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Lorenzo Borga tra gli ideatori dell'appello contro l'abolizione della Fornero: "Il debito per pagare le pensioni lo pagheremo noi giovani"

La petizione, che si sta diffondendo sul web, è stata lanciata da Tortuga, il think thank di studenti di economia di cui Borga è responsabile editoriale. Temono la ripercussione delle nuove politiche pensionistiche sulle future generazioni

Di Donatello Baldo - 12 ottobre 2018 - 18:50

TRENTO. Del gruppo di Tortuga, il think tank di studenti di economia e professionisti che ha lanciato un appello al governo italiano dal titolo "Fate di più per i giovani", fa parte anche Lorenzo Borga, studente trentino che sta ora frequentando Scienze politiche alla Bocconi dopo il triennio alla facoltà di Economia di Bologna.

 

"Sono il responsabile editoriale - afferma - ma il lavoro che c'è dietro a questa petizione è un lavoro collettivo che ha coinvolto molti di noi. La petizione è nata perché abbiamo studiato a fondo il sistema pensionistico e perché abbiamo approfondito le iniziative del Governo, anticipate nell'aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza".

 

Avete lanciato una specie di allarme per la tenuta del sistema pensionistico. Che succede?

Il governo ha detto che i soldi sono pochi e per questo ha deciso di aumentare la spesa pubblica. Ma invece di investire sull'occupazione giovanile, sulla scuola, sull'università, ha deciso di andare nella stessa direzione che negli anni ha prodotto il debito: aumenta la spesa pensionistica. 

 

Ha promesso di rottamare la Legge Fornero dando la possibilità a molte persone di andare in pensione anticipatamente. 

Sì, queste sono le intenzioni del Governo. Ma in un quadro economico come il nostro, in cui il tasso di occupazione è basso, significa pregiudicare la tenuta del sistema. Se tutti lavorassimo riusciremmo a pagare più contributi e il sistema sarebbe in equilibrio, ma non è questa la realtà. Ora, se si aumenta la spesa pensionistica e mandi in pensione persone che non si sono pagate tutti i contributi, stai trasferendo soldi dalle casse dello Stato a quelle dei neo-pensionati.

 

E chi paga?

Per fare rientrare questi soldi devi aumentare i contributi sul lavoro, devi aumentare le tasse. Il deficit prima o poi lo devi coprire, lo sa anche il Governo. Ma tasse e maggiori contributi portano le persone a lavorare meno, con un calo di produzione e quindi con un conseguente calo di introiti per lo Stato. Questo lo dicono tutti i modelli economici. E si produce un circolo vizioso.

 

Il Governo mette sul piatto sette miliardi.

Sette miliardi che potrebbero essere investiti per i giovani, per aumentare il lavoro, per migliorare l'università. Queste erano le cose che ci si aspettava dal governo del cambiamento, anche un cambiamento della spesa. Ma così non è a quanto pare. 

 

Dicono che sia una priorità. 

Ma non siamo davanti a un'emergenza. L'emergenza vera è quella della disoccupazione giovanile, delle famiglie che non fanno più figli. L'emergenza sarà quella dei giovani che partono già ora con le spalle caricate di un forte debito pubblico e che dovranno pagare anche i debiti fatti oggi.

 

"Il posto dei pensionati sarà occupato dai giovani". Leggiamo i tuoi fact-checking sul Foglio, vuoi provare a smontare anche questa dichiarazione?

L'economia si basa su ricerche, su modelli scientifici, e tutte le pubblicazioni che prendono in esame i dati reali dimostrano che al massimo, nelle migliori delle ipotesi, per ogni 5 pensionati solo 1 giovane verrà assunto. Solo una ricerca afferma questo, quella dell'Inps. Le altre nemmeno considerano un incremento dell'occupazione a fronte dei nuovi pensionamenti.

 

Ma è vero che in Italia si va in pensione così tardi?

Siamo il secondo Paese per spesa pensionistica e tra i Paesi in cui si va in pensione prima. In molti altri Stati europei si va dopo e e comunque siamo sotto alla media europea per età di pensionamento. No, non è vero che in Italia si va in pensione più tardi che altrove.

 

La Legge Formero è una legge così tanto iniqua come sostiene buona parte della politica ora al Governo del Paese?

La Legge Fornero ha messo una toppa, intervenendo in modo forte proprio perché negli anni precedenti non si era fatto nulla. Ora si torna indietro, rischiando di far saltare l'equilibrio del sistema pensionistico e portando, così sì, ad un aumento delle disuguaglianze. Dell'equità della Legge Fornero, paradossalmente, ne parla lo stesso Def che afferma quanto la riforma abbia migliorato l'equità intergenerazionale.

