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| 17 ott 2025 | 19:21

L'incredibile scoperta in un campo: trovato dopo oltre un secolo il gigantesco cannone austro-ungarico che bombardò l'Altopiano: "Ma ora va dissotterrato e valorizzato''

Il cannone, 20 metri di lunghezza e 98 tonnellate di peso, fu utilizzato dall'esercito austro-ungarico durante la Prima guerra mondiale per bombardare con proiettili da 700 chili vaste aree di Veneto e Friuli: lo hanno trovato due ricercatori veneti, Danilo Pellegrini e Luciano Chiereghin, e si trova a quasi 4 metri di profondità sotto un'area di campagna nella zona di Oderzo

(foto storica Österreichische Nationalbibliothek)
(foto storica Österreichische Nationalbibliothek)

TRENTO. Nel 1915 ha ridotto in macerie Asiago, l'anno seguente è stato installato a Calceranica, in Trentino, per bombardare un comando militare italiano, poi dopo Caporetto è stato posizionato a Gorgo del Monticano (Oderzo): ma dopo la disfatta dell'esercito austroungarico e la fine della Prima guerra mondiale, del gigantesco cannone navale soprannominato "Der lange Georg" (il lungo Giorgio) si erano perse le tracce, tanto che allora non venne catalogato tra i pezzi di artiglieria di preda bellica catturati dal regio Esercito o alienati per demolizione ad imprese private. 

 

Semplicemente sembrava che fosse "sparito". Impresa non facile, visto che l'imponente bocca da fuoco Škoda da 35 cm L/45 M16 - costruita a Plzeň e poi destinata al fronte terrestre - misurava circa 20 metri di lunghezza e aveva un peso dichiarato di 98 tonnellate

 

Ma ora l'enigma è stato risolto e il gigante, dopo aver "riposato" sotto terra nella campagna di Oderzo per oltre 100 anni, è stato ritrovato grazie al lavoro di ricerca di Danilo Pellegrini e Luciano Chiereghin, che mediante una prospezione geognostica nel corso dello scorso mese di giugno lo hanno individuato a circa 4 metri di profondità nel terreno.

 

E adesso i due ricercatori e tutta la comunità di storici e appassionati della Grande Guerra sperano che gli enti preposti (per il momento silenti) possano procedere al recupero e alla valorizzazione di un cimelio unico nel suo genere considerato di grande valore e importanza storica e culturale. 

 

DER LANGE GEORG. 

 

Un passo indietro per capire il ruolo giocato dal gigantesco cannone. Nel corso della Prima guerra mondiale, dopo aver avuto la meglio sul regio Esercito a Caporetto, le forze imperiali austro-ungariche occuparono il basso Friuli e parte del Veneto orientale: proprio in quella zona, nella località di Gorgo dei Molini, venne messo in batteria per l’ultima volta “Der lange Georg”.

 

Fu proprio quest'arma a dare inizio alla Battaglia del Solstizio, proiettando granate da 700 chilogrammi contro lo strategico snodo ferroviario di Treviso, distante una trentina di chilometri.

 

In precedenza però come detto, nel 1916, era stata installata anche in territorio trentino Calceranica per di bombardare la sede del comando militare italiano ad Asiago che, a seguito dei gravi danni inflitti, venne forzatamente evacuata; tra il 15 ed il 25 maggio 1916 circa 75 colpi sull’altopiano, il secondo dei quali centrò in pieno la piazza di Asiago (un proiettile inesploso si trova invece all'interno del Sacrario di Asiago). Ad essere colpiti furono anche i paesi di Gallio, Roana, Cesuna, Canove e Camporovere. E nel 1917 venne posizionata a Santa Croce di Opicina per contrastare le postazioni lagunari italiane di Grado e Punta Tagliamento.

Archivio Generalmajor Ingenieur Karl Padiaur

Da qui in avanti ci sono poche e frammentarie testimonianze; alcuni uomini del personale militare austro-ungarico rientrante in Trentino dal fronte orientale, alcuni mesi dopo la fine del conflitto l’arma, testimoniarono che l'arma risultava ancora posizionata a Gorgo, ubicata in prossimità dei binari della linea ferroviaria Motta di Livenza-Treviso.

