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Aperture domenicali, Villotti: ''Manovra che ha sfavorito piccole imprese e nessun aumento di profitto per le grandi aziende''

Nel frattempo la Provincia di Bolzano ha accolto favorevolmente la proposta del capo politico pentastellato della revisione delle aperture domenicali. Il presidente altoatesino intende inviare una lettera a Di Maio per chiedere il passaggio delle competenze in materia

Di Martina Nardo e Alessandro Betti (Liceo Prati) - 27 giugno 2018 - 13:36

TRENTO. È di questi giorni la proposta del vice-premier Luigi Di Maio di rivedere il decreto legislativo “Salva Italia” approvato dal governo Monti nel 2012, quello che prevede tra le altre manovre, la liberalizzazione del lavoro domenicale. Prima del 2012, infatti, gli esercizi commerciali erano tenuti a rispettare la chiusura domenicale, salvo deroghe accordate a livello locale.

 
Il Movimento 5 Stelle si è sempre dimostrato contrario a questo decreto che, a loro avviso, incentiverebbe precarietà e sfruttamento dei lavoratori.

 

Anche in Trentino il dibattito è acceso e le opinioni sono contrastanti: da una parte i sindacati e le piccole-medie imprese, dall’altra le catene della grande distribuzione e gran parte dei consumatori tra chi prende in considerazione l'aspetto etico e altri quello economico.

"Senza ombra di dubbio - spiega Renato Villotti, presidente di Confesercenti del Trentino - questa manovra ha sfavorito le piccole imprese e non ha rappresentato un aumento del profitto per quelle grandi: gli introiti sono spalmati su sette giorni invece che concentrarsi in sei".

 

Una misura che sarebbe penalizzante per quelle aziende che non hanno un organico sufficiente per coprire anche i turni domenicali: "L’economia - aggiunge il numero uno di Confesercenti - sta solo spostando gli acquisti dai negozi locali ai centri commerciali. Tutto si concentra nel fine settimana e favorisce così la grande distribuzione. Un altro aspetto è quello che i dipendenti si vedono negati il diritto di trascorrere la domenica in famiglia".

 

La tradizione cristiana vorrebbe che la domenica fosse il giorno di riposo da trascorrere in famiglia, ma molti sostengono che l'Italia è un Paese laico e quindi questo discorso non ha più senso.

 

Le grandi imprese ribadiscono, infatti, il ruolo significativo che questo decreto ha svolto nell'incremento delle assunzioni, sopratutto nel 2012, periodo di forte disoccupazione. Questa manovra garantisce anche maggiore libertà ai consumatori, che nell’arco della settimana non trovano tempo per andare al supermercato. E i dati sembrerebbero supportare la loro tesi: dopo il sabato, la domenica risulta il giorno con maggiori incassi.

Un altro aspetto evidenziato è quello turistico perché la chiusura domenicale andrebbe a incidere negativamente sulle città a vocazione turistica, che registrano le maggiori entrate proprio nei weekend.

 

Resta che l’Italia è l’unico paese in Europa a non avere delle restrizioni per quanto riguarda gli orari di lavoro delle aziende, né per i giorni feriali né per quelli festivi.

   

"Come sindacato - commenta Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino - riteniamo necessario intavolare un dibattito che coinvolga tutte le parti prese in causa: è necessario puntare sulla buona qualità della vita per i consumatori e per i lavoratori, conciliare le prospettive come nel modello nordeuropeo".

 

Nel frattempo la Provincia di Bolzano ha accolto favorevolmente la proposta del capo politico pentastellato della revisione delle aperture domenicali: "L'apertura selvaggia dei negozi di domenica - evidenzia il governatore Arno Kompatscher - non aiuta l'economia e non fa crescere i consumi. Anzi, mette in difficoltà i piccoli negozi".

 

Il presidente altoatesino intende inviare una lettera a Di Maio per chiedere il passaggio delle competenze in materia alla Provincia. Tra le ipotesi quello di un modello soft con aperture domenicali solo nelle località turistiche e nei grandi centri urbani. "L'Alto Adige - conclude Kompatscher - potrebbe diventare apripista di questo modello".

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