Contenuto sponsorizzato

Il "Vietn Minh" e i 2 legionari: già esaurito il libro che racconta l'incredibile vicenda di 3 altoatesini nella guerra d'Indocina. Fregona: "Una storia poco battuta"

"Soldati di sventura", del giornalista Luca Fregona, è un libro che racconta le vicende di tre altoatesini reclutati dalla Legione straniera per combattere nella guerra di Indocina, con cui il Vietnam riuscì a divenire indipendente liberandosi dal giogo coloniale francese (e prima di finire nel turbine della guerra contro gli Usa). "Furono tra i 5000 e i 7000 gli italiani arruolati. E' una storia tanto straordinaria quanto poco battuta"

Credits to Luca Fregona
Di Davide Leveghi - 19 dicembre 2020 - 19:00

BOLZANO. “Sulla vicenda degli italiani arruolati nella Legione straniera durante la guerra di Indocina c'è un mondo da scavare. Non pensavo che ci fosse una pagina storica così poco battuta”. Racconta così, Luca Fregona. Il suo libro, “Soldati di sventura”, è già giunto alla seconda edizione dopo pochi mesi e l'esaurimento delle copie di prima tiratura. Concentrato su tre vicende personali, apre uno squarcio su una storia poco conosciuta e decisamente affascinante: gli italiani arruolati con la Legione straniera durante la guerra di Indocina, tra il 1946 e il 1954.

 

Tra le macerie dell'Europa del secondo dopoguerra, infatti, prende avvio il viaggio di tre altoatesini che finiranno a combattere in una guerra coloniale a migliaia di chilometri da casa. Addosso, la divisa della Legione straniera, il corpo militare d'élite dell'esercito francese formato in gran parte da stranieri e da sbandati.

 

Il dominio globale del Vecchio continente vede nella Seconda guerra mondiale il suo epilogo. Le sollevazioni delle colonie, già in ebollizione durante la Grande Guerra, trovano infatti in questa fase il primo grande slancio verso la rottura delle catene che tengono legate le metropoli con i possedimenti coloniali. I trattati di pace sanciranno la perdita italiana del suo effimero, breve ma sanguinoso impero, Francia e Inghilterra, le grandi potenze coloniali, assisteranno più o meno dolorosamente allo sgretolamento dei propri.

 

A fissare una delle pietre miliari della decolonizzazione, nel 1954 a Dien Bien Phu, ci penseranno i Viet Minh, il movimento di liberazione vietnamita nato proprio per scacciare gli invasori francesi. Durante la guerra, l'avanzata giapponese nel Pacifico aveva fatto “assaporare” a molti popoli la libertà, con l'abile utilizzo da parte delle armate del Sol Levante della retorica anticoloniale nei confronti delle potenze europee. Con l'uscita di scena della terza potenza dell'Asse, però, i domini coloniali venivano in gran parte restaurati.

 

È in questo contesto dunque che si innesta la guerra per la liberazione dell'Indocina dal dominio coloniale francese, così come le vicende personali dei volontari italiani arruolati nella Legione straniera. “Si tratta di molti ragazzi che cercavano di entrare clandestinamente in Francia per lavorare, fermati e messi di fronte alla scelta di andare in carcere e poi tornare in Italia o di entrare nella Legione – spiega Fregona, caporedattore del giornale Alto Adigedai 5 ai 7000 giovani italiani, soprattutto giovanissimi, vengono reclutati. In alcuni casi ci sono dei reclutatori della Legione che vanno proprio nelle zone più depresse del Paese a ingaggiare dei volontari. Tra questi ci sono molti trentini e altoatesini”.

 


 

Il numero, però, non è conosciuto, in mancanza di ricerche sul tema. “Esiste memorialistica, qualche biografia e libri sulla storia della Legione, di cui molti con toni nostalgici, spesso di figure vicine all'estrema destra – continua – ma l'argomento di per sé è poco battuto. Il documento più importante uscito sull'esperienza degli italiani nella Legione durante la guerra d'Indocina sono le lettere di Antonio Cocco, un giovane morto a Dien Bien Phu. Il mio non è un lavoro storico ma di un giornalista che ha messo assieme delle storie”.

 

Chi sono dunque i protagonisti? “C'è Beniamino Leoni – comincia Fregona – io l'ho conosciuto nel 1999 e dopo molte insistenze decise di raccontarmi la sua vicenda, una storia pazzesca. Leoni, morto poi nel 2001, era un reduce della Seconda guerra mondiale che a 20 anni torna a Bolzano. Assieme a un amico decide di accettare la proposta della Cgil di recarsi in Francia a lavorare nelle miniere. La proposta è frutto di un accordo fra i governi francese e italiani, con circa 200mila persone che vanno oltralpe a lavorare. Lì si rendono conto che le condizioni di lavoro sono terribili, ma considerano il tornare in Italia come una sconfitta”.