 

Ma il destino del cannone a quel punto divenne un enigma irrisolto, tanto che nemmeno i molti storici, esperti e appassionati del territorio che hanno raccontato la storia dell'arma erano riusciti a venirne a capo

 

IL RITROVAMENTO

 

Almeno fino allo scorso giugno, quando i ricercatori Danilo Pellegrini e Luciano Chiereghin, lo hanno individuato con grande accuratezza dopo un lungo processo di ricerca in cui hanno giocato un ruolo determinante le conoscenze storiche, l'esperienza sul campo e le tecnologie impiegate

 

Inizialmente, analizzata la documentazione militare austriaca, i due hanno circoscritto in linea di massima il sito del posizionamento dell’arma: in particolare Chiereghin, specialista in questo genere di ricerca abitualmente adottata nel settore archeologico, ha individuato una anomalia nella serie pregressa delle restituzioni fotografiche satellitari dell’area interessata, riprese con il sistema Timelapse Google Earth Landsat U.S. Geological Survey.

 

L’immagine termica di una imponente massa metallica affossata nel sottosuolo che, sottoposta a filtro polarizzatore, rivela forma e dimensioni che coincidono con precisione ai dettagli costruttivi della bocca da fuoco in oggetto: la misura della volata ed il suo sistema di accoppiamento mediante perni alla culatta, completa del cilindro contenente l’otturatore a cuneo

Termini tecnici necessari per trasmettere la complessità della ricerca, proseguita poi lo scorso 7 giugno con un esame "sul campo", cioè direttamente sull'area agricola dove (con l'assenso dei proprietari) sono state condotte ulteriori indagini, non invasive, con il supporto dell'ingegnere Nicola Albertin ed il geometra Gianluigi Zanellato, usando magnetometro Föster mod. Ferex 4021 ad alta penetrazione certificato per bonifiche militari, georadar Sors Oerad Pro e di GPS Garmin cartografico.

 

La strumentazione ha confermato, esattamente alle coordinate Gps preventivamente rilevate tramite satellite, la presenza di una consistente massa metallica di forma oblunga, della lunghezza di circa 20 metri il cui estradosso si trova ad una profondità media stimata di circa 3,5-4 metri sotto l’attuale piano campagna.

 

Ma come è finito così in profondità sottoterra? Secondo i ricercatori le concause del notevole affossamento sono dovute, oltre che al peso intrinseco dell’arma (che ripetiamo, sfiora le 100 tonnellate) anche all’innalzamento del terreno riscontrabile in alcune proprietà della zona: il ripascimento dell’ordine di quasi 2 metri venne apportato a seguito di alcune disastrose alluvioni occorse nel secolo scorso per elevare i sedimi a quota di sicurezza, a salvaguardia idraulica delle nuove strutture abitative edificate successivamente al secondo dopoguerra.

 

E ADESSO? 
 

I due ricercatori veneti 76enni a quel punto si sono subito attivati: "Ritenendo il ritrovamento in oggetto di particolare rilievo per la didattica del territorio e di elevato interesse storico militare, essendo questo l’unico cannone Škoda di tale calibro ancora esistente, lo scorso 9 luglio abbiamo presentato, a mezzo posta certificata, regolare denuncia in primis al Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia e per le province di Belluno, Padova e Treviso ed inoltre alle autorità civili e militari, locali e nazionali; nello specifico l'Ufficio Presidenza Regione Veneto-Comune di Oderzo e il Comando Provinciale Carabinieri Treviso - Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito".

 

"Lo Stato Maggiore dell’Esercito - prosegue Pellegrini - ha espresso formalmente il suo interesse per il ritrovamento, inoltrando adeguata comunicazione alla Soprintendenza e confermando la nostra disponibilità di indire una riunione di coordinamento al fine di concordare e valutare le opportune attività di recupero e valorizzazione del cimelio".

 

Ma da allora non si è mossa foglia: "Non essendovi stato seguito o ulteriore riscontro alla richiesta dello Sme da parte delle Autorità preposte ed essendo trascorsi oltre 4 mesi dal ritrovamento, abbiamo pensato di comunicare la notizia del ritrovamento alla stampa".

 

Sperando in un cambio di passo che possa riportare alla luce e dare una degna collocazione a "Der lange Georg", prezioso testimone di tante pagine buie della storia dei territori alpini

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