Racconti di Storia: la divisione Cichero, “microcosmo” di Resistenza. Baldo: “Fu protagonista di una lotta tra diversi contro il metodo fascista”
Nel libro “Cichero. Storia e memoria di una divisione partigiana”, il divulgatore storico Tommaso Baldo ripercorre con linguaggi differenti la vicenda di una delle più celebri bande della Resistenza. “La ‘molla’ che mi ha spinto a scriverne è stata la figura del comandante, nome di battaglia ‘Bisagno’, ex ufficiale cattolico a capo di una formazione comunista”

TRENTO. “Quella della Cichero è una vicenda di per sé importante per più ragioni: la posizione strategica a cavallo di tre regioni, le capacità militari e le dimensioni che assunse questa divisione garibaldina. Si parla di oltre 2000 combattenti nel momento di massimo sviluppo. Personalmente, la ‘molla’ che mi ha spinto a scriverne è stata però la figura di Bisagno, Aldo Gastaldi, comandante di una formazione comunista ma non iscritto al Pci, anzi. Era un ex ufficiale convintamente cattolico, al centro tra l’altro di un processo di beatificazione”.
Esordisce così, il divulgatore storico Tommaso Baldo, nel raccontare ciò che lo ha spinto a pubblicare Cichero. Storia e memoria di una divisione partigiana. Il libro, uscito per la casa editrice Red Star Press, raccoglie dei racconti pubblicati sul sito globalproject.info inserendoli in una narrazione romanzata ma fortemente ancorata nelle fonti storiche, in cui emergono – in una coralità che restituisce differenze e sfumature - le diverse prospettive della galassia che ruota attorno ad una delle più note e raccontate divisioni partigiane. “Ho dovuto solo mettere insieme memorie, interviste, relazioni e la storiografia sul tema”, spiega l’autore.
Ma perché dunque la scelta della divisione Cichero? “La divisione Cichero è una specie di microcosmo che riassume quasi tutta la Resistenza: ci sono le azioni dei Gap in città, la lotta in montagna, i rastrellamenti, i rifornimenti degli Alleati, il ruolo delle donne, del Partito comunista, dei cattolici e del clero. Ci sono le polemiche interne e le mediazioni, i legami tra i diversi e le rappresaglie nazifasciste, così come le contro-rappresaglie partigiane, fino all’insurrezione finale in una grande città”, continua.
A rendere straordinaria – e poi molto chiacchierata – la vicenda della Cichero v’è poi la figura di Aldo Gastaldi, nome di battaglia “Bisagno”, partigiano cattolico con al collo il fazzoletto rosso delle Brigate Garibaldi. “Mi hanno colpito sia i rapporti strettissimi che aveva con alcuni militanti comunisti, come il suo commissario politico Marzo (Giovanni Battista Canepa), che i dissidi che ha avuto con alcuni dirigenti comunisti presenti nel Comando della VI zona ligure. Altra cosa interessante è che per lui, come scrive a uno dei suoi uomini, lo scontro non è fra comunismo e cattolicesimo, ma tra una visione gerarchica e ‘di partito’ e la sua, che invece mira al mantenimento di una sorta di democrazia diretta, diciamo ‘movimentista’. È proprio in questa dialettica molto aspra, credo, in cui si arriva quasi allo scontro armato, fra orizzontalità e verticalità, tra organizzazione e spontaneità, che sta ogni lotta di liberazione; è una costante molto più attuale delle ideologie del secolo passato”.
Fresco nel linguaggio e trasparente nel riflettere la propensione alla divulgazione dell’autore, Cichero. Storia e memoria di una divisione partigiana è un’opera che dal racconto romanzato della vicenda storica passa con un taglio ben diverso nel delineare i percorsi memoriali. Nell’ultima parte Baldo sveste i panni del narratore e torna a vestire quelli dello storico, sottoponendo al vaglio dello studioso l’abbondante produzione pubblicistica sulla Cichero e sui suoi protagonisti, Bisagno su tutti. Non è un caso che lo stesso volume sia stato pubblicato su iniziativa di Open Memory Sherwood, un centro di studio e documentazione nato da Radio Sherwood, storica emittente padovana, che intende conservare la documentazione e la memoria dei movimenti.
