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Coronavirus, i vignaioli: ''Basta strategie vecchie o politiche al ribasso: puntare su qualità e territorio, non si può inseguire prezzi e quantità dei sistemi di pianura''

Se nonostante la carenza di manodopera, in campagna non ci sono problemi, le criticità sono legate alla parte commerciale e in prospettiva alle giacenze. I vignaioli vendono quasi esclusivamente attraverso il canale Ho.Re.Ca, che è bloccato. Cesconi: "Non si deve cedere ai compromessi qualitativi. E le aziende iniziano a far fatica in termini di liquidità e sostenibilità degli investimenti fatti"

Di Luca Andreazza - 20 aprile 2020 - 21:49

TRENTO. "Il nostro lavoro è scandito dai ritmi della natura, siamo sempre rimasti operativi - dice Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio vignaioli del Trentino - così a livello produttivo è cambiato poco nel corso di questa emergenza coronavirus. In questo periodo la vigna entra nella fase vegetativa e richiede quindi grande quantità di manodopera, un impegno attento e puntuale. Il buon vino nasce in campagna, più che in cantina. Ma dobbiamo uscire dalla crisi insieme: si deve puntare sulla qualità dei prodotti, sulla valorizzazione dei territori, sulla reputazione delle denominazioni. E ancora incentivare sinergie virtuose con gli operatori locali. Nessuno può pensare di superare questo momento con strategie vecchie o politiche al ribasso".

 

In cantina si gestiscono le ultime fasi di preparazione dei vini bianchi e l’affinamento di quelli rossi, mentre tra pochi mesi arriva una nuova vendemmia. "Non possiamo permetterci di restare fermi e attendere che l'emergenza passi. I problemi sono, purtroppo, sulla parte commerciale. I vignaioli indipendenti vendono quasi esclusivamente attraverso il canale Ho.Re.Ca, che è bloccato e il futuro è ancora incerto. Discorso simile per le vendite dirette in cantina".

 

Sono molti gli operatori che potenziano le vendite online oppure la consegna a domicilio. "Queste attività però non possono colmare il vuoto lasciato dalla chiusura del canale Ho.Re.Ca e il turismo fermo. Le nostre aziende - aggiunge Cesconi - si trovano a sostenere tutti i costi della produzione, senza registrare entrate. Se in una prima fase l’export ha retto bene e sembrava un'ancora di salvezza, ora il problema è globale e anche questa via ci è preclusa".

 

La criticità principale è quella finanziaria. "Noi vignaioli indipendenti - prosegue Cesconi - seguiamo tutta la filiera produttiva e commerciale, quindi ci facciamo carico direttamente di tutti i costi della produzione: dalla campagna alla bottiglia finita, senza dimenticare il product placement. L'assenza di ricavi rischia di mettere in crisi molte aziende in termini di liquidità e sostenibilità degli investimenti già fatti".

 

Già in condizioni normali tra la vendemmia e la vendita di un'annata possono passare anche 5 o 10 anni per prodotti come il Trento Doc o il Vino Santo. E un altro problema è legato alla manodopera, difficile da reperire. "Poi c'è la criticità legata alle giacenze in magazzino: certamente non si riesce a vendere il vino già presente in cantina e ora si deve pensare a fare posto a quello nuovo".

 

I vignaioli hanno messo sul tavolo dell'assessorato una proposta per reggere il mercato. Sono tre i punti principali del piano di azione di ripartenza. "E' necessario intervenire - evidenzia Cesconi - per abbassare le rese previste dalle denominazioni, almeno per il 2020. Si deve ragionare sul lungo periodo, in una logica di sistema. Questo può ridurre il problema delle giacenze, evitare un surplus eccessivo di offerta e in definitiva evitare un’eccessiva riduzione del prezzo dei vini trentini. Un modo per tutelare il valore e la reputazione delle denominazioni. Non si deve cedere ai compromessi qualitativi".

 

Non forzare la produzione 2020, puntare sulle peculiarità dei singoli micro-territori viticoli, per difendere il prezzo dei vini. Che sono a rischio di drastiche riduzioni, per recuperare la stagnazione causata da Covid-19. "Serve però chiarezza - commenta Cesconi - non parliamo di vendemmia verde, ma di una conduzione agronomica complessa che punta a ridurre le rese del vigneto per non stressarlo e cercare l’equilibrio della pianta e la massima qualità. Operiamo da sempre in questo senso: purtroppo, invece, le rese previste dai disciplinari trentini sono troppo alte perché spesso si cerca nella quantità di uva prodotta un modo per compensare un valore al quintale troppo basso. Portiamo avanti questo concetto da trent’anni: il Trentino non deve competere su prezzo e quantità con i territori di pianura, dove si può realizzare un sistema vitivinicolo industriale, ma deve puntare sulla qualità delle produzioni e sulle vocazioni territoriali".

 

E i vignaioli pensano che questo momento difficile possa essere il momento giusto per ripensare il modello trentino. "Il nostro appello è rivolto a tutti gli attori, a partire dal mondo cooperativo. Non abbiamo ricevuto risposte positive. Anzi, i segnali sono stati in senso esattamente opposto e siamo molto preoccupati".

 

Si dovrebbe poi lavorare a strumenti finanziari adeguati alla realtà di piccole aziende di trasformazione, che vendono quasi esclusivamente tramite il canale Ho.Re.Ca. "In tal senso - continua il presidente dei vignaioli - abbiamo chiesto di poter accedere ai prestiti a fondo perduto che la Provincia ha detto di voler presto attivare e abbiamo chiesto che per i prestiti garantiti già attivati siano previsti tempi di rientro più lunghi rispetto ai due anni previsti. Infine abbiamo chiesto a tutti i livelli una rimodulazione dei molti progetti ai quali partecipiamo (Ocm investimenti, promozione e così via) allo scopo di prevedere quantomeno l’allungamento di questi progetti da 1 a 2 anni e poter così recuperare il tempo perduto. La Provincia si è già mossa con una delibera, in modo puntuale, in questo senso".

 

I vignaioli cercano di delineare il prossimo futuro. "Una minor produzione per ridurre i problemi di giacenza e migliorare ulteriormente la qualità dei nostri prodotti. Contemporaneamente - conclude Cesconi - cerchiamo di mantenere e rafforzeremo i rapporti con gli operatori locali e le alleanze territoriali per poter ripartire tutti assieme nel migliore dei modi e senza cedere al ribasso dei prezzi. Non solo, parallelamente investiremo ancora di più sulle piattaforme online, sulle vendite a domicilio, sul rapporto con il cliente finale e sulla promozione, modificare la nostra organizzazione aziendale per garantire sempre sicurezza e salute".

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