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Pubblici esercizi e ristoranti del Trentino: ''Estendere i voucher al nostro settore, serve investire sui reali asset del nostro Paese''

I pubblici esercizi e i ristoratori del Trentino chiedono la possibilità di utilizzare i voucher, equiparando agli alberghi all’interno del Decreto Dignità anche le aziende della somministrazione di alimenti e bevande, intrattenimento e svago

Pubblicato il - 02 agosto 2018 - 20:53

TRENTO. "Sono molto perplesso – dichiara Giorgio Burattipresidente dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino, referente di Fipe per la Provincia di Trento e vicepresidente di Confcommercio con delega ai rapporti confederali – poiché la politica nazionale sembra considerare il turismo costituito solo dalla componente alberghiera. Per quanto importante, infatti, la ricettività è solo una parte della complessiva offerta turistica italiana e trentina e, numericamente, non è nemmeno la più rilevante, sia in termini quantitativi che di occupazione".

 

Anche i pubblici esercizi e i ristoratori del Trentino chiedono la possibilità di utilizzare i voucher, equiparando agli alberghi all’interno del Decreto Dignità anche le aziende della somministrazione di alimenti e bevande, intrattenimento e svago. 

 

Il decreto prevede, infatti, la reintroduzione di questo strumento e escludere i pubblici esercizi dalla reintroduzione dei voucher sembra un fatto inspiegabile per diverse realtà del territorio.

 

"In Trentino - prosegue Buratti - i voucher hanno dimostrato di essere uno strumento utile e vantaggioso per le aziende e per i lavoratori. Il vantaggio, infatti, è quello di corrispondere in modo semplice, corretto e veloce ai picchi di domanda e offerta che il turismo, per sua stessa natura, impone".

 

"Praticamente - prosegue il presidente dell'Associazione pubblici esercizi - tutte le aziende del nostro settore che svolgono la loro attività in un contesto turistico hanno la necessità di far fronte in maniera veloce alle 'emergenze' che costringono a aumentare l’organico. I limiti dei voucher, benché perfettibili, costituiscono una garanzia contro un uso distorto o, peggio, contro un abuso incontrollato. Se prevista per gli alberghi, quindi, la loro reintroduzione va necessariamente estesa anche alle aziende della somministrazione di alimenti e bevande, intrattenimento e svago". 
 

Le associazioni precisano che l'intento è senz’altro condivisibile, cioè quello di ridurre la precarietà e aumentare l’attrattività del lavoro, ma è necessario garantire continuità e stabilità all’occupazione nel turismo per far crescere professionalità e attrattività per queste attività. "E rendere attrattivo il turismo - commenta Buratti - significa investire su uno dei settori che in Italia e anche in Trentino ha le maggiori prospettive di crescita".  

 

Un parere che trova concorde anche l'Associazione ristoratori del Trentino. "L’attrattività italiana – dice Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino e vicepresidente di Confcommercio Trentino con delega al lavoro –  è già fin troppo stritolata tra tasse e concorrenza sleale".

 

Diverse le motivazioni per chiedere alle forze politiche di rivedere la decisione di prevedere l’utilizzo dei voucher soltanto per il settore della ricettività e dell’agricoltura: una scelta che esclude un settore che, in Italia, rappresenta l’82% del turismo, il 73% dell’occupazione e genera 30 miliardi di fatturato all’anno.

 

"Non comprendiamo - aggiunge Fontanari - perché i ristoranti siano esclusi dalla possibilità di utilizzare i nuovi voucher. A fianco delle altre disposizioni previste nel Decreto Dignità (come le restrizioni riguardanti i contratti a termine), la decisione del governo rappresenta un colpo durissimo al nostro settore, già penalizzato da incrementi a doppia cifra di tasse e tributi, ma anche da una concorrenza non regolamentata e sempre più aggressiva, come il fenomeno degli home restaurant e quello del business travestito da sagre, fiere e circoli vari".

 

Turismo e ristorazione che rappresentano alcuni dei punti forti dell'Italia a livello internazionale. Un settore che negli anni della crisi è riuscito a contenere gli effetti negativi e, in molti casi, ha assunto anche un ruolo anticongiunturale di spinta dell’economia. 

 

"Se si penalizza questo settore e si escludono i voucher - conclude Fontanari - significa avere una visione miope e incapace di investire sui reali asset del nostro Paese. La flessibilità è tra gli strumenti indispensabile per un’attività che deve fare i conti con la stagionalità, cioè picchi di lavoro che costringono le imprese a modulare il proprio organico. Se l’intento è quello di superare la precarietà, si è scelta una strada completamente sbagliata che non corrisponde affatto alla realtà del nostro settore". 

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