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Assegni familiari, rischiano i nuclei più numerosi e con i redditi più bassi. Segnana: ''Emerse criticità, incontrerò la ministra''

Nei giorni scorsi i sindacati Cgil, Cisl e Uil insieme ad Acli si sono rivolti direttamente all'Inps dopo che la Provincia non ha fornito chiarimenti e hanno ricevuto rassicurazioni sul fatto che i contributi provinciali vanno dichiarati solo a determinate condizioni. Le parti sociali: "Ora fare in fretta, non c'è un minuto da perdere"

Di Luca Andreazza - 03 agosto 2019 - 09:06

TRENTO. "E' mia intenzione illustrare alla ministra Alessandra Locatelli le criticità emerse per valutare insieme al governo nazionale possibili proposte che permettano la coesistenza delle due misure di sostegno al reddito famigliare", così l'assessora Stefania Segnana dopo l'incontro all'Inps regionale insieme ai funzionari del dipartimento e Apapi.

 

Nei giorni scorsi i sindacati Cgil, Cisl e Uil insieme ad Acli si sono rivolti direttamente all'Inps dopo che la Provincia non ha fornito chiarimenti e hanno ricevuto rassicurazioni sul fatto che i contributi provinciali vanno dichiarati solo a determinate condizioni. Restano però sul tavolo i problemi per le famiglie più numerose e con i redditi più bassi

 

“Potrebbero essere diverse migliaia di famiglie che proprio perché hanno redditi più bassi o un numero maggiore di figli hanno diritto a prestazioni più generose dal welfare regionale – dicono Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi delle tre confederazioni con Luca Oliver delle Acli -. Questi  nuclei subiranno un ingiusto taglio dell’importo statale. L’Inps è stato netto nel chiarire che l’unica soluzione può venire a livello normativo con una legge che stabilisca che il welfare delle due province è integrativo rispetto a quello nazionale".

 

Nel frattempo l'assessora comunica di aver già fissato, per fine mese, un incontro a Trento con il ministro alla famiglia. Al centro del confronto ci saranno proprio le misure di welfare provinciale e la loro integrazione con quelle nazionali erogate dall’Inps. L’obiettivo è quello di evitare alle famiglie trentine, in particolare a quelle con un numero maggiore di figli, una decurtazione degli assegni familiari statali attraverso un preciso protocollo con il ministero.

 

L’Inps ha, infatti, chiarito nei giorni scorsi che chi riceve un sostegno provinciale alla natalità e alla famiglia per più di 1.032 euro l’anno (86 al mese) potrebbe vedere ridotto il proprio assegno familiare nazionale. 

 

I due sussidi non si escludono a vicenda, ma superando la soglia figurano come redditi anche i contributi alla famiglia erogati su iniziativa delle Province di Trento e Bolzano e ciò comporta un aumento del reddito totale su cui si calcola il sussidio nazionale, che verrebbe quindi ridotto. Una norma, comunque, che non dovrebbe essere retroattiva. "Valuteremo dunque, insieme a Bolzano - conclude Segnana - quali iniziative intraprendere  per disciplinare la sovrapposizione dei benefici statali con quelli provinciali".

 

Quello di Segnana è il primo passo della giunta Fugatti che arriva dopo l'incontro con l'Inps tenutosi a Bolzano questa settimana su richiesta delle organizzazioni dei lavoratori trentini e altoatesini per affrontare un tema paradossale: il taglio degli assegni familiari delle lavoratrici e ai lavoratori in ragione dei contributi integrativi alle famiglie garantiti dalle due Province.

 

"Apprendiamo - concludono Grosselli, Pomini, Tomasi e Oliver - con soddisfazione che la giunta Fugatti ha finalmente raccolto l'appello di Cgil, Cisl e Uil e delle Acli ad attivarsi per risolvere il problema della decurtazione degli assegni familiari statali in regione. Ora bisogna fare in fretta e recuperare il tempo perduto: ogni giorno che passa le famiglie trentine che percepiscono benefici sociali provinciali rischiano di vedersi decurtati gli assegni familiari per tutto l'anno. Non c'è un minuto da perdere".

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