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Coronavirus, se non si lavora nei campi, si perde l'assegno unico? La Cgil: ''Assessora, funziona già così. Oggi l'agricoltura richiede professionalità e le questioni sono altre''

Il sindacato di via Muredei contrario al ricorso ai voucher. Grosselli: "Non è una soluzione perché non paga in modo dignitoso i lavoratori. Questo comparto non si può svilire attraverso queste misure. Il contratto agricoltura è già iper-flessibile e il lavoro può essere corrisposto a giornata. E' necessario prevedere dei veri accordi e rivedere i protocolli salute e sicurezza"

Di Luca Andreazza - 26 aprile 2020 - 15:56

TRENTO. "Il meccanismo dell'assegno unico è già strutturato in questo modo", queste le parole di Andrea Grosselli, segretario della Cgil, sull'ipotesi lanciata (con marcia indietro) dall'assessora Giulia Zanotelli nella presentazione delle misure inserite nel ddl chiamato a fornire alcune risposte alla crisi causata dall'epidemia coronavirus (Qui articolo).

 

Un passaggio buttato lì per compensare la mancanza di manodopera nelle campagne trentine: l'intenzione è quella di attingere alla lista dei disoccupati, se una persona si rifiuta perde l'assegno unico. Un'idea da applicare già a maggio. Poi è arrivata la correzione: "Dobbiamo valutare tutte questioni e parlare con i sindacati. Ma dopo una serie di verifiche - ha spiegato Zanotelli - si potrebbe agire in questo senso".

 

A stretto giro arriva la replica del sindacato di via Muredei. "L'assegno unico funziona già in questo modo. Ricordo all'assessora che questi ammortizzatori sociali sono già suddivisi a seconda dell'aiuto economico che fornisce. Si riferisce alla 'fascia A' che già prevede questo tipo di condizionalità. Un pensionato difficilmente può andare in campagna - dice il segretario della Cgil - un giovane invece potrebbe sostenere il settore dell'agricoltura in questo momento eccezionale. Se è abile e si rifiuta, perde il sostegno. Sono, però, altre le valutazioni da prendere in considerazione".

 

L'agricoltura trentina richiede circa 25 mila lavoratori in larghissima parte stranieri. Il quadro però è complesso tra restrizioni che coinvolgono i Paesi e la paura di spostarsi a causa di Covid-19. Si lavora per stipulare accordi e canali per agevolare l'arrivo degli addetti.

 

"Abbiamo sempre detto - aggiunge Grosselli - che lo slogan 'Prima i trentini' si sarebbe rivelato un boomerang soprattutto nelle attività manufatturiera e agricola. Ora che il sogno della Lega si è realizzato, si vedono i risultati. Il problema è quello della professionalità: i tempi sono cambiati e non si improvvisa più nulla".

 

La manodopera straniera dispone delle competenze per svolgere il lavoro nel migliore dei modi. "Gli imprenditori richiedono addetti professionali - evidenzia la Cgil - quindi si deve puntare sulla formazione ma quest'ultimo aspetto non è banale in questo periodo di emergenza: si devono organizzare corsi a distanza, quando l'agricoltura richiede anche molta pratica per non rovinare il raccolto. Complicata la proposta di assumere come stagionali i minorenni perché aumentano i rischi e i livelli di guardia anche per le imprese. Un altro aspetto, infatti, è la necessità di rivedere i protocolli di salute e sicurezza per aggiornali a Covid-19. Siamo in forte ritardo perché la dialettica con questa Giunta provinciale è nulla".

 

Nel corso della presentazione del ddl si è parlato anche dei voucher, il dibattito è aperto a Roma. "Questo strumento non è una soluzione - conclude Grosselli - perché non paga in modo dignitoso i lavoratori. Questo comparto non si può svilire attraverso queste misure. Il contratto agricoltura è già iper-flessibile e il lavoro può essere corrisposto a giornata. E' necessario prevedere dei veri accordi per gli stagionali che sono più tutelanti per i lavoratori così come per gli imprenditori".

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