Contenuto sponsorizzato
Trento
13 febbraio | 19:48

"Impossibile scrivere cose più assurde di quelle che dice Trump". Da Sanremo e Peppe Vessicchio, al politically correct, Elio si racconta a il Dolomiti: ''L'auto-tune? Come il doping''

Elio sarà protagonista il 21 febbraio all'Auditorium Santa Chiara con lo spettacolo 'Quando un musicista ride' e si racconta a il Dolomiti: da 'La terra dei cachi" al ritorno a Sanremo, dalla tragica scomparsa di Feiez al ricordo di Peppe Vessicchio fino ad uno sguardo al presente: "L'auto-tune è come il doping e sembra impossibile scrivere qualcosa di più assurdo e comico di quello che succede nel mondo"

TRENTO. "L'umorismo? Per me è stato un sogno". Parola di Elio che, in una lunga intervista concessa a il Dolomiti, si racconta e racconta lo spettacolo "Quando un musicista ride". E se nella vita di certezze ce ne sono poche, una di queste ce la regala proprio il frontman di Elio e le Storie Tese: quando sale sul palco anche la musica smette di prendersi sul serio, e proprio per questo - permetteteci il gioco di parole - diventa incredibilmente seria.

 

E sarà così anche a Trento quando, assieme alla band dei "giovanissimi virtuosi", sabato 21 febbraio (QUI INFO) farà rivivere quel vastissimo repertorio "seriamente comico" che ha fatto vibrare il mondo della canzone, del teatro e dei cabaret italiani intorno agli anni Sessanta. Alcuni nomi? Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Cochi e Renato ma anche tra gli altri I Gufi e Felice Andreasi. Artisti capaci di una rivoluzione "nuova e futuristica" che a distanza di oltre cinquant'anni risulta estremamente attuale. 

 

"Li porto all'oggi perché voglio farlo, e piace a me, nella speranza che qualche intelligenza percepisca la loro straordinarietà", spiega prima di lasciarsi andare ad un flusso di coscienza che, partendo dallo spettacolo, tocca i capitoli principali della sua carriera: dal successo con "La Terra dei Cachi" alla tragica scomparsa di Feiez, dal ritorno a Sanremo al ricordo del Maestro Peppe Vessicchio. Poteva poi mancare uno sguardo al presente? "L'auto-tune per un cantante equivale al doping: proporrei di far cantare a Sanremo degli abbonati Rai estratti a sorte", e poi un pensiero a Donald Trump: "Qualsiasi cosa assurda che potrei scrivere sarà sempre inferiore a quello che lui dice" 

 

Elio, partiamo dallo spettacolo: dopo Gaber e Jannacci riporta all'oggi quella generazione di artisti protagonista di una vera e propria rivoluzione che lei definisce "nuova e futuristica". 

 

Questo lavoro si innesta sul percorso che parte da "Il Grigio" dedicato a Giorgio Gaber e che prosegue con "Ci vuole orecchio" dedicato a Jannacci: qui il cerchio si allarga, possiamo dire, a quell'epoca tutta tutta milanese che anche oggi risulta all'avanguardia proprio perché ha raggiunto livelli artistici altissimi, molto più di quelli che vedo e sento oggi. Solo per citarne alcuni: Dario Fo, gli stessi Gaber e Jannacci, ma anche i Gufi e Cochi e Renato. Lo spettacolo è stato pensato assieme al regista Giorgio Gallione e l'atmosfera è suggestiva anche a livello scenografico, che evoca quasi l'immagine del sogno che rispecchia appieno quell'epoca.

 

Parliamo anche del “microcosmo” che ruotava attorno allo storico locale Derby di Milano: farlo rivivere è più un'operazione didascalica o una sfida?

 

Si tratta direi innanzitutto di un'operazione egoistica: voglio farlo e piace a me. Poi naturalmente la speranza è che interessi anche agli altri e spero che qualche intelligente percepisca la straordinarietà del fatto che queste cose pensate cinquant'anni fa risultano ancora oggi avanguardia. Fortunatamente il pubblico è vario, e ci sono anche giovani e bambini che sono gli spettatori che preferisco in assoluto. Le reazioni? Varie: c'è chi apprezza in toto, chi ascolta esterrefatto perché ci si trova davanti a cose che oggi non esistono.

