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Bolzano
18 maggio | 16:06

Domeniche al centro commerciale o in famiglia? Il ritorno (15 anni dopo) del dilemma che porta con se un dubbio: oggi ha senso parlare di negozi chiusi il week-end?

La Provincia incassa la competenza sul commercio e si torna a parlare dei negozi chiusi la domenica. Ma l'eredità di una vecchia "guerra" complica i piani: gli anni sono passati e la realtà è decisamente cambiata

BOLZANO. Smaltita la sbornia da festeggiamenti per la riforma dello Statuto di autonomia, la politica locale si ritrova tra le mani la più classica, e scivolosa, delle patate bollenti: il tema delle serrande dei negozi abbassate alla domenica. Il via libera di Roma ha infatti riacceso i fari su una questione altoatesina che sembrava sepolta, una vecchia battaglia che una quindicina d'anni fa vedeva schierati sindacati e categorie, e che oggi si ripresenta con una veste tutta nuova.

 

All'epoca, intorno al 2009, era nata un'agguerrita "Alleanza per la domenica libera dal lavoro", un fronte compatto che univa il Vescovo, i rappresentanti dei lavoratori e i piccoli commercianti nel comune obiettivo di difendere il riposo familiare e la dimensione sociale del tempo libero.

 

Lo scontro era diventato totale nel 2011 con le liberalizzazioni selvagge del decreto "Salva Italia" firmato dal governo Monti, che aveva cancellato d'un colpo ogni restrizione nazionale sugli orari dei negozi. La Provincia di Bolzano aveva provato a resistere, inventandosi calendari su misura e deroghe per le vallate più turistiche, ma ogni tentativo di regolamentazione locale era andato a schiantarsi contro il muro della Corte Costituzionale: a dettar legge era solo lo Stato, custode del dogma intoccabile della libera concorrenza.

 

La Provincia di Bolzano ha incassato la competenza esclusiva in materia di commercio, vero, ma cantare vittoria prima di aver capito come muoversi rischia di essere un autogol.

 

A gettare un secchio d'acqua gelata sui facili entusiasmi di chi già sognava domeniche interamente dedicate a famiglia e tempo libero ci ha pensato subito Fratelli d'Italia. Alessandro Urzì, che ha seguito da vicino i lavori alla Camera, ha tirato fuori un retroscena non da poco: nella prima bozza della riforma si parlava di commercio "compresi gli orari", ma quel pezzetto è stato cancellato prima di arrivare in Parlamento perché avrebbe invaso il campo della libera concorrenza, che è un dogma intoccabile per lo Stato e per l'Europa. Insomma, la faccenda giuridica è un labirinto e lo sa bene anche l'assessore al Commercio Marco Galateo, che fotografa una realtà a due velocità: se da un lato c'è la spinta a chiudere per salvare i piccoli negozietti di vallata che non reggono i ritmi della grande distribuzione, dall'altro bisogna fare i conti con le esigenze ben diverse di una città come Bolzano.

 

Dall'ala Svp, la linea è un misto di prudenza e determinazione. Il presidente Arno Kompatscher ha subito predicato calma totale, avvisando che "non accadrà né domani né dopodomani, andiamo piano con i facili entusiasmi". Il Landeshauptmann è favorevole a una norma di tutela sociale per i lavoratori, ma è consapevole che il territorio ha anime diverse e serviranno parecchie deroghe. E a chi, come Urzì, agita lo spauracchio della concorrenza, risponde punzecchiando: se i vincoli europei sono così rigidi, com'è che in Austria e Germania la domenica i negozi restano chiusi? Per sbrogliare la matassa, la Volkspartei ha già annunciato un gruppo di lavoro guidato dal segretario Harald Stauder per rimettere mano alle leggi provinciali, mentre il senatore Meinhard Durnwalder suggerisce di riesumare una vecchia norma di attuazione ferma da due anni a Palazzo Chigi per contrattare un calendario flessibile di chiusure, magari risparmiando i centri commerciali.

 

Elena Bonaldi, presidente di Confesercenti che quelle battaglie le ha vissute sulla sua pelle, confessa con onestà "una crisi d'identità" che fotografa perfettamente il paradosso di questi tempi: la sindrome del "desiderio esaudito troppo tardi". "E' vero che i piccoli commercianti meritano domeniche di riposo - spiega Bonaldi - ma vista la concorrenza, l'e-commerce e le grandi catene, se lo possono permettere? Questa è la domanda alla quale rispondere. E non sarà per nulla facile. Sarà necessario un ampio, ampissimo tavolo di lavoro per comprendere quali sono le necessità di tutti, a tutti i livelli. Per quanto ci riguarda Confesercenti dovrà fare un bel confronto interno con gli associati per trovare una linea comune", ma la strada è lunga e complicata. 

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