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Belluno
29 agosto | 11:23

"Cambiamenti demografici ed economici nella Magnifica Comunità di Cadore", un evento tra tradizione e il futuro post Olimpiadi

L’incontro, organizzato da Welcome Dolomiti e Corte delle Dolomiti, è stato l’occasione per presentare la nuova pubblicazione “Cadore - fotografie del cambiamento” uscita in occasione dei 150 anni della ricostituzione della Magnifica Comunità

BORCA DI CADORE. Si è tenuto nei giorni scorsi, alla Gellner Lounge di Hotel Boite a Borca di Cadore, il talk intitolato “Cambiamenti demografici ed economici nella Magnifica Comunità di Cadore” che ha visto ospiti della serata Matteo Da Deppo, direttore dei Musei della Magnifica Comunità di Cadore, e Walter De Cassan, presidente provinciale Federalberghi Belluno Dolomiti, moderati dalla giornalista Katia Tafner.

 

L’incontro, organizzato da Welcome Dolomiti e Corte delle Dolomiti, è stato l’occasione per presentare la nuova pubblicazione “Cadore - fotografie del cambiamento” uscita in occasione dei 150 anni della ricostituzione della Magnifica Comunità e che ha ricevuto anche il plauso di Francesco Accardo general manager di Hotel Boite: “Rinnovo i complimenti alla Magnifica Comunità di Cadore per aver creato un nuovo libro che, come quello uscito l’anno scorso, ha una visione scientifica, cosa non scontata quando si parla di territorio. L’abbinamento delle foto ai grafici e ai dati consente di avere una panoramica completa del territorio e della sua storia che ha visto comunità una volta silvo pastorali votarsi poi all’industria dell’occhialeria ed oggi al turismo”.

 

Ed è proprio dal concetto di territorio che è iniziato anche l’intervento di Da Deppo: “Quando si parla del nostro territorio, i confini dello stesso cambiano in base all’unione montana, al Gal o appunto alla Magnifica che lavora in 22 Comuni del Cadore. Individuare chiaramente di che territorio si sta parlando è fondamentale per capirne la sua identità, le comunità che vi abitano e i cambiamenti che avvengono col passare del tempo in quel territorio”.

 

Da Deppo ha fatto anche sapere che si è scelto di selezionare solo fotografie in bianco e nero e frutto di pellicole per dare uniformità al lavoro: “tra le centinaia di foto a disposizione, abbiamo scelto di creare dei nuclei concreti utilizzando quelle dei Fratelli Riva per il 1870, poi quelle di Arnaldo Marchetti, il fondo Livan, il fondo Ghedina salvato e concesso dal Gal Alto Bellunese e per la modernità abbiamo scelto Vito Vecellio che appunto fotografa con pellicola e in bianco e nero”.

 

Tra i temi indagati durante la serata vi sono stati il cambiamento che ha subito Perarolo che da paese più ricco del Cadore a fine ‘800, basato sul commercio di legname, è diventato marginale con le importazioni dall’Austria e la costruzione del Ponte Cadore, eventi che hanno ridotto la popolazione del 78%. Si è parlato poi dell’Ode del Cadore fatta da Carducci nel 1892 che ha portato alla creazione di un boom di presenze turistiche e conseguenti costruzioni di strutture ricettive esplose fino al 1913. E ancora di come le comunità cadorine basate sull’agricoltura di sussistenza e il pascolo abbiano poi svoltato nel mondo dell’industria dell’occhiale e visto nel secondo dopoguerra la creazione di numerosi laghi artificiali da parte della Sade per fornire elettricità alla pianura.

 

Passando a tempi più recenti si sono viste foto che certificano come il paesaggio dei paesi cadorini sia mutato con una massiccia costruzione di seconde case negli anni 80 e 90, molte delle quali però sono spesso vuote come accade a Selva di Cadore che vede ben l’80% delle sue abitazioni in questa situazione.

 

Altro tema di attualità è quello delle Olimpiadi commentato così da De Cassan: “Sicuramente le Olimpiadi stanno creando ora dei disagi ma hanno portato al Cadore la costruzione delle varianti sull’Alemagna che altrimenti non si sarebbero viste. Credo che anche qui succederà come con la tangenziale di Agordo e cioè che spostando il traffico fuori dagli abitati si potrà tornare a vivere i paesi oggi congestionati dalle macchine. Ovviamente sarà da trovare un giusto equilibrio che accolga il turismo ma consenta a noi di continuare a vivere la montagna”.

 

“Oggi per non essere noi estranei alla montagna è necessario fare cultura della montagna nelle scuole, in famiglia, nei musei che non sono luoghi da visitare quando piove ma presidi dove pianificare il territorio. Credo che il modello della Magnifica e delle Regole faccia vedere che la montagna autogovernata per secoli è stata florida. A mio avviso sarebbe da dare autonomia ai nostri territori anche oggi” ha concluso Da Deppo.

 

Al libro si accompagna la mostra fotografica che sarà visibile al Forte di Monte Ricco a Pieve di Cadore fino all’8 settembre.

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