"Ho trovato 94 caduti di guerra grazie al diario del nonno", storia di Sergio Boem: "Oggi mi batto affinché venga dato loro un nome: è la nostra storia"
E' una storia 'di famiglia' ma che abbraccia ormai tutti noi, quella narrata da Sergio Boem a partire dalle pagine ingiallite di un prezioso diario: "Tutto è partito dalla volontà di conoscere meglio mio nonno. Una ricerca fatta non soltanto per dare risposte a me stesso ma in primis a sua figlia, che poco sapevano del padre". Così sono venuti alla luce 12 dei 94 corpi che giacevano sul Tonale: "Se in Trentino molto è stato fatto, in Lombardia non c'è alcun interesse a dare nome a quei caduti"

TRENTO. E' una storia 'di famiglia' ma che abbraccia ormai tutti noi, nessuno escluso, quella narrata da Sergio Boem a partire dalle pagine ingiallite di un prezioso diario, che ha rivelato al mondo "vicende sconosciute o di cui poco si è parlato - come spiega lui stesso a Il Dolomiti -. Tutto è partito dalla volontà di conoscere meglio mio nonno. Una ricerca fatta non soltanto per dare risposte a me stesso ma in primis a sua figlia, mia mamma, che poco sapevano del padre".
"Tutto è cominciato nel 2015, quando sono andato all'archivio dell'esercito a Roma per recuperare il diario del battaglione del nonno per scoprire qualcosa in più di lui che, come tutti i reduci di guerra, non aveva mai voluto raccontare molto: 3.500 pagine di storia non conosciuta, fra cui il racconto della battaglia avvenuta sul Passo del Tonale il 13 giungo del 1918. Unica battaglia sulla quale si faceva riferimento anche alla presenza di fosse comuni in migliaia di pagine di resoconto".
"Nel diario il nonno spiegava che sul Tonale vi erano, per l'appunto, 2 fosse comuni a pochi metri di distanza l'una dall'altra, che insieme contenevano 94 corpi". Così Boem, dopo diverse ricerche, si era portato sul posto, nel tentativo di capire dove fossero le fosse, affidandosi anche a documenti rinvenuti nei registri parrocchiali, nei sacrari e documentandosi con riviste dell’epoca: "Mi sono colpevolizzato più volte, perché non riuscivo a trovarle, finché un giorno, guardando meglio, le ho 'notate' proprio nel punto esatto descritto nel diario, ormai celate da piante e fiori che crescevano rigogliosi".
Grazie alle tante email inviate e ai contatti presi con le istituzioni, nella zona trentina è stato possibile completare gli scavi nel 2022: i resti trovati sono stati poi analizzati da diversi studiosi. Dopo più di un secolo e grazie al certosino lavoro di studio di Boem i corpi di alcuni soldati austro-ungarici, caduti sul fronte durante la durissima offensiva dell’Operazione Valanga del 12-13 giugno 1918, le cui tracce sembravano essersi perse nelle nebbie del tempo, sono quindi venuti alla luce.

Ossa analizzate in lungo e in largo nei laboratori del Muse, facendo emergere spaccati di storia di quei soldati morti durante l'ultimo tentativo di sfondare le linee italiane. Patologie dentali, traumi cranici dovuti ai proiettili e segni di artrosi ai piedi sono i primi risultati emersi dalle analisi bio-antropologiche fatte di recente (NE AVEVAMO PARLATO QUI).
L’indagine archeologica, nata dalla segnalazione del nipote dell'ufficiale Ubaldo Ingravalle, ufficiale del battaglione Valcamonica durante la Grande Guerra, ha avuto risvolti in Trentino "mentre i corpi che tutt'oggi giacciono in una fossa comune in Lombardia, a pochi metri di distanza, sono ancora lì", fa sapere Boem, che tutt'oggi si batte affinché tutti i resti vengano alla luce: "Il rischio è che vengano fatti scavi clandestini, come già avvenuto in passato".

Una storia partita con la volontà di conoscere un padre e un nonno trasformatasi in una vera e propria 'battaglia', ora di tutti: "Là sotto c'è la nostra storia ed è incredibile che in Lombardia non ci sia interesse ad approfondire". Rinvenimenti fatti grazie alla perseveranza e tenacia di Boem, che non ha mai mollato: "Si tratta di resti che hanno, è evidente, una grande importanza storica e una forte valenza memoriale", che restituiscono quasi plasticamente le parole scritte da Gianmaria Bonaldi, tenente che ha combattuto sull’Adamello nella Prima guerra mondiale, alla fine della battaglia: "La vasta piana del Tonale, le pendici dei Monticelli e di Cima Cady erano un tragico viluppo di morti uno sull'altro, a cataste nei punti più contesi".
Le delicate fasi di recupero e di indagine archeologica fatte nella zona trentina, partite subito dopo il ritrovamento e coordinate dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, in accordo con il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, avevano portato alla luce i resti di 12 corpi scheletrizzati, "ma ne mancano altri 82 - fa notare Sergio, che conclude -. Continuerò a battermi, nonostante i tanti muri battuti col naso, affinché tutti i resti vengano riesumati: si tratta di sole due generazioni di distanza da noi. Non possiamo lasciarli lì: bisogna dare un nome a quei caduti".












