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Scompaiono i negozi di montagna e i borghi si spopolano. "Blocchiamo i prezzi e inseriamo lavoratori del Progettone"

La proposta di Fasanelli approda in consiglio provinciale in questi giorni. L'idea è quella di spingere la cooperazione a restare aperti sui territori montani con contributi e incentivi anche in termini lavorativi 

Di Luca Pianesi - 30 gennaio 2018 - 15:34

TRENTO. Il piccolo commercio montano è sempre più in crisi e senza aiuti rischia di scomparire andando a privare certi territori degli ultimi presidi in grado di offrire un servizio alle comunità. Risultato? L'abbandono delle aree montane con conseguente desertificazione dei borghi d'alta quota e di valle. Per questo tra il 31 gennaio e il primo febbraio verrà discussa in consiglio provinciale la mozione presentata dal consigliere Fasanelli sulle iniziative a sostegno del commercio in queste zone.  

 

La parola fine, in particolare, sta per essere scritta sugli ultimi due negozi di alimentari a servizio delle frazioni di Camposilvano ed Obra, nel comune di Vallarsa. "Con l’aggravante - scrive il consigliere del gruppo misto - che non si tratta solo di un luogo per l’approvvigionamento ma anche, e soprattutto per gli anziani, un punto di aggregazione e socializzazione, che inesorabilmente, sembra arrivato al capolinea. Non è una notizia dell’ultima ora che i paesi di montagna si stiano spopolando, a causa della mancanza di lavoro sul posto, dei disagi per bambini e anziani a vivere lontani da servizi e comodità, e, talvolta, anche a causa dell’inerzia delle istituzioni".

 

Fasanelli ricorda come la specificità del Trentino non sia racchiusa solamente nella presenza delle minoranze linguistiche e di vicende storiche uniche nel loro genere (come ogni territorio del mondo, va detto), ma anche nella convivenza equilibrata tra i grandi centri di valle e i più piccoli comuni di montagna, segno distintivo di un autonomia dinamica, al servizio dello sviluppo e alla salvaguardia delle tradizioni locali. Tutto vero e tutto giusto, anche se trovare l'equilibrio in un mondo fatto anche di giusti spostamenti di chi abbandona territori impervi per altri dove è più facile vivere e lavorare, non è facile. 

 

Per frenare l'espansione del fenomeno capitalistico e la "voglia di andarsene" per Fasanelli, nel nome del principio della sussidiarietà, il Movimento cooperativo trentino dovrebbe restare radicato sul territorio che oggi, che invece sta abbandonando in forza di ovvie logiche di mercato. "È evidente - prosegue il consigliere del gruppo misto - che, nel caso di specie, i problemi nascono dalla presenza delle grandi catene commerciali, che possono offrire ad una clientela eterogenea, prodotti e beni di consumo a prezzi decisamente concorrenziali e vantaggiosi, difficilmente sostenibili dai piccoli negozi di montagna. E’ necessario quindi agire direttamente sulle piccole realtà, con interventi lungimiranti, in grado di far perdurare la loro azione nel tempo, capaci di generare ricchezza e benessere".

 

"Da qualche anno la Provincia Autonoma di Trento ha messo in atto una politica di aiuto e sostegno alle persone in difficoltà occupazionale - spiega Fasanelli - offrendo sbocchi lavorativi che non solo hanno portato un po’ di serenità a tante famiglie, ma ha reso possibile anche la riqualificazione patrimoniale e dei servizi di tutta la collettività. Si ritiene che tale strumento possa fornire un idoneo supporto anche ai casi in parola, prevedendo nel rapporto tra Agenzia del Lavoro e la Federazione della cooperazione trentina, idonee misure che permettano ai negozi di montagna in difficoltà di collocare i lavoratori del cosiddetto “progettone” in quelle stesse attività commerciali, in modo da abbatterne considerevolmente i costi fissi per il personale".

 

In contropartita a tale accordo, alla cooperazione sarà chiesto l’impegno alla fornitura di merci e prodotti da mettere in vendita a prezzi in linea con punti vendita di maggiori dimensioni, che possano incentivare il consumatore ad acquistare nei piccoli negozi svantaggiati. Insomma alla Provincia si chiede un intervento di stampo prettamente socialista che vada da un lato a imporre dei prezzi standard ai negozianti e introduca l’esenzione Imis a decorrere dall’anno 2018 per i locali destinati ad attività commerciale nei comuni svantaggiati e spinga a sensibilizzare le amministrazioni comunali affinché anch’esse introducano per le medesime fattispecie, le più idonee forme di agevolazione per le tariffe e imposte di loro competenza. 

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