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Coronavirus, la società QC Terme chiede di riaprire: "Tenerci chiusi costa allo Stato 70 mila euro al giorno e 2 milioni al mese"

La QC Terme spas and resorts, con una struttura anche in Val di Fassa, non si è mai risvegliata dal lockdown, ma ora alza la voce e chiede di riaprire. Saverio Quadrio Curzio, uno dei fratelli fondatori: "Da anni applichiamo i parametri di sanificazione dell’acqua ora imposti dall’ultimo dpcm. Le piscine possono riaprire, ma noi ancor più di loro possiamo garantire lo spazio di distanziamento tra le persone"

Di Lucia Brunello - 22 maggio 2020 - 18:53

TRENTO. Società leader in Italia nella gestione dei centri benessere e termali, QC Terme spas and resorts, fa emergere la sua amarezza in questo momento di fase-2 in cui quasi tutti sono ripartiti, tranne loro e servizi simili. Con QC Terme lavorano oggi oltre 800 tra dipendenti e collaboratori e questa dispone di 10 strutture dislocate in tutto il Paese, di cui una in Val di Fassa. Una bella storia imprenditoriale quella della società fondata dai fratelli Saverio e Andrea Quadrio Curzio la cui crescita è stata straordinaria anche negli anni della precedente crisi economica e che oggi, visto il clima emergenziale dovuto al Covid-19, vive nella preoccupazione e nell'incertezza.

 

“Non siamo stati autorizzati a riprendere le nostre attività, nonostante da anni applicassimo già i parametri di sanificazione dell’acqua ora imposti dall’ultimo dpcm alle piscine, le quali però potranno riaprire. Noi ancor più delle piscine, però, possiamo garantire lo spazio di distanziamento tra le persone. A poco, però, sembrano valere anche i recenti studi fatti sul fatto che il virus non resista negli ambienti caldi come le saune e i bagni turchi, o i ricambi d’aria da tre a dieci volte superiori alla norma che contraddistinguono i nostri centri", continua. “Mi piacerebbe che ci fosse una norma semplice che reciti che laddove si possano garantire i medesimi standard di sanificazione dell’acqua e di distanza interpersonale di una piscina possano riaprire anche le vasche dei centri benessere e termali indipendentemente dai codici Ateco. Le riaperture devono essere valutate per la sicurezza che le singole strutture garantiscono e non in base a una classificazione adottata dall'Istat per rilevazioni statistiche delle attività economiche”.

 

Dal 24 febbraio la QC è progressivamente andata in lockdown e ad oggi 500 dipendenti sono in cassa integrazione e oltre 200 massaggiatori (quasi tutti liberi professionisti) da allora non hanno più potuto lavorare.

 

L'amarezza è tanta, così che Francesco Varni, Amministratore Delegato del gruppo sin dagli albori, parla chiaramente della perdita di denaro che la società sta subendo e quanto la non riapertura di un gruppo sia costosa per le casse dello Stato: “Tra cassa integrazione, sostegno alle partite Iva dei massaggiatori, il versamento mancante dei contributi, dell’Iva e delle tasse sui guadagni che non possiamo avere in quanto chiusi, allo Stato costa circa 70.000 € al giorno, circa 2.000.000 al mese. Per non parlare delle perdite legate ai minori consumi di dipendenti che percepiscono il 40% in meno di reddito e del mancato versamento di imposte dell’indotto che un’impresa come la nostra ingenera e che sul turismo si calcola in 4/5 volte il fatturato. Ecco, forse detta in cifre è una cosa che possono comprendere tutti, anche quelli che pensano che il wellness sia una cosetta minoritaria nell’economia e nel turismo, mentre invece in Italia vale un miliardo e duecento milioni di cui noi rappresentiamo quasi il 10%”.

Parla poi Saverio Quadrio Curzio, con la speranza di venire ascoltato dalle istituzioni: “Gli imprenditori non amano le chiacchiere, si lamentano poco, non cercano sotterfugi e a queste regole a noi piace attenerci. Ma gli imprenditori come noi, vogliono anche norme chiare, certe e soprattutto non contraddittorie da parte delle istituzioni, statali e regionali. E se questa situazione critica dovesse permanere chiarezza e certezza diventano necessità vitali. Prima ancora che i tecnici di Governo e Regioni emanassero linee guida avevamo fatto stilare le nostre da un epidemiologo che si occupa di prevenzione delle malattie infettive: siamo certi della sicurezza che potremo garantire ai nostri ospiti quando ci faranno riaprire”.

 

“Veniamo da una famiglia di imprenditori puri, per noi pensare in termini di impresa ancor prima che essere un interesse finanziario significa pensare a una storia di crescita e a un futuro di sviluppo e progetti; significa legare indissolubilmente l’idea stessa di impresa al benessere economico e sociale dei nostri collaboratori e delle loro famiglie. Vogliamo continuare a garantirglielo, questo è l’unico aiuto che chiediamo allo stato e che ai cittadini non costa nulla", conclude.

 

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