 

Sembra che lo scontro sia tra le generazioni.

Non volgiamo che la lettura sia questa, sarebbe sbagliata. Non è una battaglia contro i padri, contro i nonni. Si tratta di sistemi economici che devono essere il più possibile equi. Non sottovalutiamo che anche le persone anziane vivono situazioni di disagio, dal rischio povertà alla difficoltà di rientrare nel mercato del lavoro. Ma questi problemi non si risolvono con la diminuzione dell'età pensionabile, piuttosto in politiche si contrasto alla povertà, in politiche del lavoro ad hoc

 

Qual è la prospettiva? Che ipotesi avete fatto?

Stiamo navigando verso un iceberg. In questa direzione, aumentando la velocità con queste scelte, tra 20 anni non si riuscirà ad evitare il collasso del sistema pensionistico. Il beneficio che viene dato a chi oggi va in pensione si trasforma in grandissime incertezze nei pensionati di domani. Torno a dire, chi pagherà in futuro le scelte di oggi? Saranno inevitabilmente le prossime generazioni. 

 

Il vostro appello sarà ascoltato?

Temo di no, ma questo è un mio giudizio personale. Credo che pesi molto la questione elettorale. A livello demografico i giovani sono sempre meno, gli anziani sempre di più. E a livello di voti, hanno loro la maggioranza. Vogliamo però credere ancora che la politica sia capace di occuparsi, come diceva Degasperi, non delle prossime elezioni ma delle prossime generazioni... 

 

Questa che segue è la petizione lanciata da Tortuga e indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio:

 

Il Governo italiano ha rilasciato la Nota di Aggiornamento del Def, un documento in cui vengono presentate le politiche economiche dei prossimi anni. Si è deciso di intraprendere una strada precisa: indebitarsi di più per spendere di più. Una scelta discutibile, visto il macigno di debito pubblico che già pesa sulle spalle delle future generazioni, ma che potrebbe essere in qualche modo giustificata da interventi di spesa equi e rivolti alla crescita.

Tra le varie misure il Governo ha scelto tuttavia una strada diversa: spendere di più in pensioni. Dal prossimo anno si vogliono regalare alcuni anni di pensione in più a diverse centinaia di migliaia di persone. È la cosiddetta quota 100, che ridurrà gli anni di contribuzione necessari per raggiungere la pensione. Un maxi-sconto generalizzato, che costa 7 miliardi all’anno e tradisce il patto sociale tra generazioni. Infatti, più è elevato il numero dei pensionati, più chi oggi lavora dovrà pagare tra contributi e tasse per sostenere chi riceve ogni mese un assegno pensionistico non in linea con quanto contribuito per ripagarlo.

 

Tutto ciò a spese di chi oggi lavora, e lo farà ancora a lungo, senza alcun beneficio: non è vero che i nuovi pensionati lasceranno posti di lavoro liberi per i giovani, i dati dicono l’opposto. Siamo il secondo paese al mondo per spesa pensionistica, con circa 200 miliardi di euro netti all’anno. Un quarto del bilancio dello Stato, solo per le pensioni! L’Italia inoltre ha già un’età di pensionamento decisamente bassa: in media si raggiunge la pensione a poco più di 61 anni, un valore al di sotto della media europea. Se questo è davvero il governo del cambiamento che inverta la tendenza e investa davvero sui più giovani, tenendo sotto controllo una spesa pensionistica già abnorme.

Il Governo vuole spendere 7 miliardi a debito? Bene, li usi per i giovani, per la generazione più povera e svantaggiata. Con 7 miliardi si potrebbe aumentare di più del 10 per cento la spesa in istruzione, per scuole migliori e insegnanti più preparati e motivati. Con 7 miliardi si potrebbe aumentare di un terzo la spesa in ricerca e start-up, colmando il gap con l’Europa. Con 7 miliardi si potrebbe ridurre in modo strutturale il costo del lavoro per i giovani, incentivando gli imprenditori a investire nel futuro. Con 7 miliardi si potrebbe finanziare finalmente un intervento per la maternità, garantendo asili nido gratis e un contributo alle giovani famiglie con figli. Con 7 miliardi si potrebbe letteralmente raddoppiare il finanziamento pubblico dell’università, dando ossigeno alla ricerca italiana, ai tanti docenti precari e agli studenti in difficoltà economiche. 

Chiediamo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini e a tutto il Governo di cambiare rotta e di credere, sostenere e investire realmente sui giovani e sul futuro del Paese. Cambiare le cose non è facile, ma sprecare tempo e soldi per misure inique finanziate a debito non è ciò che si aspettava da questo Governo. Investire sui giovani e sul futuro: questo sarebbe il vero cambiamento.

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