 

Ha definito la sua una missione, tra musica e umorismo, un po' folle: quasi volesse provare a smuovere nel pubblico qualche "ingranaggio" che risulta bloccato.

 

L'umorismo per me è sempre stato un sogno, è sempre stato un mondo a sé in cui è bello muoversi e in cui si inventano cose: più sono strane, per come la vedo io,  meglio è. Ho fatto questo nella mia vita e sì, quello che dice è vero: l'obiettivo è sempre stato quello di provocare, in senso buono, delle reazioni negli spettatori, con l'obiettivo di non fare addormentare nessuno in platea (ride, ndr). Anche portando questi artisti sul palco lo faccio perché credo valga la pena rischiare, per provare a rimettere in moto qualcosa che nel pubblico sembra essersi inceppato.

 

Tra i vari artisti "con lei" sul palco c'è Enzo Jannacci: a lui la lega un affetto sia artistico che personale. Ce lo racconta?

 

A lui sono sempre stato molto legato dal punto di vista affettivo: era infatti compagno di classe di mio padre e ho ascoltato le sue canzoni fin da bambino, si può dire che sono cresciuto con lui. Le racconto un aneddoto recente: pensi che mio figlio ora fa la stessa scuola e la preside mi ha regalato l'annuario, poi sono andato a cercare e ho visto il nome di Vincenzo Jannacci accanto a quello di mio padre nell'elenco di classe. Quindi è tutto vero (sorride, ndr).

 

Torniamo a parlare dell'umorismo, antagonista dichiarato del politicamente corretto. Come se ne esce?

 

Se ne esce solo rifiutandolo, ignorandolo. Nell'arte, soprattutto quando c'è umorismo, il politicamente corretto non può esistere: nello spettacolo bisogna essere liberi e non si possono avere vincoli. Non si tratta di una guerra, sia chiaro: dico solo che la satira non può essere imbrigliata.

 

Apriamo il cassetto dei ricordi: sono passati trent'anni dall'uscita della storica "Terra dei cachi" in cui si descriveva un paese abusivo e in decadenza. Cosa è cambiato?

 

La prova che tutto è sempre uguale è che non ci hanno neppure invitato a Sanremo per festeggiare questo trentennale (ride, ndr). Battute a parte, quando l'abbiamo scritta ci rendevamo conto che parlavamo di qualcosa che è sempre esistito, d'altro canto noi siamo questi. Era una presa in giro dei titoli di giornale, soprattutto di quegli articoli che parlano dei mali cronici del Paese, sempre uguali a se stessi. In molti l’hanno interpretata come una denuncia, ma in realtà l’intento era scimmiottare quella realtà.

 

Che ricordo ha di quell’edizione di Sanremo e delle polemiche che ne seguirono: arrivaste secondi ma se ne parlò a lungo.

 

Sì, circolò addirittura la voce che sembrava in realtà avessimo vinto noi, dopo furono fatte delle indagini sul corretto svolgimento del festival e sulla classifica: venni interrogato come tutti gli altri e ai margini ci fu detto questo. Ma rimarrà un mistero all'italiana (ride, ndr).

 

Un duro colpo per voi arrivò due anni dopo: parlo dell'improvvisa scomparsa di Feiez. Quanto vi segnò quella tragedia, umanamente e artisticamente?

 

Quando morì eravamo tutti lì, fu come perdere un fratello. Cambiò tutto, con lui eravamo una cosa e senza di lui fu tutto diverso. Abbiamo però sempre mantenuto vivo il suo ricordo, purtroppo non si può cambiare il corso degli eventi ma ci siamo sempre chiesti, e ci chiediamo tuttora, cosa avremmo fatto se lui fosse rimasto con noi: se sarebbero accadute le stesse cose o altre. Ma nessuno può rispondere a questa domanda: so solo che in quegli anni con lui abbiamo fatto cose bellissime e soprattutto ci siamo divertiti tantissimo.

