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Banche, in Trentino sempre meno sportelli, in calo del 20%. Cresce l'home banking tra famiglie e imprese

In sette anni in Italia gli sportelli bancari sono diminuiti di 6.289 unità, mentre il personale è sceso di oltre 26 mila persone. Questo quanto emerge nella ricerca della First Cisl. Patrizia Amico: "Cala l'occupazione, il personale bancario è sempre più specializzato e tecnico"

Di Luca Andreazza - 15 luglio 2018 - 19:56

TRENTO. Continua il taglio degli sportelli bancari in Italia. Un calo dettato dalla necessità di ridurre i costi per recuperare redditività, ma anche per il cambiamento delle abitudini dei clienti.

 

In sette anni gli sportelli bancari sono diminuiti di 6.289 unità, mentre il personale è sceso di oltre 26 mila persone. Questo quanto emerge nella ricerca della First Cisl

 

Il rapporto mostra come nell'Italia nord-occidentale i comuni serviti dagli sportelli bancari sono 1.923 nel 2017, in calo del 4,6% rispetto al 2010, mentre in Italia nord-orientale 1.258 (-7%) e in Italia centrale 786 (-6,2%). Al Sud il calo si attesta intorno al -8,5%, mentre le isole registrano un -9,3%.

 

Anche il Trentino non sfugge a questo trend. Nel 2017 rispetto al 2010 gli sportelli sono scesi del 19,4%, si passa da 979 a 789 unità, mentre i Comuni serviti sono calati del 9,8, 297 nel 2010 e 268 nel 2017.

 

"L'occupazione in Trentino ovviamente è in calo - commenta Patrizia Amico, segretaria First Cisl per il Trentino - i posti di lavoro sono scesi, ma non in modo traumatico, nessuno è rimasto a casa licenziato oppure senza lavoro. Sono stati previsti dei piani di esodo e accompagnamento pensionistico. Le Bcc e le Avi utilizzano il fondo straordinario nazionale e i dipendenti vengono portati verso la pensione: il piano varia mediamente tra i 5 e 7 anni, ma ci sono periodi variabili a seconda dei casi".

 

E se la percentuale di addetti bancari si porta in sette anni al -13,2% e gli sportelli si riducono, aumenta il ricorso all'home banking tra i privati cittadini e le aziende. Le imprese in questo senso sono cresciute del +11,7 in regione.

"Il lavoro è sempre più tecnico e specialistico. La figura di riferimento - dice Amico - è quella del consulente per le operazioni più complicate, come investimenti e mutui. Gli investimenti nella tecnologia si sono resi necessari anche per le regolamentazioni sempre più stringenti e standardizzate: home banking e bancomat evoluti semplificano le procedure".

 

Anche per questo si assiste alle fusioni, un processo accelerato in ottica gruppi nazionali, quelli che ruotano intorno a Cassa centrale banca, Iccrea Raffeisen.

 

"La necessità - prosegue la segretaria - di accorpare gli istituti di crediti e superare i campanilismi in Trentino era abbastanza evidente. Diversamente non si potevano sostenere i costi del sistema. E' un tema delicato che richiede tanta informazione e cultura, ma forse si sarebbe dovuto iniziare prima. I gruppi nazionali hanno evidentemente spinto questo processo".

 

Le persone di almeno 18 anni che sono recate in banca sono scese del 3,3% tra il 2010 e il 2017, l'home e corporate banking per servizio alle famiglie è cresciuto del +64,9% nello stesso lasso di tempo, mentre le aziende sono cresciute del 41%. E proprio questa evoluzione porta alla contrazione dei posti di lavoro. 

 

"Certo - conclude Amico - la richiesta è quella di ritornare a investire nel capitale umano. Se è vero che l'accompagnamento all'esodo non comporta situazioni traumatiche, questo depauperamento dei posti di lavoro comporta dei cambiamenti. La pressione per portare utile al sistema bancario aumenta, così come lo stress in caso di personale ridotto tra ferie e malattie. Serve investire nei giovani per mantenere alta la qualità del servizio e la soddisfazione del cliente".

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