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| 03 lug 2020 | 11:04

Agricoltura, è corsa contro il tempo. Mancano lavoratori stranieri e il decreto flussi è bloccato. Coldiretti Trentino:''Chieste 2 mila persone ma è tutto fermo''

A causa, infatti del Covid, il decreto flussi che di solito veniva approvato a marzo, non è stato fatto. Quindi le tante persone che arrivano in Italia, secondo le richieste delle varie regioni, sono ancora tutte ferme

di Redazione

TRENTO. “Come Trentino abbiamo fatto richiesta di circa 2 mila lavoratori extra comunitari. Da noi arrivano soprattutto dall'Albania ma quest'anno fino ad ora è ancora tutto bloccato. Abbiamo bisogno che si approvino velocemente il decreto flussi dal governo centrale”. Non solo turisti e viaggiatori europei, le frontiere italiane sono aperte anche a circa 50mila lavoratori stagionali extracomunitari provenienti da Marocco, Tunisia, Serbia e Montenegro che sono stati ricompresi nella lista dei Paesi a cui l’Unione Europea ha riaperto le porte a partire dal primo di luglio.

 

Quello che però sta accadendo nel nostro Paese è l'ennesimo allarme che arriva dalle aziende agricole. A causa, infatti del Covid, il decreto flussi che di solito veniva approvato a marzo, non è stato fatto. Quindi le tante persone che arrivano in Italia, secondo le richieste delle varie regioni, sono ancora tutte ferme.

 

Sull'apertura delle porte a lavoratori provenienti da Marocco, Tunisia, Serbia e Montenegro il giudizio è positivo da parte di Gianluca Barbacovi, presidente della Coldiretti trentina ma spiega: “E' un passaggio significativo anche per le aziende agricole del Trentino Alto Adige -afferma in una nota - ma rimane necessario approvare al più presto anche il nuovo decreto flussi senza il quale è impossibile far arrivare in Italia e in regione tutto il personale necessario ai lavori stagionali in agricoltura. Si tratta di una possibilità che consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole grazie al coinvolgimento temporaneo spesso delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese”.

 

L'apertura delle frontiere ai lavoratori extracomunitari avviene a poco più di due settimane dal via libera ai circa 150 mila stagionali comunitari regolari e conferma che la domanda di lavoro nei campi non può essere soddisfatta dalla sola regolarizzazione prevista per decreto perché sono sempre più necessarie esperienza, professionalità e specializzazione per un mestiere che non si può improvvisare.

 

“Visto i ritardi che ci sono stati con l'approvazione del decreto flussi – ha spiegato ancora il presidente Barbacovi – tante aziende trentine si sono organizzate per la raccolta dei piccoli frutti e con i lavori di compagna con lavoratori che erano presenti in Italia e che a causa della pandemia hanno avuto la proroga per rimanere nel Paese fino a fine anno. Questo però non è abbastanza e serve personale”.

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