dunque e i misteri che, pur dopo le condanne definitive ai Nar giudicati colpevoli materiali, rimango irrisolti, la vicenda come detto è tutt'altro che conclusa: “Ma al di là delle novità e delle ricostruzioni processuali – aggiunge l'autore del volume – nella seconda parte del libro ho voluto raccontare invece una storia, legata alla sorella di una delle vittime ed al suo stretto rapporto epistolare con due degli stragisti, Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti”.

 

A ricostruire la vicenda è stato lo stesso Morando insieme ad Anna di Vittorio, sorella di Mauro, una delle vittime della strage: “Il giovane romano – racconta l'autore – fu l'ultima delle vittime riconosciute. Per i familiari si sarebbe dovuto trovare a Londra per lavoro, ma di Vittorio non arrivò mai nella capitale inglese. Trovarono i suoi documenti alla stazione di Bologna ed i familiari lo riconobbero”. La sua tragica storia si sarebbe conclusa a quel punto se, negli ultimi anni, il suo nome non fosse stato citato dai sostenitori della cosiddetta 'pista palestinese', secondo i quali di Vittorio sarebbe stato il corriere (“più o meno consapevole”) della bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone a Bologna. “E' un'ipotesi destituita di ogni fondamento – spiega Morando – come sancito dalla stessa magistratura, ma in questa storia gioca un ruolo importante”.

 

Dopo la tragedia infatti, continua il giornalista: “La sorella di di Vittorio, Anna, aveva sposato Giancarlo Calidori, amico di un'altra delle vittime dell'esplosione, Sergio Secci. Insieme i due avevano promosso l'istituzione di un giorno della memoria per le stragi nel nostro Paese, proponendola per anni alle istituzioni come una sorta di momento di riconciliazione, di superamento di quella triste stagione. La proposta non decollò in un primo momento (e non stupisce, visto il clima che si respirava), ma qualche anno dopo il Parlamento la fece propria ed istituì per legge il Giorno della Memoria delle vittime di terrorismo e stragi il 9 maggio. L'idea però, va ricordato, fu di quella coppia così vicina a due delle vittime di Bologna”.

 

È proprio con quello spirito che di Vittorio e Calidori instaurarono, nel corso degli anni, un rapporto con Mambro e Fioravanti: “Si incontrarono, si scrissero molto spesso – conclude Morando – ne nacque un carteggio, pubblicato tra l'altro all'interno del libro, che gli stessi Mambro e Fioravanti produssero in tribunale per chiedere la libertà condizionale. Libertà che venne concessa proprio in virtù del perdono ricevuto da Anna di Vittorio e Giancarlo Calidori. Eppure, quando il nome di Mauro di Vittorio emerse nel conteso della pista palestinese, gli stessi Mambro e Fioravanti sposarono l'ipotesi, dichiarandosi nuovamente innocenti”. Ed ecco, dunque, il perdono tradito

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