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Mille precari, presidio al Festival dell'Economia della Fp-Cgil

Il 2 giugno saranno in via Manci. iI sindacati: "Senza di loro tanti servizi a rischio blocco, stabilizzarli non costerebbe nulla: sono già a libro paga. Il problema è ammettere gli errori nel blocco del turnover e nella pianificazione degli organici"

Pubblicato il - 31 maggio 2018 - 16:44

TRENTO. La Fp-Cgil ha chiamato a raccolta il variegato mondo del precariato 'pubblico', alcuni precari da vent'anni: con loro sarà al presidio organizzato in occasione del Festival dell'Economia, in via Manci il 2 giugno prossimo. 

 

"Educatrici di nidi, addetti d’appoggio delle scuole dell’infanzia, cuochi, operatori socio assistenziali delle case di riposo, dipendenti della Provincia, dei musei e di altri enti strumentali - spiega il sindacato - i precari 'pubblici' trentini sono più numerosi di quanto si immagini".

 

Ieri, in una sala gremita in via Gilli, il segretario generale di Fp Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe e i funzionari Stefano Galvagni e Patrizia Emanuelli hanno tracciato i contorni di una situazione con molte sfaccettature, tutte accomunate dalla necessità di ottenere, dalla politica, una presa di posizione chiara: un impegno ad adattare alle esigenze del Trentino le opportunità della legge Madia che permette la stabilizzazione dei precari.

 

"La difficoltà più grande insita nella legge Madia è data dal fatto che la prima condizione per stabilizzare un precario pubblico è la presenza del posto nel fabbisogno organico. Qui nasce il cortocircuito - spiegano i sindacalisti - perché la politica di riduzione degli organici e di blocco del turnover ha stabilito che per fare le stesse cose bastano meno persone".

 

"I fatti dimostrano che senza i cosiddetti dipendenti fuori organico, gli enti non potrebbero garantire i propri servizi. Questi dipendenti, però, non sono stabilizzabili visto che il loro posto in organico non esiste. Ecco quindi che subentra l’effetto del Job’s act: dopo 3 anni niente più rinnovi di contratti a tempo".

 

Si tratta di centinaia di persone mandate a casa: l’equivalente di diverse aziende. "Le dimensioni dell’allarme tendono a sfuggire perché si tratta di personale sparso su decine e decine di enti. Negli anni, gli effetti aberranti di questa situazione si sono moltiplicati". L’esempio più noto è quello dell’esternalizzare alle cooperative.

 

"Si va a fare lo stesso lavoro per lo stesso ente, ma passando da una cooperativa. Nel migliore dei casi si guadagna la stessa cifra, di solito però lo stipendio cala: ovvio se si introduce un passaggio ulteriore tra due soggetti e con la pretesa di risparmiare. Ma il caso più assurdo - affermano i sindacalisti - è quello di enti che, non potendo più rinnovare i contratti precari a un dipendente, riescono a farlo rientrare nelle sue mansioni facendolo passare attraverso il Progettone".

 

Sempre legato al Progettone, ci sono i casi di utilizzo di personale "chiamato a svolgere funzioni che dovrebbero essere proprie di un dipendente, talvolta senza averne le qualifiche". Ecco quindo l'appello della Fp-Cgil: "Serve un accordo, tra la Provincia e i sindacati, che dia alle amministrazioni interpretazioni chiare sul percorso di stabilizzazione. È indispensabile che si stabilisca correttamente il fabbisogno di personale. È fondamentale, per non generare precariato a vita, un piano di assunzioni triennali con procedure concorsuali dedicate".

 

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