“La cultura basca ha un fascino ancestrale, con la musica rendo omaggio alla terra di mio padre”. La cantautrice Maitea racconta il suo viaggio artistico tra radici e palcoscenico
Dai primi passi nel coro di Cles alla maturità artistica, la cantautrice Elisa Maitea Olaizola, in arte Maitea, racconta il profondo legame con le proprie origini basche tra memoria, ricerca musicale e nuove sonorità. Un viaggio intimo che prende forma nello spettacolo Echi d’Euskal Herria: "Voglio rendere omaggio alla mia terra paterna, alle radici che, nonostante la distanza, sento molto forti in me"

TRENTO. "La musica basca ha un fascino ancestrale e viscerale: sa coniugare ritmi ipnotici, melodie evocative, una lingua unica al mondo e un forte senso di identità e comunità". Ci sono terre che non smettono di appartenerci, anche quando siamo nati altrove, terre che sopravvivono nelle parole, nei ricordi di famiglia, nelle canzoni tramandate da una generazione all'altra.
Per Elisa Maitea Olaizola, cantautrice italo-basca classe 1994 originaria di Cles, e tra le voci giovani più apprezzate del panorama cantautorale in regione, quella terra si chiama Euskal Herria, il Paese Basco. E la musica è diventata il modo per accorciare le distanze, geografiche e sentimentali.
Venerdì 6 novembre, alle 20.45, al Cinema Teatro di Cles, quelle radici prenderanno voce con Echi d'Euskal Herria, un concerto-spettacolo che intreccia musica, immagini e danze tradizionali: sul palco undici musicisti e ospiti arrivati dai Paesi Baschi, per un viaggio dentro una cultura che ha fatto della propria identità una forma di resistenza al tempo.
Ma dietro lo spettacolo c'è anche una storia circolare: quella di una bambina cresciuta cantando nel coro della Scuola Celestino Eccher, diventata musicista e poi insegnante nella stessa scuola. E di un ponte tra Cles e Zumaia, paese paterno, costruito decenni fa attraverso gemellaggi corali e mai davvero interrotto. Durante la serata Maitea presenterà anche H(A)ITZAK, un EP di quattro canti popolari baschi rivestiti di sonorità contemporanee. Perché le radici, qualche volta, servono soprattutto a trovare nuove strade.
Parliamo di “Echi d’Euskal Herria”, un concerto-spettacolo dedicato alla tradizione musicale basca. Come nasce questo progetto e che cosa deve aspettarsi il pubblico?
Con questo concerto voglio rendere omaggio alla mia terra paterna, alle radici che, nonostante la distanza, sento molto forti in me. Il progetto nasce dal desiderio di far conoscere un patrimonio musicale di nicchia, ma ricco di elementi unici e incredibilmente interessanti. Il pubblico deve aspettarsi un viaggio musicale ed emozionale, in cui l'energia della musica dal vivo si intreccerà con immagini evocative e la grazia della danza tradizionale.
La musica basca è ancora poco conosciuta in Italia. Quali sono le sue caratteristiche più affascinanti e che cosa vorrebbe trasmettere attraverso questo spettacolo?
La musica basca ha un fascino ancestrale e viscerale: sa coniugare ritmi ipnotici, melodie evocative, una lingua unica al mondo e un forte senso di identità e comunità. Attraverso questo spettacolo vorrei trasmettere proprio la ricchezza di questa cultura, regalando all'ascoltatore un'esperienza autentica e immersiva.
Sul palco sarà accompagnata da undici musicisti e da ospiti provenienti dai Paesi Baschi, tra musica e danza tradizionale. Come ha costruito lo spettacolo e quale ruolo avranno questi diversi linguaggi artistici?
Ho voluto costruire una dimensione sonora ed espressiva ricca e avvolgente. Sarò affiancata da una band d’eccezione composta da undici elementi: Francesca Endrizzi alla batteria, Amos Corradi al basso, Filippo Nicolodi alla tastiera, Alessandro Biasi e David Altieri alla chitarra, Vanessa Bresadola al violino, Ylenia Cardì al clarinetto, Elena Favè, Federico Baracchi, Sara Alice Ridolfi e Silvia Lo Sapio ai cori. Sono felicissima di poter condividere il palco con numerosi ospiti, tra i quali Balen López de Munain, rinomato chitarrista basco con cui ho già avuto l’onore di collaborare nel 2024, accompagnato dalla violoncellista Paola Zannoni. Inoltre, ci saranno i ballerini baschi Oier Romatet e Irene Alvarez, arrivati direttamente dai Paesi Baschi: con la loro esibizione porteranno in scena un elemento fondamentale e imprescindibile della cultura basca come la danza.
