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Opzione donna, l'età pensionabile si alza a 60-61 anni. La Cisl: "Un'altra beffa per le donne". La storia della signora Marina

L'intervento è contenuto nella bozza del decreto attuativo della Finanziaria che circola in queste ore. Cimadom: ''Una generazione penalizzata dalle riforme. E ora l'ennesima balla del governo''

Pubblicato il - 08 gennaio 2019 - 14:02

TRENTO. È in circolazione online in queste ore una prima bozza del decreto attuativo del reddito di cittadinanza e degli interventi previsti dalla Finanziaria in ambito pensionistico. E proprio in questo è senso è già polemica. Nell'occhio del ciclone l'articolo 16, quello dedicato all'Opzione donna.

 

Va precisato che la bozza che si trova sul web è quella del decreto-legge trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in maniera provvisoria dall'Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Una trasmissione "con riserva": in seguito ad "ulteriori verifiche tecniche" è atteso un testo definitivo, precisa la prima pagina dell'atto che circola in Rete.

 

Un articolato non ancora definitivo, dunque, che però già scalda gli animi. Al centro della discussione è l'articolo 16, relativo all'Opzione donna, appunto. Che recita, al primo comma: "Il diritto al trattamento pensionistico anticipato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997 numero 180 è riconosciuto nei confronti delle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1959, e delle lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1958 le quali abbiano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni".

 

E proprio le date di nascita delle lavoratrici beneficiarie riportate dal decreto sono la miccia che accende le proteste. Il nodo è in particolare rappresentato dallo spostamento in avanti dell'età per l'adesione al provvedimento rispetto a quanto era stato anticipato.

 

Una novità che non va giù al sindacato. A prendere la parola è Tamara Lambiase della Fnp Cisl: "Nella bozza del decreto legge su pensioni e reddito di cittadinanza abbiamo fatto una bella scoperta - afferma - all'articolo 16 si conferma l'Opzione donna, ma per potervi accedere viene innalzata l'età da 58/59 anni a 60/61 anni e così si attua un'altra beffa per le donne".

 

"Si sbandiera la Quota cento come un toccasana per il superamento della legge Fornero - prosegue la sindacalista - e nel contempo si bastonano due volte le donne che vogliono accedere alla pensione, mettendole in attesa. Sappiamo infatti che anche la Quota cento le penalizza, poiché la loro vita lavorativa è fatta di pause e permessi per lavori di cura che fanno risparmiare le istituzioni. Il sindacato chiede quale sia il disegno del governo legastellato nei confronti delle donne e denuncia quest'ultima norma penalizzante. In piazza (a Roma è prevista una manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil entro la fine del mese, ndr) andremo anche per queste donne oltre che per difendere il valore delle  pensioni".

 

Diverse anche le segnalazioni di lavoratrici indignate arrivate in giornata in redazione. Tra queste quella di Marina Cimadom, che accetta di raccontare la sua storia. "Ero un'impiegata - racconta - ma nel 2017 ho perso il lavoro per una riduzione al personale che si è resa necessaria per la mia azienda. Premetto che ho un ottimo rapporto con i miei ex datori di lavoro e che questa mia non è una presa di posizione contro l'azienda".

 

Attualmente la signora Marina non ha un lavoro, ma non è nemmeno in pensione. "Speravo nell'Opzione donna - dice - nonostante credo sia una riforma che pagheranno i nostri figli che in pensione non ci andranno proprio. Invece ho letto sul web stamattina le novità e mi sono arrabbiata: si vantano di aver prorogato l'Opzione donna per il 2019, ma l'hanno stravolta: messa così significa che si va in pensione a 60 o 61 anni, a seconda se si è lavoratrici dipendenti o autonome, e 35 di contributi con la decurtazione dello stipendio, non a 58 come avevano detto. Di Maio ha preso in giro le persone con la sua lista di cose fatte".

 

Nonostante abbia "37 anni di contributi" la signora Marina non rientra nell'Opzione donna: "Non ho l'età. Devo aspettare nove anni per andare in pensione, ma chi mi assume a quest'età? Poi non ce la farei nemmeno a tornare al lavoro con una persona anziana da accudire. Come me sono messe tantissime donne. La nostra età è stata penalizzata dalle riforme negli anni".

 

"Non mi voglio lamentare, non ho mai creduto alle promesse di questo governo, né lo ho votato - precisa Cimadom - Si vantano tanto di aver fatto la proroga, ma hanno stravolto l'Opzione donna. Ora a chi potrebbe andare in pensione a 60 anni con quest'opzione conviene aspettare due anni e andare con Quota cento. Che, tra l'altro, è anche quella un tranello. Hanno preso in giro le persone scrivendo sulle loro liste "fatto"".

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