"Da Gaber a Jannacci, Elio porta in scena il pensiero divergente della comicità", il regista Giorgio Gallione racconta a il Dolomiti il debutto di "Quando un musicista ride"
L'istrionico artista, frontman di Elio e le storie Tese, debutterà con il nuovo spettacolo di Giorgio Gallione in un Teatro Cristallo sold out. Il regista: "Parliamo di un professionista esemplare, abbiamo sempre lavorato e giocato al tempo stesso"

BOLZANO. Quando un musicista ride, è bello essere lì. Ai più attenti non sarà sfuggita la citazione, sebbene leggermente "allargata", e basterebbe questa a presentare il debutto di “Quando un musicista ride”, nuovo spettacolo con il quale Elio, frontman del gruppo Elio e le Storie Tese, debutterà a Bolzano domani sera (23/10, ore 20.30) davanti al pubblico di un Teatro Cristallo da giorni sold out. Assieme alla sua band di “giovanissimi virtuosi”, guidato dalla sapiente mano dell'autore e regista Giorgio Gallione, l'istrionico arista si divertirà ad esplorare e a reinventare quell'immenso repertorio comico, ai confini tra canto e disincanto, che tra gli anni Sessanta e Settanta ha ripercorso la canzone, il cabaret e il teatro italiano.
E così, sospeso sul crinale tra musica e parole, ad essere sfiorati saranno i grandi Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Cochi e Renato, ma anche I Gufi, Felice Andreasi e diversi outsider appartenenti ad una generazione di artisti eccentrici e controcorrente che hanno sorpreso e divertito tutti, dagli sperimentalisti al grande pubblico, reinventando un genere ricco di eccentriche e divertenti “canzoni scanzonate” che acquisiscono, senza averla forse mai persa, una vena di lucidità e attualità disarmante.
“È uno spettacolo che ha molti legami con il precedente, che ha avuto un grande successo: se in quel caso si trattava di una full immersion nel mondo di Enzo Jannacci, ora ci addentriamo in quel periodo che ha visto la nascita di un nuovo e diverso repertorio musicale bizzarro, surreale, scanzonato e anticonformista”. Queste le prime parole con cui il regista Giorgio Gallione, intervistato da il Dolomiti, inizia a presentare lo spettacolo.
“Si tratta di un lavoro che alterna pezzi musicali e recitati e in cui raccontiamo, con un mood jazz sugli arrangiamenti di Paolo Silvestri, un periodo caratterizzato da una vera e propria ribellione nei confronti di una comicità definita vegetativa e che si era fermata al muro del clichè – spiega Gallione – e quello che abbiamo costruito è un vasto repertorio che, pur non volendo essere 'milanocentrico', ruota inevitabilmente attorno allo storico locale 'Derby' dove si erano concentrate grandi personalità e che si era trasformato in un incubatore di novità e di tentativi di rottura artistica”.
E proprio parlando degli artisti che vengono "filtrati" sul palcoscenico dall'istrionico Elio, Gallione specifica: “Non ce n'è uno che svetta sugli altri, sarà una vera e propria cavalcata tra musica e parole che si snoda tra vari profili: naturalmente a 'far rumore' sono gli allora giovani Gaber e Jannacci, ma anche Cochi e Renato che si affiancano ad outsider quasi del tutto sconosciuti, con la voglia di proporre un repertorio che, al netto di una grande qualità, al tempo è rimasto fuori dalle luci della ribalta”.
E toccando il tema della comicità, vero perno dello spettacolo, non possiamo che chiedere al regista come i tratti di quell'era possano far breccia nello spettatore di oggi, che ipotizziamo, con un po' di pessimismo, assuefatto dalle proposte innestate, per usare un eufemismo, su binari artistici decisamente più "leggeri".
“Non sono così pessimista (ride, ndr). Credo che ogni epoca sia caratterizzata da proposte più o meno di qualità, e da anticonformismo e conformismo, che riescono a convivere – riflette il regista – e quello che emerge nello spettacolo è, più che la comicità, il suo pensiero divergente. Si dice che chi non ride non è una persona seria, e possiamo dire che quella generazione di artisti ridesse molto seriamente: non c'è la presunzione di far riflettere il pubblico, ma di alimentare quella libertà creativa che, di conseguenza, si tramuta in un modo di pensare che apre a nuove vie artistiche e comunicative”.
E quando gli chiediamo come faccia Elio a tenere insieme tutto questo, e la moltitudine di personaggi e profili diversi, Giorgio Gallione non ha dubbi: “C'è un filo rosso in questo repertorio che lo riguarda moltissimo e che si adatta al suo profilo: si può dire che vengono sfiorate identità diverse, innestate sulla stessa coerenza creativa. Ed Elio, sia a livello artistico che personale, quel mondo lo ha frequentato ed è stato forse per lui anche fonte di ispirazione, le sue radici. Queste vengono ora recuperate e, se vogliamo, omaggiate: non troviamo quindi un artista che sconfina in altri territori, bensì che ricerca le proprie origini in pezzi che si rivelano di grande attualità”.
Ma com'è stato, per Giorgio Gallione, lavorare assieme ad Elio alla costruzione di “Quando un musicista ride”? “Parliamo di un professionista esemplare ed è sempre bello, ma anche molto divertente, affiancarsi a lui: ci siamo ritrovati a condividere giornate di grande impegno, ma specifico una cosa: sempre lavorando e giocando allo stesso tempo”.
E dopo cinque spettacoli costruiti assieme, e ai nastri di partenza di questo nuovo percorso, chiediamo al regista uno spoiler sulle loro prossime idee in cantiere: “Siamo all'inizio di una nuova avventura ma al futuro ci pensiamo sempre, anche se cominceremo a parlarne concretamente almeno tra un paio di mesi, quando questo spettacolo sarà decollato e cresciuto. Sono convinto però che ci saranno nuovi capitoli: se vogliamo dare la notizia (ride, ndr) possiamo dire che non abbiamo voglia di abbandonarci”.













