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Coronavirus, l'Alto Adige riapre tutto ma c'è chi è prudente e aspetta lo Stato: ''Servono regole certe, una settimana non cambia la vita''

Sono diverse le attività che non si fidano a seguire la legge provinciale di Kompatscher. Bar, gelaterie, negozi ecco la loro voce: '' Regole certe, protocolli senza interpretazioni, garanzie di copertura per malattie ed infortuni dei dipendenti: ci serve questo per lavorare con serenità''

Di Luca Pianesi - 11 maggio 2020 - 10:37

TRENTO. Mentre ormai da giorni prosegue sui giornali cartacei il toto-aperture per le attività commerciali, in Trentino, e mentre addirittura, per qualcuno avrebbero dovuto riaprire oggi i negozi la strada sembra tracciata già da diverso tempo. L'avevano esplicitata sia Fugatti, in più occasioni, che il ministro Boccia: si riapre il 18 con tutto (negozi e anche quei locali che a fine aprile si diceva avrebbero riaperto a giugno e quindi ristoranti, parrucchieri, bar) nei territori dove la curva del contagio è sotto controllo e c'è un sistema sanitario capace di fronteggiare l'epidemia, qualora questa riparta.

 

La fuga in avanti dell'Alto Adige, quindi, non dovrebbe essere seguita da nessuno anche perché appena dato il via libera alle riaperture è arrivata, immediata, l'impugnazione del Governo. Un'impugnazione ''soft'' che ha riguardato solo alcuni articoli della legge provinciale e che, in particolare, lascia ''scoperte'' le questioni che riguardano la tutela dei lavoratori in caso di malattie o infortuni. Qualora, infatti, venisse data ragione allo Stato se un dipendete dovesse ammalarsi sul posto di lavoro o infortunarsi, non essendo ancora state pubblicate le linee guida dell’Inail, potrebbe intentare una causa contro la provincia di Bolzano.

 

Ma proprio in questo quadro piuttosto confuso e con la consapevolezza che fino a pochi giorni fa eravamo nel pieno di una pandemia storica e che sappiamo benissimo che il virus c'è ancora e l'attenzione deve rimanere massima, anche in Alto Adige sono diverse le attività che hanno deciso di aspettare lo Stato e di non uniformarsi alle leggi provinciali: dai bar alle gelaterie ai negozi. Ieri abbiamo parlato de  La Nuova Grotta del Corso, che si trova in Corso Libertà a Bolzano,  il cui gestore a il Dolomiti ha spiegato che ''una settimana non cambia la vita a nessuno la scelta di attendere il 18 maggio per riaprire è stata dunque fatta per tutelare i miei due dipendenti, visto che l'Inail non darebbe la copertura in caso di contagio”.

 

Troppo confuse le linee guida introdotte dalla Provincia di Bolzano: “Le famiglie secondo questa nuova ordinanza possono sedere allo stesso tavolo - spiegava il titolare del locale -. Due persone conviventi anche, senza l'utilizzo di protezioni. Ma se arriva una coppia nel mio locale io cosa devo fare? Chiedere loro se convivono? Mettiamo inoltre che si presentino due persone che dall'ufficio vengono a bersi un caffè. Queste, che per il tragitto fino al bar possono benissimo non aver rispettato alcuna distanza, quando si siedono al bar devono stare distanti due metri o separati dal plexiglass, non ha senso”.

 

Perplessità emerse anche per la Gelateria Pennini che si trova in via Resia, sempre a Bolzano. ''Ci vuole calma - scrivono su Facebook -. Prima di tornare ad aprire, la Gelateria Pennini ha deciso di attendere. Regole certe, protocolli senza interpretazioni, garanzie di copertura per malattie ed infortuni dei dipendenti: ci serve questo per lavorare con serenità. Per questo in questi giorni continueremo solo con take away e consegne a domicilio che ci stanno dando grandi soddisfazioni. Nell’attesa che ci permettano di garantire al massimo dipendenti e clienti, il nostro gelato continuerà a viaggiare''.  

 

E anche Bolzano Stones, in Viale Druso ha comunicato che

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