Due nuovi murales temporanei a Laives. Egeon e Sanue dialogano con la tradizione messicana
A partire dal 21 gennaio la città di Laives ospiterà, per un mese, due nuovi murales. Realizzati nell’ambito del festival Quo vadis? in occasione della mostra Muralismo messicano. Un dialogo contemporaneo, i giovani artisti altoatesini Egeon e Sanue dialogano con i grandi nomi del rinascimento messicano. Oltre all’aspetto estetico, i due artisti si mettono in gioco invitando il pubblico a riflettere su temi legati all’attualità

LAIVES. Nella cornice del Festival delle Culture e delle Lingue - Quo vadis? trova spazio un ponte culturale inedito, che mette in relazione due giovani artisti altoatesini con i maestri del rinascimento messicano. L’idea dei curatori della mostra, organizzata dall’Associazione culturale lasecondaluna, è proprio la ricerca di un dialogo transtorico e transgeografico, tra epoche e contesti solo apparentemente lontani. È dunque così che, nell’esposizione Muralismo messicano. Un dialogo contemporaneo, visitabile dal 21 gennaio al 17 febbraio, trova spazio un confronto aperto tra il Messico di cent’anni fa e l’Italia di oggi.
L’intero impianto della mostra si fonda sul presupposto storico-artistico dell’esistenza di un fil rouge tra l’arte urbana contemporanea e le proprie origini, quel muralismo che prese le mosse negli anni Venti del secolo scorso in Messico. Di fatto, lungo il percorso creato all’interno delle sale espositive dell’associazione di via Pietralba 29, si possono ritrovare continui rimandi e collegamenti tra passato e presente, che evidenziano come il muralismo messicano rappresenti un precedente sia storico che artistico dell’arte urbana odierna.
La fruibilità aperta al pubblico più ampio e in modo gratuito, le modalità di utilizzo della superficie pittorica, il concetto di possesso legato all’opera e la caducità della stessa lungo il corso del tempo, sono solo alcuni degli elementi in comune tra le due espressioni artistiche. Inoltre, in entrambe le forme d’arte, si possono trovare forti elementi di contatto con il contesto spaziale e culturale nel quale sono concepite.

Così come Diego Rivera, Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e gli altri esponenti di quella fioritura artistico culturale che è passata alla storia come rinascimento messicano, anche Egeon e Sanue - i due giovani street-artist chiamati a decorare le sale della sede dell’associazione - recuperano una componente estetica legata all’impegno sociale.
Matteo Caria, che si cela sotto lo pseudonimo di Sanue, prende come base per la propria realizzazione un’opera di Siqueiros, rappresentante una scena corale sulla falsariga del più celebre Pellizza da Volpedo. Dove, però, Siqueiros mostrava una folla marciante e orgogliosa, Sanue propone una fiumana di spalle, lanciando così una critica all’individualismo della società. Il bolzanino Egeon, al secolo Matteo Picelli, occupando ben tre pareti, punta invece a creare un ambiente accogliente per il pubblico, richiamandosi alla concezione spaziale dei muralisti messicani. Rifacendosi alla citazione di Siqueiros per cui “l’uomo è solo un frammento all’interno del tutto”, Egeon ricrea sulla parete un frammento di giungla messicana, togliendo quindi l’uomo dal centro dell’attenzione. Nel suo ‘pezzo’, l’artista ritrae l’elemento naturale come totalizzante e invita il visitatore a entrare in dialogo con i vari elementi dipinti, come radici e funghi.
A partire da fine febbraio, al termine del periodo espositivo, le opere verranno quindi cancellate. In continuità con il carattere distintivo di questo tipo di arte urbana, l’abbandono dell’opera al pubblico e il suo carattere effimero sono un invito a riflettere sui concetti di possesso e permanenza.












