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Trento
14 dicembre | 20:19

"Scrivere queste canzoni? Un modo per restare viva". Gloria Abbondi racconta l'Ep 'Del vento e del mare', ora anche digipack da collezione: "Sospeso tra arte e musica"

Gloria Abbondi, cuore pulsante del progetto Zelda Mab, racconta l'uscita del suo nuovo Ep ora in digipack da collezione, con libriccino illustrato, immagini Nasa e frammenti di foglia d'oro: "Ho percepito di aver chiuso un ciclo, ho tirato fuori tutto ciò che avevo bisogno di esprimere e sono diventata la persona che desideravo essere, trasformando in materia quello che per anni era stato solo un sogno"

TRENTO. “Scrivere, suonare, cantare e produrre queste canzoni è stato un atto di resistenza, un modo per restare viva: questa versione fisica per me significa rendere tangibile ciò che era intangibile”. Gloria Abbondi va subito al cuore della questione. Cantautrice bolzanina, trentina d’adozione e cuore pulsante del progetto Zelda Mab, racconta a il Dolomiti il suo nuovo passaggio artistico: la pubblicazione in “una nuova veste” dell’Ep Del Vento e Del Mare, disponibile dal 12 dicembre in un digipack da collezione.

 

La polistrumentista, compositrice e producer fa così il salto dalla dimensione digitale a quella fisica. Con una particolarità che fa la differenza: all’interno del cofanetto trova spazio un “piccolo regalo”, sospeso tra arte e musica. Un libriccino illustrato che raccoglie i testi delle cinque tracce, accompagnati da cinque disegni originali, realizzati a mano in stile fumetto realistico, poi digitalizzati, colorati e impreziositi con sfondi di immagini Nasa e frammenti di foglia d’oro.

 

Una piccola opera d’arte, spiega l’artista, pensata per chi vive la musica come esperienza totale e per un progetto che mira a valorizzare ulteriormente un Ep “nato dal silenzio e dall’amore puro per la musica” e che già dalle prime vibrazioni del singolo Blu Cobalto (QUI INTERVISTA) aveva saputo parlare chiaro, in sospeso tra melodie elettro pop e profonde riflessioni esistenziali.

 

Così come le cinque canzoni che compongono l'Ep, "un dialogo interiore, una forma di cura, un viaggio sonoro e visivo capace di unire gesto artigianale e dimensione digitale, fragilità e potenza, realtà e sogno”.

 

Gloria Abbondi, cosa si cela dietro la scelta di "regalare" al suo Ep questa nuova veste?

 

Per me significa rendere tangibile ciò che era intangibile. Creare suoni, immagini e parole nella mia mente e poi vederli trasformarsi in un oggetto fisico mi fa sentire un po’ un’alchimista: porto nel reale qualcosa che prima era solo pensiero, atmosfera, intuizione. Il formato fisico avvicina le persone al mio mondo: possono tenere tra le mani un pezzo di me, dei miei pensieri. In un certo senso colma la distanza, rende la mia solitudine qualcosa che unisce invece di separare.

 

Il digipack si trasforma, a tutti gli effetti, in un piccolo oggetto d’arte.

 

Zelda Mab nasce proprio per permettermi di esprimere tutto ciò che so fare: musica, pittura, design, video. Vengo dal conservatorio, dal liceo artistico e da studi di design, e per me questi linguaggi non sono mai stati separati. Cinema, musica e pittura sono i miei mezzi naturali, quelli in cui mi sento autenticamente me stessa. L’idea di trasformare l’Ep in un oggetto d’arte nasce da molto lontano: da quando ho iniziato a pensare e immaginare, ancora prima di sapere come esprimermi davvero. Tutto il mio percorso personale e artistico mi ha preparata per arrivare qui, a creare un progetto che unisce tutte le mie forme espressive in un’unica piccola creatura fisica.

 

Traccia per traccia, si emerge un filo rosso che lega più riflessioni esistenziali, quasi consequenziali. C'è stato un momento in cui ha capito che questi brani facevano parte di un unico universo?

