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| 21 lug 2022 | 13:02

Irredentista e spia, un libro racconta una pagina inedita di Tullio Marchetti. Filosi: “La guerra in Libia scomparve dalle coordinate delle sue memorie”

Curiosando nell’archivio di Tullio Marchetti, il ricercatore Luca Filosi ha studiato dei documenti che ne raccontano una pagina di vita poco conosciuta e raccontata, la partecipazione come ufficiale degli alpini alla guerra coloniale avviata dal Regno d’Italia in Libia prima dello scoppio della Grande Guerra. “Sono memorie sfaccettate, non pensate per la pubblicazione, che raccontano senza filtri alcuni aspetti del conflitto coloniale”

Irredentista e spia, un libro racconta una pagina inedita di Tullio Marchetti
di Davide Leveghi

ROVERETO. “Quello in Libia resta un pezzo sconosciuto della vita di Tullio Marchetti, noto più come l’ ‘eroe di guerra’ che ha dedicato la propria vita alla causa del Trentino italiano” . Autore di Tullio Marchetti. Diario dalla guerra di Libia (1913-1914), Luca Filosi presenta così il suo libro, edito dal Museo Storico Italiano della Guerra e dal Centro Studi Judicaria. Ricercatore storico, educatore alla Fondazione Alcide De Gasperi e collaboratore del museo lagarino, ha valorizzato un fondo archivistico capace d’illuminare una sfaccettatura inedita di un protagonista del primo Novecento trentino e italiano.

 

Ufficiale degli alpini e agente dei servizi segreti militari, Marchetti – nato a Roma ma originario di Bolbeno, paesino delle Giudicarie – è personaggio conosciuto e studiato; non tutte le pagine della sua vicenda personale, però, sono parimenti note. Sulla sua partecipazione alla guerra coloniale scatenata dagli italiani contro l’Impero ottomano per il controllo di Tripolitania e Cirenaica, infatti, egli stesso poco ha detto e scritto. Ed è da qui che è nata la pubblicazione di Filosi.

 

“Il libro nasce, come spesso accade, un po’ per caso. Della vicenda me ne sono occupato nella tesi triennale, dopo che dall’archivio di Marchetti, conservato al Museo della Guerra di Rovereto, sono saltati fuori dei documenti riferiti all’esperienza in Libia come ufficiale degli alpini – spiega il ricercatore – un vero e proprio patrimonio, che restituisce un pezzo primordiale della sua storia. Fu in Libia, infatti, che Marchetti ebbe il suo battesimo del fuoco, la prima e ultima esperienza sul fronte di un uomo che diverrà ufficiale in carriera e che quindi vedrà sempre la guerra dalle retrovie”.

 

Capo dell’Ufficio informazioni, firmatario dell’armistizio austro-italiano del 1918, socio fondatore del Museo della Guerra, Marchetti è conosciuto per tutt’altre ragioni. Eppure, due diari e un taccuino da ufficiale ritrovati nel suo archivio ci restituiscono un frammento di vita di cui si sapeva molto poco. Da qui, infatti, emerge il racconto di un anno di Africa, della guerra d’occupazione, dello sguardo sulla popolazione locale, delle inefficienze dell’apparato militare e di un legame, quello con Bolbeno e il Trentino, che non viene meno neanche quando si trova dall’altra parte del Mediterraneo”, prosegue Filosi.

 

 

Oltre all’interesse per la parte di vita affrontata nella ricerca, il libro di Filosi offre così altri validi spunti su una pagina spesso ignorata della storia nazionale (e che non interessa direttamente i trentini, al tempo ancora sudditi dell'imperatore): l’avventura coloniale dell’Italia liberale. A avviare la conquista di Tripolitania e Cirenaica non fu infatti il fascismo, bensì il Regno d’Italia del presidente Giovanni Giolitti, ansioso di iscrivere anche la penisola alla spartizione europea del continente africano.

 

“I diari da cui prende vita il libro raccontano di un arco di tempo che va da fine marzo 1913 all’8 febbraio 1914 – continua – in questi 11 mesi, Marchetti, capitano del battaglione alpino Vestone, partecipa al grande impegno militare profuso dal Regno d’Italia contro l’Impero turco, un impegno enorme di mezzi e uomini che porterà solamente alla conquista della costa. Le città, cadute sotto il controllo italiano, saranno poi costantemente sottoposte al pericolo delle incursioni dei ribelli, sconfitti solamente dal fascismo (in una guerra condotta fra crimini di guerra e inaudite violenze contro la popolazione civile, ndr)”.

 

“Ciò che emerge dai diari, quindi, offre una visione sfaccettata e diversa dell’Africa e della guerra coloniale, non essendo la pubblicazione il fine dei diari. L’impostazione di Marchetti segue sì quella del governo liberale, che punta a dare all’Italia il suo ‘posto al sole’ per un ordine delle cose che vuole gli europei superiori alle popolazioni del luogo, ma non risparmia critiche al modo degli italiani di condurre la guerra d’occupazione. C’è un doppio binario, nel racconto di Marchetti: da una parte si arrabbia perché i soldati non si dimostrano sufficientemente duri, tanto che sostiene che la popolazione non li rispetti come faceva coi dominatori turchi, dall’altra elogia la politica di alleanze con i capi locali”.

 

Partito in nave da Napoli e tornato malato di tifo dopo meno di un anno, l’ufficiale trentino del Regio esercito italiano, superata la malattia, entrerà a questo punto nella fase culminante della sua vita. “Curato a Milano, Marchetti torna a Bolbeno – spiega Filosi – da qui, come faceva nel periodo precedente alla Libia, prosegue nell’invio di documenti all’Ufficio informazioni dell’esercito, tanto che il 31 luglio 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, assiste alla mobilitazione e annota tutto nei bollettini inviati ai comandi italiani”.

 

“Rientrato in Italia con l’avvio della guerra italo-austriaca, nel corso del conflitto Marchetti svolgerà il ruolo di comandante dell’Ufficio informazioni della I armata. Tra i fondatori della Legione cecoslovacca, formata da disertori dell’Imperial-regio esercito, dopo Caporetto fu fedelissimo del capo di stato maggiore Armando Diaz. Dopo la guerra, considerato un eroe nel solco d’una famiglia che s’era dedicata alla causa irredentista (suo zio era Prospero Marchetti, fondatore della Sat), si volle narrare per questo. E così la Libia è scomparsa dalla coordinate della sua memoria”, conclude.

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