Dalle piste all'arte: lo spirito olimpico di Milano Cortina rivive tra i capolavori del '900
Mentre la regione si prepara ai Giochi del 2026, una mostra inedita racconta l'estetica del gesto atletico: grafiche, dipinti e sculture celebrano la bellezza dei campioni della neve attraverso la matita di Flora e il genio dei futuristi

BOLZANO. Mentre i riflettori del mondo sono puntati sulle vette di Milano Cortina 2026, la città di Bolzano sceglie di celebrare l'agonismo d'alta quota attraverso una lente inedita e raffinata. Nelle sale storiche del Palazzo Mercantile, ha aperto i battenti la mostra "Winterspiele der Kunst - Sport invernali nell'arte", un'esposizione che trasforma il gesto atletico in estetica pura.
L’iniziativa, nata da un’idea di Stefano Consolati e Karl Kraus della Bozner Kunstauktionen e promossa dal Museumverein Bozen, si avvale del sostegno decisivo dell’assessore regionale Angelo Gennaccaro, il quale ha sottolineato come la rassegna parli un linguaggio universale: “Abbiamo fortemente creduto in questo evento, che strizza l’occhio alle Olimpiadi 2026, ma è visto dalla parte degli artisti cari alla nostra regione – spiega Gennaccaro - la mostra rappresenta l’incontro di due mondi, apparentemente distanti, che condividono molto più di quanto sembri: lo sport e l'arte. In una regione come la nostra, conosciuta in tutto il mondo anche per le sue bellissime montagne, si ritroveranno sportivi e amanti dell’arte, chiamati a guardare gli sport invernali come forma, più ampia, di espressione universale: dove il corpo diventa linguaggio ed il movimento si tramuta in forma”.
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal corpus di opere di Paul Flora, il celebre "poeta con la penna" che ha saputo raccontare sciatori, saltatori e pattinatori con un'ironia discreta e un tratto inconfondibile. Caratterizzata da un sottile umorismo e da un’ironia discreta, la sua opera crea un universo visivo unico e distintivo. Celebre il suo contributo satirico alle Olimpiadi invernali, molto lontane dalle attuali competizioni. Nelle sue grafiche, lo sport non è solo prestazione, ma diventa un pretesto per esplorare l'universo visivo di un artista che ha segnato il Novecento europeo.
Accanto alle visioni satiriche e sognanti di Flora, il percorso espositivo si arricchisce delle celebri pennellate di Alfons Walde, il pittore che ha immortalato l'anima di Kitzbühel. Le sue baite innevate e i suoi sciatori, carichi di una forza cromatica senza tempo, dialogano perfettamente con le opere di Max von Esterle e con le firme internazionali di maestri del calibro di Lyonel Feininger e Victor Vasarely. Proprio di Walde, ci sarà una nutrita sezione delle sue opere che hanno per protagonista la montagna e i colori dell’inverno, come “Sciatori nei pressi di una baita” del 1933. Sin da ragazzino il paesaggista traeva i soggetti dei suoi dipinti proprio dalla natura e dagli scorci che ammirava sulle sue montagne, alle quali rimarrà fedele sempre.
Il racconto non trascura le avanguardie storiche, trovando una degna conclusione nelle dinamiche visioni del Futurismo italiano. Tra le sale si possono ammirare i lavori di Fortunato Depero e il celebre "Sciatore al salto" di Ivanhoe Gambini, opera degli anni Trenta che incarna perfettamente il mito della velocità e della sfida alla gravità.
Gran parte di questo prezioso patrimonio è tornato visibile al pubblico grazie alla generosità di collezionisti privati e al contributo fondamentale di Michael Seeber e della Leitner di Vipiteno. La mostra, visitabile fino al 25 marzo, invita residenti e turisti a riscoprire la montagna non solo come terreno di gara, ma come spazio sacro dove il movimento umano si fa armonia e il paesaggio innevato diventa metafora dell'esistenza.