 

Torniamo all'oggi: ha dedicato parole critiche per l'ultima vittoria di Olly a Sanremo e ha dichiarato che l'uso dell'auto-tune è paragonabile al caso di doping di Ben Johnson a Seul. 

 

Confermo tutto. L'auto-tune viene usato da chi non è in grado di cantare per non stonare: a quel punto invitiamo chiunque al festival, non solo pseudo cantanti. Ho un'idea: parlando di un festival della canzone, potremmo a questo punto far cantare degli abbonati della Rai estratti casualmente con un sorteggio.

 

Quest'anno si affaccia all'universo sanremese anche Tony Pitony, e qualcuno ha gridato all'erede di Elio e Le Storie Tese. Cosa ne pensa?

 

Personalmente non l'ho ancora ascoltato bene ma lo farò, però se canta e suona non posso che pensare bene. Penso che nel panorama contemporaneo ci sia spazio per tutti, a patto che ci sia la voglia di fare qualcosa di originale e di nuovo e non ci sia solo quell'ansia di affermazione e di arricchimento che percepisco soprattutto nei nuovi artisti, specialmente nei rapper.
 

E mancherà il Maestro Peppe Vessicchio, scomparso pochi mesi fa. Che ricordi ha di lui?

 

Per come la vedo io era l'ultimo esempio di maestro vero e competente: oggi per fare il direttore al Festival di Sanremo non servono grandi titoli, l'orchestra tanto va. Lui ha sempre ascoltato con grande attenzione e serietà tutte le vaccate che facevamo, come quando abbiamo deciso di eseguire tutta la canzone in un minuto.

 

Parliamo del vostro percorso: prima lo scioglimento, poi la reunion. Cosa dice il vostro "elettrocardiogramma" ora?

 

Sa cosa le dico? Che abbiamo sempre preso come esempio i Pooh, osserviamo loro e facciamo tutto quello che fanno, visto che sono ancora in attività dopo i vari scioglimenti. Facciamo così, le direi che dagli Elio e Le Storie Tese bisogna aspettarsi almeno un altro paio di scioglimenti.

 

Una domanda personale: negli ultimi anni ha affrontato il tema dell'autismo, parlando di suo figlio, e ha detto che in Italia siamo ancora all'anno zero.

 

In Italia per andare incontro alle famiglie e alle associazioni che hanno a che fare con l'autismo c'è poco o nulla, noi ci siamo inventati il Concertozzo che quest'anno sarà a Biella: puntiamo a far arrivare 15 mila persone e affidiamo tutta la parte del food ad associazioni che promuovono l'inclusione delle persone autistiche. Non è solo un messaggio, ma anche una cosa utile per far arrivare a queste associazioni dei fondi. L'anno scorso abbiamo infatti regalato 50 mila euro a PizzAut, che li utilizzerà per comprare delle strutture dedicate a queste persone. Penso che nel nostro Paese siamo molto indietro, e serve parlarne.

 

Oggi di materiale per Elio e Le Storie Tese ce ne sarebbe tantissimo: basti pensare a quello che succede nel mondo. Avete pensato di guardarvi attorno e scrivere qualcosa di nuovo?

 

Sa cosa le dico? Che sembra impossibile scrivere qualcosa di più assurdo e comico di quello che succede nel mondo: la realtà sta superando la fantasia e io stesso sono in estrema difficoltà nel prendere in mano una penna a riguardo. Penso ad esempio alle dichiarazioni di Trump: qualsiasi cosa assurda che potrei scrivere sarà sempre inferiore a quello che lui dice.
 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 13 giugno | 20:42
"In questo momento - spiega Paolo Comune, Direttore del Soccorso Alpino Valdostano - l'unica cosa che si deve fare è tacere, rispettare il dolore [...]
Sport
| 13 giugno | 19:55
Il processo di americanizzazione di calcio e basket in Italia e in Europa procede a ritmi spediti grazie anche ai fallimenti di un modello di [...]
Montagna
| 13 giugno | 20:20
Lavori di manutenzioni concluse e neve rimossa "armati" di motoseghe, pale e frese. Il proprietario di Capanna Punta Penia, Aurelio [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato