Storia di Eugenio Pellegrin: nel libro di Davide Leveghi l'editore e giornalista ''contro'' in prima linea nelle inchieste più scomode con Questotrentino
La Fondazione Museo storico del Trentino ha dato alle stampe ‘Eugenio Pellegrini, biografia di un progetto editoriale’ a cura di Davide Leveghi collaboratore anche de il Dolomiti. Un libro che non vuole essere ‘amarcord’, ma piuttosto memoria, uno sguardo critico anche sull’attuale stato della libertà di stampa in Trentino, rievocando la figura di un precoce, poliedrico, irriverente e certamente incompreso Eugenio Pellegrini

ROVERETO. Noi siamo le persone che abbiamo incontrato. E’ con queste parole che padre Alex Zanotelli ha aperto l’informale presentazione di un libro che evoca Eugenio Pellegrini, interprete di un giornalismo decisamente ‘contro potere’ in un Trentino degli Anni ’80 spesso appiattito sui ‘poteri forti’. Lui è stato un bastian contrario, in tutto. Sempre controcorrente, tra genialità e altrettanta gentile sregolatezza, fuoriclasse in fuorischema che ha subìto attacchi, insinuazioni e le accuse più strambe e controverse. Senza mai ostentare assolute certezze.
La Fondazione Museo storico del Trentino ha dato alle stampe ‘Eugenio Pellegrini, biografia di un progetto editoriale’ a cura di Davide Leveghi collaboratore anche de il Dolomiti. Un libro che non vuole essere ‘amarcord’, ma piuttosto memoria, uno sguardo critico anche sull’attuale stato della libertà di stampa in Trentino, rievocando la figura di un precoce, poliedrico, irriverente e certamente incompreso Eugenio Pellegrini. La sua è stata una lunga, travagliata, per certi versi inquietante parabola che lo ha visto giornalista, editore, difensore dei più bistrattati, caparbio idealista.
Per capire le sue intuizioni, i suoi progetti - spesso utopici - basta sfogliare il libro fresco di stampa. La cronologia annovera alcune tappe fondamentali di una stampa decisamente alternativa. A partire dalla nascita di Questotrentino, il primo quindicinale di controinformazione uscito in Trentino nel settembre 1980. ‘Per dire quello che altri non dicono’ era lo slogan. Eugenio Pellegrini non ha mai smesso di ‘remare contro’. Con inchieste giornalistiche e caparbie iniziative editoriali. Poderoso il catalogo della sua casa editrice Publiprint, che riflette la sua personalità.
E basta scorrere i titoli per rendersene conto: “L’oro rosso”, inchiesta sul porfido, “Stava: dalla strage al processo”, raccolta ragionata di articoli sul disastro dell’85 in pieno processo agli imputati per strage colposa, “La morte promessa”, intervista a padre Alex Zanotelli appena cacciato dalla direzione di Nigrizia per aver denunciato i traffici illeciti di armi compiuti in Africa coi soldi del governo italiano, “O ministro” e “Sua sanità” rispettivamente sui ministri Cirino Pomicino e De Lorenzo, “signori” della politica napoletana e non solo, coinvolti nell’affarismo della ricostruzione post-terremoto in Irpinia e del mondo farmaceutico. E ancora “L’attentato” scritto dal giudice antimafia Carlo Palermo, attivo a Trento e protagonista suo malgrado di un tremendo attentato mafioso nel Trapanese, “Il cavaliere di gomma” sull’affarismo nostrano nella Marangoni di Rovereto. Tutti questi titoli, fra Trentino, Italia e resto del mondo, portarono una piccola casa editrice provinciale alla ribalta nazionale, portarono il Trentino sulla mappa editoriale del Paese.
Per questo tale esperienza merita d’essere raccontata e ricordata, a testimonianza di un’esperienza che, senza guardare in faccia nessuno, sfidava i potenti e cercava di denunciarne i misfatti.
In prima linea nelle inchieste su vicende locali, sulla Dc dorotea, sull’epopea dell’imprenditore Mariano Volani, poi su Tangentopoli, l’attacco a Mario Malossini, la questione morale, fino alle critiche più mirate alla sinistra istituzionale. Senza neppure risparmiare l’ascesa al potere di Lorenzo Dellai, il trasformismo di alcuni ex sessantottini, la cultura asservita alla routine quotidiana. Sempre schierato dalla parte degli emarginati. Pubblicando giornalini e riviste decisamente inconsuete ( La Melamatta ) confrontandosi pure con la redazione de Il Manifesto.
‘La nostra stampa ha uno sguardo sempre più corto’, ha ribadito padre Alex nel suo accorato intervento in occasione dell’anteprima, all’Urban Center di Rovereto, rivolgendosi al gruppo di amici e stretti parenti di Eugenio. ‘La guerra come forma di spettacolo, il dramma dell’Ucraina sempre in primo piano, senza denunciare lo scandaloso commercio delle armi, i conflitti bellici e le stragi in Congo, la fame, con quasi 900 milioni di affamati, mentre noi buttiamo cibo continuando a investire in armi. Armi che servono a mantenere il sistema’.
No amarcord dunque, ma memoria. Il libro nasce così da una ricerca innanzitutto di scavo. L’incrocio fra i titoli contenuti nel catalogo bibliografico trentino, quelli riportati e promossi nelle stesse pubblicazioni Publiprint e l’Editore, le tante interviste che hanno permesso al (nostro) storico Davide Leveghi di conoscere e osservare Eugenio Pellegrini, per giungere alla pubblicazione di questo libro, agile e corredato, oltre che da un apparato fotografico, anche dai ricordi di chi Eugenio l’ha amato, supportato o semplicemente accompagnato per un tratto della sua breve – troppo breve – ma intensa esistenza.
Nelle prossime settimane sono previste alcune iniziative di presentazione in sale e biblioteche del Trentino. Per non disperdere il sogno di Eugenio Pellegrini. Che noi chiamavamo ‘il piccolo grande inquisitore’.












