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Coronavirus, lieve miglioramento per l'economia trentina tra luglio e settembre. Ma all'orizzonte c'è un nuovo calo

Dalla Camera di Commercio arriva l’analisi dell'economia trentina per il terzo trimestre del 2020. L’andamento beneficia della parziale ripresa delle attività durante l'estate ma è gravato dalle prospettive sul prossimo futuro. I più colpiti restano il comparto ricettivo, quello della ristorazione e quello dei servizi alla persona. La stima complessiva della diminuzione del fatturato per il terzo trimestre pari al 3,3%, mentre dall'inizio dell'anno è del 10,5%

Di Laura Gaggioli - 03 December 2020 - 19:02

TRENTO. La Camera di commercio di Trento ha presentato i dati relativi allo stato di salute del sistema economico trentino, riferiti al terzo semestre luglio-settembre del 2020. L’analisi evidenzia un periodo temporale in cui gli effetti della pandemia sulle attività economiche sono stati piuttosto contenuti, a fronte del netto miglioramento dal punto di vista epidemiologico e delle progressive riaperture. Dati però destinati a cambiare nuovamente.

 

In un contesto segnato dall’emergenza sanitaria, lo studio, effettuato in stretta collaborazione con Ispat, Istituto di statistica della provincia autonoma di Trento, ha preso in esame non solo le aziende tradizionalmente considerate come il manifatturiero, costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti, servizi alle imprese, ma anche alcuni settori economici particolarmente colpiti in questa emergenza quali l’alberghiero, la ristorazione, le attività sportive e di intrattenimento e i servizi alla persona.

 

La minore criticità del settore economico non ha però risanato i conti degli imprenditori, che ancora registrano dati preoccupanti dovuti dalla paura che si è innescata sia nei comportamenti individuali da parte della clientela, sia negli atteggiamenti più prudenziali degli imprenditori. Questa situazione di recupero, rispetto ai periodi precedenti, ha poi interessato in maniera molto differenziata i vari comparti economici. La ripresa è stata infatti abbastanza significativa per i servizi alle imprese (+4,0%), che crescono anche a causa di una maggiore richiesta determinata dall’emergenza (pulizia, sanificazione), per il commercio all’ingrosso (+2,0%) e per le costruzioni (+1,6%). Il manifatturiero e il commercio al dettaglio presentano una dinamica stagnante (-0,3%), mentre continuano a soffrire i trasporti (-3,8%), a causa della diminuzione dei traffici oltrefrontiera.

 

 

Ben diversa la situazione dei settori più colpiti dall’emergenza sanitaria. Il comparto ricettivo ha perso complessivamente il 20,4% del fatturato a causa dell’andamento ancora non soddisfacente del mese di luglio e della riduzione delle presenze straniere che hanno interessato tutto il trimestre, solo in parte compensate da una crescita di quelle nazionali nel mese di agosto. Male anche bar e ristoranti (-17,5%), settore che dipende anche dalle presenze turistiche, e attività sportive e di intrattenimento (-24,3%). Meno negativa, ma pur sempre significativa, la perdita del comparto dei servizi alla persona, quali parrucchiere, centri estetici e lavanderie (-10,3%). La stima complessiva della diminuzione del fatturato nel trimestre indica una generale contrazione del 3,3%

 

 

La dinamica occupazionale si presenta più complessa da valutare. La proroga dei provvedimenti governativi che impediscono i licenziamenti ha reso il dato degli occupati, che include anche i dipendenti in cassa integrazione, non pienamente indicativo della situazione. Infatti, nei settori tradizionalmente investigati nell’indagine si evidenzia una variazione pressoché nulla degli addetti a fine settembre. Molto più negativa la situazione dei comparti maggiormente colpiti dalla crisi. Per bar e ristoranti, ricettivo, servizi alla persona, caratterizzati da contratti a tempo determinato, le perdite occupazionali superano la soglia del 10%. 

 

 

Dal punto di vista dell’indagine qualitativa, volta a comprendere i giudizi, attuali e prospettici, delle imprese sull’aumento dell’indebitamento, gli aspetti di maggior preoccupazione e le strategie messe in campo per mantenere la redditività, quello che emerge è che nel terzo trimestre l’incertezza, normativa e sanitaria, ha colpito tutti, senza distinzione tra settori, portando anche molti a prendere l'infelice decisione di chiudere l’attività, anche solo temporaneamente, per non aggravare l’indebitamento economico e la permanenza sul mercato post pandemia. Tra le principali preoccupazioni si trovano i problemi organizzativi, il calo degli ordinativi, un'altra ondata, il contagio dei dipendenti e la gestione degli approvvigionamenti.

 

“Con la conclusione dell’indagine del terzo trimestre – ha commentato Giovanni Bort, presidente della Camera di Commercio di Trento – è possibile fare una stima dei primi nove mesi del 2020, che registrano una contrazione del fatturato complessivo pari a -10,5%. Si tratta di un dato allarmante che, purtroppo, non è destinato a migliorare, visti i pesantissimi risvolti provocati dalle chiusure e dalle restrizioni che le nostre imprese sono attualmente obbligate a sopportare per il riacutizzarsi dell’emergenza”. 

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