In fuga dalla fame o dal passato. Un nuovo libro racconta la storia dei legionari italiani in Indocina. Fregona: “Furono circa 7000”
Dopo il successo di “Soldati di sventura”, il giornalista Luca Fregona pubblica “Laggiù dove si muore”, un nuovo libro dedicato ai giovani italiani arruolati nella Legione straniera e inviati a combattere nella guerra di Indocina. “Non passa giorno senza ricevere messaggi di parenti di veterani”

TRENTO. “Questo libro nasce dalla richiesta dei parenti di saperne di più. Alcuni di loro hanno perso completamente le tracce dei loro familiari, altri chiedono di raccontare una vicenda al di là dei pregiudizi, una storia più variegata e complessa di quella a cui siamo soliti pensare”. Il giornalista Luca Fregona risponde così alla domanda sulle ragioni che lo hanno spinto a proseguire nella ricerca sugli italiani nella Legione straniera in Indocina.
Dopo il successo del libro Soldati di sventura (QUI l’articolo), infatti, il caporedattore dell’Alto Adige ha approfondito la sua indagine, scovando nuove storie di giovani arruolati e inviati come carne da cannone nella guerra coloniale francese per riconquistare i territori persi durante il secondo conflitto mondiale e infiammati dalla guerriglia dei Viet Minh. Storie che aggiungono preziosi tasselli a una pagina storica poco studiata, raccontata dal volume Laggiù dove si muore. Il Vietnam dei giovani italiani con la Legione straniera (scritto assieme a Giorgio Cargioli).
“Eppure i numeri sono impressionanti – precisa l’autore – da un calcolo approssimativo emerge che gli italiani che combatterono in Indocina furono circa 7000, di cui 525 non fecero più ritorno a casa. Altri furono feriti o risultano ancora dispersi. L’età media era di 21 anni”.
L’interesse di Fregona per questa storia, come detto, viene da lontano: l’amicizia con Beniamino Leoni, protagonista di una delle tre storie raccontate in Soldati di sventura, ha spalancato le porte a un mondo di cui ignorava la conoscenza. “Non ne sapevo nulla, all’inizio mi sembrava fantascienza. Poi ho cominciato a ritrovare storie simili fra gli articoli di giornale e conosciuto delle altre persone che mi hanno fatto capire come valesse la pena di approfondire”, racconta.

Sfogliando i vecchi giornali, Fregona si è imbattuto in storie di figli lontani e dispersi, in appelli disperati di padri e madri che chiedevano alle autorità italiane di attivarsi con quelle francesi, di fare pressioni e ottenere il rimpatrio. L’Italia di quegli anni è ancora in ginocchio: la Seconda guerra mondiale ha lasciato nel Paese macerie materiali e morali e molti giovani, per sbarcare il lunario o semplicemente per sfuggire dalla fame, decidono di emigrare o di accettare promesse di rapido guadagno.
In moltissimi finiscono così nella Legione straniera, corpo d’élite dell’esercito francese noto per essere formato da transfughi, avventurieri e criminali. “Ogni storia che ho raccontato ha la sua particolarità, ma per ognuno dei protagonisti ho cercato di ricostruire il prima, il durante e il dopo dell’esperienza nella Legione. Mi sono così imbattuto nelle vicende di migranti economici entrati illegalmente in Francia, arrestati e messi di fronte alle alternative del carcere o dell’arruolamento. E ancora in quella dei vinti della Seconda guerra mondiale”, continua.
“In questo volume racconto 7 storie, a partire da quella di Giorgio Cargioli, la cui vicenda è a dir poco incredibile. Originario di La Spezia, per scappare dalla fame a 18 anni raggiunge la Francia attraverso il pericoloso sentiero sopra Ventimiglia che ancora oggi i migranti percorrono. Lo arrestano a Nizza, viene convinto da un reclutatore che gli decanta i benefici di una paga sicura e di una vita d’avventura. Giorgio abbocca. D’altronde, mettiamoci nei panni di un diciottenne del 1953, fuggito dalla fame e senza prospettive!”.
“A questo punto, imbarcato da Marsiglia e arrivato in Algeria, Giorgio si rende conto di dov’è finito. Conosce la disciplina ferrea, l’ambiente brutale, la violenza degli istruttori. Cerca di disertare ma non ci riesce. Nel gennaio del ’54 è inviato in Indocina, dove i francesi sono in grande difficoltà. Qui passa 7 mesi in prima linea, ne vede di cotte di crude e dopo la sconfitta di Dien Bien Phu decide di mollare la divisa e consegnarsi al Viet Minh. Passa dei mesi in un campo di prigionia vietnamita, per poi essere riconsegnato ai francesi. La sua vicenda però non finisce qui”.
Un colpo di scena da trama hollywoodiana, infatti, lo aspetta. “Mentre la nave prigione che lo riporta in Francia sta attraversando il canale di Suez, assieme a una trentina di prigionieri Giorgio riesce a fuggire gettandosi in mare. È una fuga clamorosa, raccontata anche dai giornali dell’epoca. Rientrato a La Spezia, è accolto come un eroe. Forte è infatti il movimento d’opinione che s’è ormai venuto a creare contro il colonialismo francese e l'atteggiamento delle autorità italiane che non impediscono i reclutamenti”.
Quella di Giorgio Cargioli è la storia che occupa maggior spazio nel volume di Fregona. Ma anche le altre contengono in sé elementi che le rendono uniche. “C’è la storia di Ildo della Torre di Valsassina, che sentitosi braccato in quanto ex fascista, decide di arruolarsi, finendo in una zona al confine con la Cina costantemente sotto attacco dei vietnamiti. C’è poi quella di un legionario di Piacenza, nella cui casa è stato trovato un album con oltre 200 foto da cui è stato possibile ricostruire il suo percorso; e ancora quella di un ex partigiano di Cogne arrestato a Marsiglia mentre cercava di imbarcarsi per il Brasile”.

Ognuna di queste storie è nata da circostanze diverse e ha portato l’autore a stabilire nuovi contatti. “Non passa giorno senza ricevere un messagio di qualcuno che ha avuto un parente veterano - spiega Fregona – le famiglie vogliono sapere, sanno cos’era la Legione straniera, sanno della pessima fama di cui gode ma vogliono che le storie dei loro parenti vengano raccontate nella loro complessità, al di là dei pregiudizi”.
Non è facile raccontare le vicende di questi giovani connazionali finiti a combattere a migliaia di chilometri di distanza, senza retorica o sfuggendo ai giudizi che la storia ha dato nei confronti del colonialismo. Fregona ci prova: “E’ bene ripetere che il prezzo più alto sia stato pagato dal popolo vietnamita. Nondimeno ho voluto raccontare la storia di altre vittime del colonialismo, quella dei giovani mandati al massacro. Non si tratta di una glorificazione, ma di un libro contro la guerra”, conclude.