Attorno alla memoria della III divisione Garibaldi si sono infatti affastellate nel tempo letture ed interpretazioni di tipo differente. C’è chi, da una posizione squisitamente ideologica, ne ha criticato la guida, incarnata da una figura poco disposta a farsi comandare, chi invece ne ha esaltato il carattere profetico di un’Italia che sarebbe dovuta rinascere – ma che in realtà fu segnata da profonde continuità col passato – nel nuovo spirito democratico e plurale della Resistenza. Chi, infine, ha contribuito a diffondere e alimentare teorie del complotto tendenti non solo ad attaccare la Resistenza comunista ma il movimento resistenziale tout court.
Nel 2018 usciva nelle librerie Uccidete il comandante bianco. Un mistero della Resistenza del noto giornalista Giampaolo Pansa (QUI un approfondimento); fortemente romanzato e non basato sulle fonti storiche, il libro rinfocolava antiche e infondate polemiche sull’assassinio per mano dei comunisti del comandante cattolico Bisagno, suscitando da più parti lo sdegno degli storici e dei compagni della Cichero ancora in vita. Per Pansa si trattava dell’ennesimo, ulteriore, “proiettile” sparato contro la memoria della Resistenza, in un’offensiva, cominciata negli anni ’80, che lo ha visto tra i principali protagonisti – è del 2003 la sua più celebre pubblicazione, Il sangue dei vinti.
“La Cichero era una delle più palesi materializzazioni di quello che ha reso possibile la Resistenza – spiega Baldo - la capacità di lottare insieme tra diversi e diverse contro il ‘metodo fascista’, come scrisse lo stesso Bisagno. Non tutto è filato liscio, i contrasti non sono mancati. È stata una lotta durissima, in cui si è messo in conto di sacrificare anche i propri, di fucilare i nemici catturati e di fare compromessi pesanti, come quello tra i partititi antifascisti e la vecchia classe dirigente monarchica”.
“Circa un mese dopo la fine della guerra, Bisagno morì in un incidente stradale. Ben presto si iniziò a parlare di omicidio e nel clima della Guerra Fredda questa voce è stata più volte ripetuta attribuendo l’omicidio a sicari comunisti. In realtà non ci sono prove e nemmeno indizi, anzi non c’è nemmeno un movente, considerando che la Cichero aveva smobilitato e Bisagno era tornato ad essere Aldo Gastaldi, un ragazzo di 24 anni senza appoggi né ambizioni politiche. Tuttavia, la tesi dell’omicidio forniva la spiegazione più semplice per ciò che stava accadendo: chi aveva combattuto assieme, ovvero social-comunisti e democristiani, si trovavano su due fronti diversi e ciò finì per affossare la comune lotta antifascista, alimentando per di più la frustrazione per un Paese che i partigiani volevano cambiare ma in realtà cambiò ben poco”.
“Più di recente la storia dell’omicidio, abbondantemente smentita dai documenti che l’Istituto storico di Genova ha messo online, è stata tirata fuori di nuovo per colpire tutta la Resistenza – conclude - ad una figura come Bisagno, buona parte degli italiani può perdonare di aver fatto la Resistenza solo ritenendolo ucciso da altri partigiani. Insomma, come sempre le teorie del complotto non si diffondono perché hanno basi reali, ma perché danno risposte facili, impedendo di scoperchiare complessità e contraddizioni”.
Cichero. Storia e memoria di una divisione partigiana è già disponibile alla Libreria Arcadia di Rovereto. Uscirà nelle altre librerie a partire dal 20 luglio 2022.














