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"Esploriamo il concetto di fine, che può essere al tempo stesso risorsa e trasformazione", dal 2 all'11 maggio torna il Festival Tabù

Il festival in programma al teatro di Villazzano propone eventi informali, performance, installazioni e spettacoli rivolti alla grande platea. Il direttore artistico Mirko Corradini: "Non vogliamo scandalizzare o creare una sterile provocazione: crediamo nel potere trasformativo dell’arte e in particolare dell’arte teatrale, che fa incontrare e discutere le persone”

Di F.Os. - 23 aprile 2024 - 10:38

TRENTO. “La fine come inizio”. È questo il tema della terza edizione del Festival Tabù, il progetto di Aps Fantasio in programma dal 2 all'11 maggio al teatro di Villazzano di Trento e che proporrà spettacoli teatrali, di danza e musicali, ma anche performance, eventi d'incontro e talk informali su temi, appunto, “tabù”.

 

Il filo rosso di ogni edizione viene scelto tra quelli considerati “significativi, scomodi, delicati e impellenti” e declinato attraverso il linguaggio dell'arte contemporanea per “avvicinarsi a quello che fa paura, a quello che non si vede, per dare voce a chi o cosa non è facile rappresentare o nominare, cercando di costruire un pensiero inclusivo per le mille sfumature dell'umano”.

 

“La fine come inizio” si pone l'obiettivo di esplorare i molti significati di fine - la fine della vita umana o animale, la fine di alcuni processi sociali o culturali che stiamo vivendo, la fine di periodi storici mondiali o personali - e cerca di abbattere le comuni ritrosie che esistono nel parlare di tali argomenti.

 

La struttura del Festival comprende due filoni di eventi, diversi e complementari: una serie di eventi informali, performance e installazioni dislocate in intimi spazi off all'interno del teatro, e gli spettacoli teatrali rivolti alla grande platea.

 

Per quanto riguarda i primi, si partirà con l’esordio del 2 maggio con “Spin-On-Spin-Off”, un format che mescola il momento di “fine giornata” dell’aperitivo con la proposta di alcuni mini-spettacoli per arrivare il 5 maggio alla “Festa delle fini” che corona la prima settimana di Festival con un momento di musica, intrattenimento e open mic.

 

All’esterno del teatro è prevista poi l’installazione fotografica “L'attimo”, destinata a essere modificata dagli agenti atmosferici, mentre le quinte e gli spazi del teatro - solitamente riservati agli addetti ai lavori - ospiteranno l’esplorazione immersiva “Tunnel del tabù” e l'8 maggio lo spettacolo di teatro danza “La nona - Quel che resta di noi e della terra (passo a due)”, un percorso alla ricerca di una riconciliazione tra il genere umano e la natura .

 

Venendo agli spettacoli teatrali, tra i principali si segnalano “Love Lies Bleeding" di Phoebe Zeitgeist, in programma il 4 maggio e che si snoda attorno alla domanda “Quando termina la vita? O, meglio, quando è giusto che termini la vita?”.

 

Il 9 maggio sarà invece la volta de “Lo stronzo”, una produzione di Teatro delle Temperie che esplora il tema della violenza di genere dal punto di vista dell’uomo violento mentre il gran finale in programma l'11 maggio sarà affidato a “Mephistopheles eine grand tour” di Anagoor, un viaggio per immagini attraverso la sofferenza del mondo, musicato in un live set elettronico da Mauro Martinuz.

 

“Il Festival Tabù è un progetto nel quale crediamo moltissimo per la sua portata umana, oltre che artistica e il nostro intento non è scandalizzare o creare una sterile provocazione: crediamo nel potere trasformativo dell’arte e in particolare dell’arte teatrale, che fa incontrare e discutere le persone”, dichiara il direttore artistico del teatro di Villazzano Mirko Corradini che specifica: “Quando pensiamo alla fine si immagina sempre il termine, spesso doloroso o tragico, di una vita umana o di una relazione. Festival Tabù quest’anno è uno spazio fisico e mentale per ragionare sulla fine, che può essere allo stesso tempo risorsa e trasformazione. In quest'edizione vogliamo accompagnare spettatori e spettatrici a esplorare in profondità il concetto di fine nelle sue varie sfaccettature, e magari tornare a casa con un’idea diversa.”

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