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Coronavirus, l’emergenza costa 3,9 miliardi: a rischio 15mila imprese e oltre 60mila posti di lavoro

Attività ricettive travolte da un diluvio di disdette, Confesercenti lancia l’allarme: “Il Paese rallenta, se continua così 15mila piccole imprese, dagli alberghi alle attività commerciali, rischiano di saltare”. Il ministro Patuanelli: “Stiamo valutando la sospensione delle rate dei mutui e anche quella per il pagamento delle bollette”

Di Tiziano Grottolo - 26 febbraio 2020 - 13:11

TRENTO. L’emergenza da coronavirus rischia di avere un impatto elevatissimo sulla nostra economia, questo l’allarme lanciato da Confesercenti che in giornata ha incontrato il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, assieme ai rappresentanti di Confindustria, R.E TE. Imprese, Alleanza Cooperative Italiane e Confapi.

 

Al centro della riunione un confronto sulle misure da adottare per fronteggiare le conseguenze derivanti dal Coronavirus sul sistema produttivo del Paese. Stando al dossier consegnato al ministro la perdita, derivante dal rallentamento dell’economia dovuto all’emergenza, si aggirerebbe attorno ai 3,9 miliardi di euro di consumi, “è una stima conservativa, basata sull’ipotesi di una crisi limitata”, precisano gli esperti di Confesercenti.

 

“L’impatto dell’emergenza sull’economia può essere altissimo – afferma la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise – bisogna agire in fretta, e bene, per limitare i danni. I cali di viaggiatori registrati negli ultimi quattro giorni lasciano pensare il peggio: se continua così a lungo, centinaia di imprese, dagli alberghi alle attività commerciali, rischiano di saltare”.

 

 

La frenata dei consumi avrà conseguenze molto pesanti sul tessuto imprenditoriale: potrebbe portare alla chiusura di circa 15mila piccole imprese in tutti i settori, dalla ristorazione alla ricettività, passando per il settore distributivo ed i servizi. L’impatto sull’occupazione potrebbe superare i 60mila posti di lavoro. La situazione è particolarmente grave nel turismo dove il comparto si trova già in grave difficoltà, con le attività ricettive travolte da un diluvio di disdette, e la stagione primaverile, che vale il 30% circa del fatturato totale annuo del turismo, appare seriamente compromessa, con la prospettiva di ulteriori danni non solo per alberghi e bed & breakfast, ma anche bar, ristoranti e attività commerciali.

 

Dalle prime indagini condotte sulle agenzie di viaggio si è scoperto che da quando si è diffuso l’allarme circa 50mila viaggiatori hanno cancellato un viaggio già prenotato, e altre decine di migliaia hanno annullato i preventivi. L’ondata di cancellazioni ha colpito tutto il settore: quasi il 50% delle agenzie ha subito cancellazioni e ha dovuto rimborsare i viaggiatori. E se per il 48% di queste la spesa per pratiche di rimborso è stata inferiore ai mille euro, per un altro 37% la somma ha oscillato tra i 1.000 e i 5.000 euro, mentre per ben il 15% restante è stata oltre i 5.000 euro.

 

“Servono interventi straordinari – continua De Luise – al governo abbiamo chiesto di trattare tutte le imprese turistiche come se fossero nella zona rossa, estendendo loro la sospensione dei pagamenti, dai versamenti contributivi a muti e bollette, e pensando a forme di welfare per non lasciare a terra i lavoratori e gli imprenditori”. Dal canto suo Patuanelli ha fatto sapere che il governo cercherà di garantire alle imprese la liquidità necessaria per far fronte all'emergenza : “Con il Mef stiamo valutando la sospensione delle rate dei mutui e anche l'interruzione temporanea del pagamento delle bollette con una conseguente rateizzazione”. 

 

 

Oltre a questo, nell’incontro con il ministro Patuanelli, si è parlato anche di una possibile moratoria dei mutui con il coinvolgimento diretto delle banche e della cassa integrazione per le attività con meno di 5 dipendenti: “Ma bisogna prepararsi a misure d’emergenza anche per ristoranti ed attività commerciali”, conclude la presidente di Confesercenti.

 

In Trentino è Confcommercio a farsi carico della richiesta affinché “dopo le necessarie e doverose misure in campo sanitario e civile anche degli interessi dei comparti economici non vengano tralasciati”. La situazione è molto delicata, tanto che la Giunta provinciale, su indicazione delle categorie economiche, ha convocato una prima riunione per affrontare la questione coronavirus in Trentino: “Se non vi è dubbio che la prima preoccupazione è quella di garantire la sicurezza alla popolazione e di organizzare in maniera efficiente protezione civile e sistema sanitario, è altresì importante considerare l’impatto che questa situazione produce sull’economia anche provinciale”, dice Confcommercio Trentino. 

 

L'organizzazione si è attivata da subito per fornire informazioni corrette e puntuali ai propri associati e per sollecitare un intervento ufficiale che faccia chiarezza sull’effettiva situazione in provincia di Trento dove, è bene ricordarlo, ad oggi non sono presenti soggetti affetti da coronavirus e sono state attuate solo misure a puro scopo preventivo. La richiesta di Confcommercio Trentino dunque è quella di considerare anche eventuali interventi a sostegno delle imprese, sulla falsa riga di quelle presentate al ministro Patuanelli così da permettere al sistema economico di affrontare questo periodo di forte apprensione e le sue imprevedibili evoluzioni. Confcommercio inoltre, ha attivato i propri uffici per seguire da vicino le esigenze delle imprese e le conseguenze che su di esse producono gli interventi provinciali e nazionali.

 

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