Durante la serata presenterà anche il suo nuovo EP, “H(A)ITZAK”, con quattro brani popolari baschi riarrangiati. Come li ha scelti e come ha cercato di coniugare tradizione e sensibilità contemporanea?
H(A)ITZAK, un gioco di parole tra i termini “haitzak” (rocce) e “hitzak” (parole), raccoglie quattro brani della tradizione popolare basca a cui sono particolarmente legata. Nel riarrangiarli, l'intento è stato quello di rispettarne la storia e l'essenza melodica, rinfrescandone al contempo l'abito sonoro con colori contemporanei. La combinazione di strumenti acustici, elettrici e densi intrecci di voci ricrea un ponte tra il repertorio storico e il mio stile cantautorale.
Il concerto richiama anche gli storici gemellaggi tra i cori di Cles e Zumaia, paese d'origine di suo padre e lei stessa partecipò a quello del 2004. Che ricordo conserva di quell'esperienza e quanto sono importanti le sue radici basche nella sua identità artistica?
Questo concerto richiama legami storici molto profondi: dal primo gemellaggio del 1988 al Festival delle Valli tra la Corale San Pedro di Zumaia e il Coro Monte Peller di Cles, fino a quello del 2004 tra i Cori Voci Bianche e Giovanile della Scuola Celestino Eccher e il coro San Pedro Txiki di Zumaia, il paese da dove viene mio padre. Ero da poco entrata nel coro Voci Bianche quando abbiamo fatto quell'esperienza e ne conservo ricordi bellissimi, soprattutto la gioia di poter condividere questa parte importante della mia identità con i miei compagni di coro e aver creato un ulteriore legame dopo quello del 1988.
Ha mosso i primi passi nella musica alla Scuola Celestino Eccher, dove oggi insegna. Come è nata la sua passione e quali sono state le tappe più importanti del suo percorso artistico?
Ho iniziato il mio percorso corale da giovanissima, prima nelle Voci Bianche e poi nel Coro Giovanile della Scuola di Musica Celestino Eccher. Ora sono insegnante nella stessa scuola dove anni fa ho mosso i miei primi passi nella musica, ed è per me motivo di grande emozione avere sul palco del teatro di Cles nuove giovani voci che hanno imparato appositamente un brano in lingua basca per l'occasione. Questo passaggio di testimone rappresenta la naturale evoluzione della passione così bella e importante che è la musica. Rispondendo alla domanda sul mio percorso artistico: è una passione nata fin da piccola, incoraggiata anche dai miei genitori che mi hanno sempre trasmesso amore per la musica. Ho partecipato a tutte le edizioni dei “Piccoli Fan”, una manifestazione in cui i bambini potevano esibirsi con un brano e anche se ero molto timida ho sempre trovato nel canto il modo più naturale di esprimermi. Al liceo ho iniziato a suonare la chitarra e a scrivere i miei primi brani. Ho iniziato poi a frequentare un corso di canto al CDM di Rovereto e, dopo la laurea in Beni Culturali, ho frequentato triennio e biennio di canto pop al Conservatorio Bonporti di Trento diplomandomi nel 2021 e nel 2023.
Nel suo percorso cantautorale ha sempre unito un'accurata ricerca musicale a testi profondi. Come si intrecciano musica e parole nel suo processo creativo e come si inserisce “Echi d’Euskal Herria” nel suo viaggio artistico?
Solitamente nel mio processo creativo comincio dalla componente musicale a cui in seguito unisco il testo ma capitano anche occasioni in cui a dare il via al flusso creativo sia il testo oppure nascano e procedano di pari passo. “Echi d’Euskal Herria” è nato dalla mia tesi di laurea in conservatorio sui canti popolari baschi. In quell’occasione avevo riarrangiato quattro brani popolari e suonato un mio brano inedito. Vedendo l’effetto che questa musica ha avuto su chi ha ascoltato la mia tesi ho pensato sarebbe stato bello dargli respiro e ampliare il repertorio, proponendolo in contesti aperti al pubblico per far conoscere questo patrimonio culturale interessantissimo. Questo progetto unisce la ricerca etnomusicale sulle mie radici con la mia dimensione di cantautrice e arrangiatrice.
Guardando al futuro, quali sono i suoi prossimi progetti artistici? Sta lavorando a nuove composizioni originali e quali direzioni vorrebbe esplorare?
H(A)ITZAK e questo evento a Cles sono una tappa importante per me, ma anche un nuovo punto di partenza. Il mio desiderio per il futuro è portare avanti sia la ricerca sul patrimonio popolare sia l'evoluzione del mio repertorio cantautorale, continuando a esplorare le sonorità basche e magari integrandole alla mia musica originale.