 

C'è voluto tempo. All’inizio le canzoni che volevo pubblicare erano dodici, scelte tra le circa sessanta scritte negli ultimi anni. Poi ho sentito il bisogno di arrivare all’essenza, di fare una selezione ancora più profonda. Queste cinque tracce rappresentano un percorso molto chiaro, quasi narrativo. Se dovessi dare un titolo a ciascuna, per spiegare il filo che le unisce, farei così. In primis “la sosta”, il fare i conti con ciò che è stato. Poi “lasciare andare”, l’accettazione di ciò che non serve più. Poi arrivano “la guarigione”, quel lavoro interiore che nessuno vede e “la creazione”, la consapevolezza della potenzialità umana. Infine “la serenità”, il bastarsi, il sentirsi centrati dentro il caos della vita. Solo quando le ho viste così, una accanto all’altra, ho capito che erano figlie della stessa stella.

 

Un progetto che definisce “un punto di svolta artistico e personale”. 

 

Quando ho finito Del Vento e Del Mare ho percepito chiaramente di aver chiuso un ciclo iniziato nel 2019. Ho tirato fuori tutto ciò che avevo bisogno di esprimere, sono diventata la persona che desideravo essere e ho trasformato in materia quello che per anni era stato solo un sogno. Con questo Ep ho realizzato i miei desideri artistici più profondi. Ho dimostrato a me stessa che potevo farcela da sola, che potevo creare cose che non immaginavo nemmeno di riuscire a fare. Ho superato i miei limiti citando il mio primo singolo, Krazy Fly (2019, ndr). Ora mi sento in pace. Ho trovato quell’oasi che “destruttura l’orizzonte”, come canto in Duna Surf. Non ci sono segnali esterni a dirti quando accade: è qualcosa che senti dentro, e che ti cambia.

 

Parliamo del titolo: da dove nasce la metafora del vento e del mare?

 

Nasce dal cosiddetto “sentimento oceanico”: quella sensazione immensa che ci unisce tutti, che talvolta ci trascina in profondità e altre volte ci spinge in superficie, in balia dei venti. La nostra unica bussola affidabile è quella interiore. Siamo gli unici a rimanere con noi stessi dall’inizio alla fine. Per questo, nonostante le correnti esterne, ciò che conta davvero è imparare a governare le nostre maree interne, i nostri venti. Siamo noi i capitani di noi stessi.

 

“La musica mi ha salvato un’altra volta”, ha dichiarato.

 

La musica, la pittura, il cinema e la creatività, in tutte le loro forme, sono la mia bussola. Mi danno uno scopo, una direzione. Avere una chiamata ti ancora quando tutto intorno trema. La musica mi ha salvata perché è stata l’unica forza capace di sostenermi mentre attraversavo qualcosa che, davvero, poteva portarmi via. Senza di lei forse non avrei trovato né il coraggio né la lucidità per affrontare ciò che ho dovuto affrontare. Nel booklet ho scritto una dedica: a Dio, a chi mi è stato accanto e alle ragazze del quarto piano. L’ho fatta perché il mio essere qui, oggi, lo devo anche a loro.

 

Parliamo degli ascoltatori: che "regalo" vuole lasciare loro con questo progetto?

 

Un sorriso. È un piccolo scrigno di ricordi, pieno di elementi riconoscibili e condivisibili. Vorrei che chi lo tiene tra le mani ritrovasse un pezzo di sé, magari qualcosa di dimenticato: quella parte che ci faceva stare bene quando conoscevamo solo il bene. E che, con nuova consapevolezza, potesse lasciarsi trasportare da quella sensazione semplice e luminosa.

 

Prima di salutarla, uno sguardo al futuro: che progetti ha in cantiere?

 

Ho già in tasca nuovi brani, nuove idee e un paio di collaborazioni con persone per me importantissime e che daranno una veste più fresca e rinnovata alla mia musica. Per i live sto ancora definendo tutto. Sto cercando un booking, perché fare tutto da sola mentre creo, produco e dipingo è impegnativo. Ma è anche il prezzo della libertà, e lo accetto volentieri.

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