 


 

“Intercettati dai reclutatori vengono inviati in Indocina. Nell'agosto del '45 Ho Chi Minh, leader dei Viet Minh, ha già proclamato l'indipendenza del Vietnam. La Francia invia truppe coloniali e legionari, perché i giovani francesi non sono disposti a combattere. Ma l'avventura di Leoni prende una piega particolare, con la cattura da parte dei vietnamiti e la rieducazione al socialismo. Da quel momento combatterà nello schieramento opposto, contro i francesi. Le sue lettere, inviate in qualche modo in Italia, vengono pubblicate da l'Unità e da Pattuglia, il settimanale della Federazione giovanile dei comunisti. Dopo la conferenza di pace di Ginevra, con cui il Vietnam sarà diviso ma indipendente, nonostante la sanatoria sui disertori passerà del tempo in carcere e subirà le umiliazioni della Legione, prima di tornare finalmente in Italia”.

 

“Il secondo è Rudi Altadonna, morto nella battaglia di Dien Bien Phu poco dopo essere giunto in Indocina – prosegue – ho conosciuto suo fratello Guglielmo, che mi ha raccontato una storia familiare incredibile. Di famiglia italiana, il padre aveva optato per la Germania trasferendosi nel Reich e cambiando cognome. Gli Altadonna subiscono un lavaggio del cervello tale da dimenticare l'italiano, ma finita la guerra tornano a Bolzano”.

 


 

E l'ultimo? “E' Emil Stocker, un meranese morto a marzo di quest'anno per Covid. L'ho visto a febbraio e sentivamo entrambi che sarebbe stata l'ultima volta. Per questo mi ha consegnato un album di circa 500 foto scattate durante la guerra. Dei documenti incredibili (di cui ne pubblichiamo alcuni, ndA) che in parte sono stati pubblicati nel libro e per il resto sono stati consegnati alla Biblioteca Claudio Augusta di Bolzano, nella speranza di poter fare una mostra quando sarà possibile”.

 

Tutte e 3 le storie hanno dell'incredibile, ma non possono essere capite se non in quel contesto depresso e disperato del dopoguerra, in cui regna la miseria e ogni opportunità per guadagnarsi la fortuna deve essere colta al balzo. “Ci sono dei traumi generazionali a segnare queste esistenze come quelle delle migliaia di italiani che combatteranno in Indocina con la Legione e di cui 1000 circa non torneranno mai – spiega Fregona – tanti erano ragazzini sotto le dittature e hanno vissuto il loro indottrinamento. Da adolescenti hanno vissuto la guerra. I soldi e l'ottenimento alla fine della leva della cittadinanza francese sono ghiotte occasioni, che in qualche modo distruggono il cliché sui legionari”.

 


 

Vite risucchiate dalla Storia, a migliaia di chilometri di distanza, e che al tempo tornavano a frammenti nel racconto pubblico. “Nei giornali dell'epoca si ritrovano molti appelli di famiglie disperate con i figli dispersi. È una questione di cui si parlava molto, tanto che il Partito comunista fa delle interrogazioni parlamentari per denunciare il reclutamento a favore della Francia colonialista. Diverso il tono della stampa borghese e di destra, che esalta il sacrificio dei legionari nella lotta contro il comunismo. Le famiglie italiane coinvolte, dunque, sono migliaia. Le storie dei tre protagonisti del libro si può moltiplicare per centinaia e centinaia di volte”.

 

Non è un saggio storico, l'opera di Fregona, ma il frutto di anni di articoli e di storie legate in un gomitolo dipanato a anni di distanza dal primo e sorprendente avvicinamento a un mondo che non conosceva e che immediatamente lo ha affascinato. I fili, dopo diverso tempo, sono stati tirati e ne è uscito un libro la cui prima tiratura si è rapidamente esaurita. “A ma piace raccontare storie. Gli spunti sono venuti da vecchi articoli, su cui ho svolto un lavoro di ricerca e ricostruzione. Mi sono servito di altre pubblicazioni, cercando i riscontri tra le battaglie e i luoghi nominati dai protagonisti e incrociando le testimonianze. Ci sono innesti narrativi e storie vele calati in un contesto storico”, conclude.

 

Il libro, venduto a un “prezzo politico”, può essere acquistato nelle edicole e librerie dell'Alto Adige e sugli store online.

 



Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 17 settembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
20 settembre - 06:01
I tagli degli scorsi anni al sistema sanitario sono stati un fallimento con conseguenze drammatiche ed ora questa situazione va a sommarsi alle [...]
Cronaca
19 settembre - 19:38
Trovati 19 positivi, nessun decesso nelle ultime 24 ore. Registrate 17 guarigioni. Sono 16 i pazienti in ospedale, di cui 2 ricoverati in [...]
Montagna
19 settembre - 20:25
I dati tra il 19 giugno e il 16 settembre non sono ancora ufficializzati perché si attende la conclusione della stagione, molti rifugi sono [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato