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Via libera al Decreto dignità, Conzatti: ''Decreto visibilità per Di Maio'', gli artigiani: ''Forte delusione''

Via libera al testo con 155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto. Andrea De Bertoldi (Fratelli d'Italia). "Questa non è dignità, è creare complicazioni alle imprese", Conzatti: "Volevamo emendare il decreto per rimettere al centro l'interesse dei lavoratori e delle imprese, non siamo stati ascolatati"

Di Luca Andreazza - 08 agosto 2018 - 16:13

TRENTO. Il Decreto dignità è stato approvato anche in Senato. Via libera al testo con 155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto. Confermate le modifiche al capitolo del lavoro, come l'estensione degli incentivi alle assunzioni di under 35 fino al 2020, un'applicazione dei voucher nelle attività ricettive più estesa e una fase transitoria che esclude fino al 31 ottobre le strette sui contratti a termine.

 

E arrivano le prime reazioni. "E' un decreto visibilità - commenta Donatella Conzatti, senatrice in quota Forza Italia - vuoto di contenuti innovativi, anche nella parte fiscale. Un provvedimento che non abroga spesometro, split payment, redditometro e inversione dell'onere della prova. E' solo un documento che serve a Luigi Di Maio per conquistare un po' di spazio mediatico".

 

"Volevamo emendare il decreto - aggiunge la senatrice - per rimettere al centro l'interesse dei lavoratori e delle imprese. Invece ogni proposta è stata bocciata, comprese quelle per la decontribuzione dei contratti a tempo determinato trasformati in indeterminato, riduzione del cuneo fiscale, compensazione dei crediti tributari con le cartelle a regime e riduzione della tassazione".

 

Alcune indicazioni di Forza Italia trovano comunque spazio: "Entrano nell'agenda di governo - prosegue Conzatti - alcuni nostri progetti fiscali, quali credito d’imposta per gli investimenti in agricoltura, scadenza annuale dello spesometro e la sua abrogazione,  conservazione dei documenti informatici trasmessi alle Pubblica amministrazione e abrogazione dello split payment".

 

Prima del voto, negativo in Aula anche il commento di Andrea De Bertoldi di Fratelli d'Italia. "Se l'intento - dice - era quello di andare verso la decrescita felice, forse ci state riuscendo. Le piccole imprese stanno reagendo con rabbia a questo decreto che impone lacci e lacciuoli. Questa non è dignità, è creare complicazioni alle imprese".

 

Negativo il parere anche di Cna del Trentino Alto Adige. "La conversione in legge del decreto - spiega il presidente Claudio Corrarati - senza prestare attenzione alle preoccupazioni sulle modifiche ai contratti a tempo determinato, in particolare da artigiani e piccole imprese, non può non lasciare dietro di sé una fortissima delusione”.

 

E Cna propone alcune cifre per spiegare meglio la delusione per l'approvazione del Decreto dignità. L'analisi dell'occupazione in Italia, ma anche in Europa, mostra che  il Bel Paese è nella media e non rappresenta nessuna eccezione.

 

“Questo decreto – prosegue Corrarati - non costruisce strumenti nuovi e più efficaci per coniugare mercato, regole e diritti dei lavoratori, ma modifica in senso peggiorativo strumenti ben funzionanti e efficienti come i contratti a tempo determinato. Prima di dipingere l’Italia, e quindi anche le province di Trento e Bolzano, come un Paese in emergenza per la precarizzazione del lavoro, bisogna rendersi conto che la ripresa dell’occupazione in questi anni è stata possibile proprio per una legislazione adattiva in grado di far incontrare domanda e offerta: questo ha consentito a migliaia di lavoratori di uscire dal 'nero', da un precariato fatto di finte partite Iva, di finti soci di cooperative e di poter disporre della protezione piena di un contratto collettivo con tutele, garanzie e diritti".

 

La quota di occupati con contratto a tempo determinato, pari al 12,1% è esattamente in linea con il dato dell’Unione europea, e addirittura più bassa rispetto a quella media dell’area euro, 13,7%. La Francia si colloca a quota 14,8%, l’Olanda è al 18,1%, il Portogallo al 19% e in Spagna quasi un lavoratore su quattro ha un impiego a tempo determinato 22,4%.

 

“In Europa, però - commenta il presidente regionale della Cna - nessuno si sognerebbe di pensare che un contratto a tempo determinato è un 'contratto a bassa dignità' o 'a dignità limitata' per il lavoratore rispetto al contratto a tempo indeterminato. Avevamo chiesto, piuttosto, di fare una cosa semplice. Reintrodurre i voucher per tutte quelle micro e piccole imprese che ne hanno spesso bisogno per limitate esigenze di lavoro e di produzione. Non siamo stati ascoltati e il problema resta, e prima o poi occorrerà metterci mano per risolverlo".

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